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Front Line, The (2011)

Monday, 05 December 2011 16:59 Stefano Locati Film - Corea del Sud
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front_line_0Nuova magniloquente messa in scena del conflitto coreano, visto questa volta nei suoi strascichi finali, a pochi mesi dalla tregua definitiva che sanciva i confini al 38° parallelo. Jang Hun, aiuto di Kim Ki-duk che ha subissato il maestro in popolarità grazie a Rough Cut (2008) e soprattutto Secret Reunion (2010), riesce a coniugare in questo caso spettacolarità e riflessione in qualche modo pacifista. Il punto di vista è quello dei soldati di prima linea nell'inutile e ripetuta battaglia per conquistare e riconquistare una insignificante collina di fango e sangue: perdità dell'umanità e disperazione sono i soli esiti possibili. Candidato ufficiale della Corea del Sud agli Oscar per il miglior film straniero, ha generato qualche polemica di verosimiglianza e non è esente da difetti, ma riesce a coinvolgere e far inorridire nelle sue brutalità bipartisan.

Eun-pyo, ufficiale dell'intelligence dell'esercito sudcoreano, è spedito al fronte, in uno degli ultimi teatri dello scontro, per indagare sulla morte di un ufficiale, freddato con un colpo di pistola in dotazione ai soli ufficiali, e su una lettera di un soldato del Nord spedita con l'aiuto di soldati del Sud. I sospetti indicano la presenza di una spia e di insubordinazione. Giunto nel disastrato campo base, Eun-pyo scopre che il suo vecchio compagno di università Soo-hyeok, di cui aveva perso le tracce due anni prima, è ancora vivo ed è diventato uno dei leader della truppa d'assalto. In un primo momento Eun-pyo è diffidente, crede che la disciplina sia venuta meno ed è deciso a denunciare uno scambio di cibarie e alcolici tra i due eserciti in guerra: ben presto però si rende conto della situazione disumana e disperata in cui vessano i soldati, costretti ad affrontare quotidianamente la morte e l'orrore.
The Front Line ha una partenza discontinua, con una parte introduttiva inutilmente confusa, che pur predisponendo il tema di fondo e i personaggi non fa molto per coinvolgere: una volta entrati nel vivo, da quando Eun-pyo raggiunge il fronte, però, la narrazione si fa più pressante e ogni indugio decade. Le sequenze di battaglia, meno eclatanti di quelle viste ad esempio in Taegukgi / Brothers of War - Sotto due bandiere (Kang Je-gyu, 2004), rimangono comunque impresse nella loro monotonia bestiale, in cui fango e carne si compenetrano, assumendo un identico colore cinereo. I diversi soldati protagonisti sono caratterizzati con pochi efficaci tratti, sufficienti a suscitare un'istantanea empatia verso la loro sorte, ma non ingombranti al punto da ostacolare il messaggio universale implicito. La discesa all'inferno di Eun-pyo, e quella già avvenuta di Soo-hyeok e degli altri commilitoni, con un passato esacerbato e un presente indelebile, è ben orchestrata ed efficace. A stonare sono solo alcuni particolari a livello di narrazione, come la poco credibile cecchina interpretata da Kim Ok-bin, probabilmente aggiunta solo per necessità di inserire un personaggio femminile, e l'iniziale disinteresse per il punto di vista dei soldati del Nord, che invece proseguendo diventa fondamentale e meno macchiettistico del preventivato. La tesi sottostante è molto chiara e molto condivisibile: i veri nemici non sono i soldati dell'esercito contrapposto, ma la guerra stessa, che impone di sacrificare la vita per motivi assurdi, quando non palesemente inutili, come la collina contesa tra i due schieramenti, efficace metafora della perdita di senso di atti che però hanno il potere di sopprimere la vita stessa. The Front Line non pare essere direttamente legato a un episodio storico, anche se nelle cronache della guerra di Corea ci sono riferimenti a scontri nei pressi di un monte, conteso tra le due forze, pur con il coinvolgimento diretto dell'esercito cinese da un lato e quello statunitense dall'altro, che qui invece fanno a malapena capolino. Al di là della verosimiglianza tattica e militare, comunque, resta un film emotivamente dirompente, in cui la retorica del sacrificio finale non spezza la sottile angoscia che le immagini sono in grado di evocare.


paese: Corea del Sud
anno: 2011
regia: Jang Hun
sceneggiatura: Park Sang-yeon
attori: Shin Ha-kyun (Eun-pyo), Ko Soo (Soo-hyeok), Ryoo Seung-soo (Gi-yeong), Ko Chang-seok (Hyo-sam), Lee Je-hoon, Jo Jin-woong, Jeong In-gi, Ryoo Seung-yong, Kim Ok-bin, David Lee



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