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Sunny (2011)

Monday, 12 December 2011 03:40 Stefano Locati Film - Corea del Sud
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sunny_2011_0Di riflessioni sull'amicizia messa alla prova del tempo, dalle scuole alla maturità, è piena la storia del cinema, ma se si riesce a incrociare personaggi equilibrati, il giusto tono nostalgico e qualche tocco da commedia per stemperare, l'empatia con il pubblico è immediata: ne è prova il successo clamoroso di Sunny, al momento secondo incasso coreano dell'anno, superato solo dallo storico d'azione Arrow, the Ultimate Weapon. Kang Hyeong-cheol, dopo il divertente ma altalenante Scandal Makers/Speed Scandal (2008),  regola la scrittura e compone con intelligenza dramma e spensieratezza, costruendo il film sulle numerose attrici protagoniste - irresistibili. Film corale al femminile che non si limita a calcare la mano (spesso eccessivamente) su personaggi e dialoghi accentuati, ma che riesce anche a inserire un percorso di riscoperta della propria individualità, disancorata dal ruolo sociale (di moglie o madre) cui la società confuciana spesso relega le donne.

Na-mi è una casalinga di mezza età soddisfatta del marito e della figlia, ma sopraffatta dall'apatia e dal silenzio della propria vita. Mentre è in ospedale a trovare la madre, ormai anziana, scopre per caso che una sua vecchia amica d'infanzia, Choon-hwa, è ricoverata per un tumore, per cui le restano pochi mesi di vita. Colpita dall'incontro, Na-mi promette di trovare le altre cinque amiche con cui, durante il liceo, avevano formato una gang inseparabile, soprannominata Sunny, in modo che possano vedersi un'ultima volta. Na-mi si imbatte subito nell'ancora paffuta Jang-mi, ma il percorso per trovare le altre è più arduo del previsto. Intanto i ricordi di un'età spensierata le affollano la mente, insieme ai sogni di gioventù che riaffiorano.
Sunny - che nulla ha a che fare con l'omonimo film di Lee Joon-ik del 2008 - non si sottrae all'usuale dose di buoni sentimenti che ci si aspetta da una produzione tanto fastosa (e festosa): i personaggi sono buoni, leali, in una parola idealizzati, fino al parossismo. La loro caratterizzazione spesso sfocia in esagerazione plateale, ma è pensata per accentuare l'alchimia del nutrito gruppo di protagoniste, rese facilmente riconoscibili e uniche da tratti essenziali (la ragazza specializzata in parolacce, quella ossessionata dalle ciglia finte, la bella-e-silenziosa, la capobanda naturale, la goffa nuova arrivata, etc.). Kang Hyeol-cheol non si risparmia neanche qualche scivolone kitsch - come ad esempio l'inevitabile raccordo che fa idealmente incontrare la Na-mi del presente con quella del passato per un bel pianto riparatore. Gli eccessi stonati sono però ampiamente bilanciati da un ritmo infuocato, complice una produzione minuziosa che riesce a distinguere alla perfezione i due piani temporali: la giovane Na-mi e le compagne sono da subito simpatiche, comprese le presunte oppsitrici della gang rivale e la compagna che più dà filo da torcere alla nuova arrivata. L'arco della narrazione è classico, con flashback e ritorni al presente alternati, ma senza sbavature - tra scene con musica d'epoca orecchiabile in primo piano e altre con dialoghi pronti a strappare lacrime. C'è persino spazio per un paio di puntate nel surreale, come la scena borderline dello scontro di piazza tra manifestanti democratici ed esercito in assetto anti-sommossa, contemporaneo teatro di uno scontro tra le Sunny e la banda di acerrime nemiche.
Nella filmografia coreana recente fanno capolino sempre più spesso film con al centro un nucleo di ragazze o donne spigliate, come nell'aspro e toccante Take Care of My Cat (2001), in Actresses (2009) o nel meno riuscito My Black Mini Dress (2011): Sunny dimostra che possono raggiungere un pubblico vasto senza bisogno di storie di genere o a incastri, come ad esempio si limitava a fare Girl Scout (2007). Un film solare e ipercolorato, che può far storcere il naso ai più cinici, ma ha comunque il merito di dare una rappresentazione della donna lontana dall'imbrigliato stereotipo di mera funzione (figlia-moglie-madre, al più femme fatale) o semplice oggetto (le protagoniste non accentuano l'aspetto fisico come in un qualsiasi drama patinato, rappresentano anzi una bellezza compassata - a parte la modella Soo-ji, inserita anche per marcare il contrasto).


paese: Corea del Sud
anno: 2011
regia: Kang Hyeong-cheol
sceneggiatura: Kang Hyeong-cheol
attori: Yoo Ho-jeong (Na-mi), Sim Eun-kyeong (giovane Na-mi), Jin Hee-kyung (Choon-hwa), Kang So-ra (giovane Choon-hwa), Go Soo-hee (Jang-mi), Kim Min-yeong (giovane Jang-mi), Hong Jin-hee (Jin-hee), Park Jin-joo (giovane Jin-hee), Lee Yeon-kyeong (Geum-ok), Nam Bo-ra (giovane Geum-ok), Kim Seon-kyeong (Bok-hee), Kim Bo-mi (giovane Bok-hee), Min Hyo-rin (giovane Soo-ji), Yoon Jeong (Soo-ji)



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