Foul King, The (2000)

foul_king_0Dae-ho è un impiegato goffo e inefficiente, vessato da un sadico capufficio. Impossibilitato a conformarsi per riuscire nella competitiva società coreana, Dae-ho segue la via della passione, quella che lo porta sul ring del wrestling; indossando una maschera il triste impiegato fantozziano torna a sentirsi uomo.

Prima del giapponese Wrestling with a Memory/Gachi Boy (2008), ma soprattutto prima dello Spider-Man di Sam Raimi (2002), è The Foul King a sdoganare il wrestling nel cinema del terzo millennio, dopo le glorie animate di L'uomo tigre/Tiger Mask (1969). Ma i mélo con Wallace Beery degli anni '30-'40 non sono mai stati così lontani. Quel che Kim Jee-woon alla sua seconda regia cerca (e trova) è la chiave di volta per interpretare il malessere della società coreana. Mescolando sapientemente la commedia slapstick e il retrogusto agrodolce di un (diffusissimo) dramma umano, Kim mostra un uso già sapiente - benché lontano dalle meraviglie di A Bittersweet Life (2005) - della macchina da presa nella narrazione di una storia che va dritta al cuore pulsante della “società degli uomini” in quel di Seoul.
È come se Dae-ho non avesse alternative se non quella di intraprendere una carriera da wrestler, perdipiù truffaldino – foul sta appunto per “scorretto” - e cattivo (e quindi perdente secondo la logica manichea, ma inviolabile del wrestling professionistico); ma non importa che Dae-ho trionfi, nel quadro di un'inverosimile trasformazione da larva umana a supereroe, totalmente estranea allo spirito e allo scopo del film. Dae-ho è innanzitutto un incassatore, capace di trasformare le sofferenze accumulate in una vita in una capacità unica di resistere agli urti, alle ammaccature e alle umiliazioni una volta trovatosi sul ring. Proprio come recitava Fantozzi nell'indimenticabile Fantozzi contro tutti: “Io sono indistruttibile perché sono il più grande perditore di tutti i tempi”, in un fil rouge di masochismo internazionale, arma segreta dei più deboli per sopravvivere alle angherie dei prevaricatori.
Senza alcuna chance di ribaltare lo status quo ma con la consapevolezza di avere uno strumento per affrontarlo. Meritevole di citazione la memorabile colonna sonora, mentre è da applausi a scena aperta Song Kang-ho; quella di Dae-ho è la prima di una lunga serie di interpretazioni eterogenee che lo hanno elevato al meritato status di star del cinema coreano.


paese: Corea del Sud
anno: 2000
regia: Kim Jee-woon
sceneggiatura: Kim Jee-woon, Kim Dae-woo
attori: Song Kang-ho, Jang Jin-yeong, Park Sang-myeon, Jeong Woong-in, Song Yeong-chang, Jang Hang-seon