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Ghastly / Gisaeng Spirit (2011)

Friday, 02 December 2011 19:11 Stefano Locati Film - Corea del Sud
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ghastly_0Horror estivo che punta sulla violenza - più insistita e cruenta rispetto a White: The Melody of the Curse (2011) e The Cat (2011) - per innescare una messa in discussione dell'unità e dei ruoli all'interno della famiglia tradizionale. L'esordio di Ko Seok-jin, assistente di Min Byung-chun in Phantom the Submarine (1999) e Natural City (2003), cerca di sorpassare i confini del genere in un discorso teorico più ampio, ma una sceneggiatura involuta, tecniche di suspence abusate e una certa insipienza dei protagnonisti condannano l'operazione a ricadere nei più banali cliché sulla possessione infantile.

Sunny è incinta: suo marito la obbliga a trasferirsi nella spaziosa casa di sua sorella, suicidatasi dopo aver ucciso il marito, per accudire il nipote scampato al massacro, il piccolo Bin. Sunny, che a sua volta si porta dietro la sorella minore, Yoo-rin, si affeziona subito al bambino, ma qualcosa di oscuro sembra infestare la casa. Una spirale di morte irrompe nelle loro vite, trascinata da uno spirito vendicativo.
Ghastly, anche noto come Gisaeng Spirit, prova a incardinare il discorso orrorifico in una disanima degli equilibri di potere nella famiglia: una madre che uccide il padre e si dà la morte, la presenza di una famiglia atipica come quella di Sunny, l'assenza di figure maschili forti e dominanti (addirittura gli omicidi dei personaggi maschili sono tutti giostrati in fuori campo, a differenza di quelli femminili). I propositi sociologici naufragano però in una messa in scena confusa, con una narrazione frammentaria che si fa caotica, con salti incoerenti e scene madri che si rincorrono senza logica con il solo scopo di presentare un sequela cadenzata di balzi sulla sedia fini a se stessi. Gli attori, e sopra tutti le due sorelle Sunny e Yoo-rin, quest'ultima interpretata da Hyomin, cantante della girl band T-ara, sono spaesati e spenti, come narcotizzati dai vertiginosi sbalzi nei dialoghi e nell'incedere della storia. Anche il discorso sulla possessione, con l'inquietudine di un carnefice nei panni di un bambino, simbolo ultimo di innocenza, per quanto promettente, è mal sfruttato. L'idea del rumore ossessivo del coltello che batte sulla carne è efficace, ma cade nel vuoto, e anche il recupero della tradizione sciamanica coreana, incarnata dalla nonna, rispetto all'usuale contesto cristiano stile L'esorcita (1973), è raffazzonato e mal integrato nella trama, tanto che viene giustificato solo in flashback posticci. Ko Seok-jin ha il coraggio di partire da una storia insolita, ma manca della visione complessiva per trarne un film in qualche modo memorabile.


paese: Corea del Sud
anno: 2011
regia: Ko Seok-jin
sceneggiatura: Kim Yoo-ra
attori: Han Eun-jeong (Sunny), Hyomin (Yoo-rin), Lee Hyeong-seok (Bin), Jeong Byeong-cheol, Park Seong-min, Hwang Ji-hyeon



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