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GLove (2011)

Wednesday, 14 December 2011 01:04 Emanuele Sacchi Film - Corea del Sud
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g_love_0Un campione di baseball in declino e perennemente nei guai con la legge, Kim Sang-nam, viene costretto dal suo agente a trovare un modo per cercare di ripulire la sua immagine: dovrà allenare la squadra di baseball di una scuola di ragazzi sordomuti. Resosi conto delle scarse doti del team, Kim si disinteressa totalmente alle sue sorti, finché non trova in Na Joo-won, anch'egli lanciatore, dei tratti caratteriali che gli ricordano i suoi errori di gioventù.

Il tema è quello della più classica delle parabole umane calata in un contesto sportivo. Caduta e risalita, con tutto il percorso previsto: da un lato il campione in difficoltà, di fronte a un bivio esistenziale; dall'altro ragazzi a cui il destino non ha regalato nulla, senza che questo arresti la loro voglia di riscatto. Un mix che nelle mani della Hollywood di oggi genererebbe solo melassa in eccesso e retorica buona per strappare qualche lacrimuccia di coccodrillo. Una vecchia volpe del movie business come Kang Woo-suk, invece, l'uomo dietro a campioni di incasso come Silmido (2003) o Public Enemy (2002), mostra di saper gestire una materia così rischiosa nel migliore dei modi, dosando abilmente sentimentalismo e pattern convenzionali senza che l'ovvio prenda mai il sopravvento. Complice la magistrale interpretazione di Jeong Jae-yeong – già notevole sotto la direzione di Kang come villain dell'ambizioso Moss (2010) – Glove risulta nel contempo pedagogico e feroce per la schiettezza con cui affronta la piaga della diversità, senza nasconderla, e la necessità di lottare, di sacrificarsi fino all'autoconsunzione, per guadagnarsi ciò che la natura ha negato. Gli allenamenti marziali di Kim Sang-nam, degni del Gunny di Eastwood – ma dove il sergente Highway metteva in riga dei marine, l'ex-lanciatore sottopone ad allenamenti massacranti dei ragazzi sordomuti – interrompono l'escalation potenziale di saccarina e ripropongono quello spirito virilmente guerriero che è componente imprescindibile, per quanto difficile da comprendere per i meno avvezzi, dello spirito sudcoreano. Rifiutare la propria diversità per continuare a vivere nella menzogna, come crede di poter fare Na Joo-won, mentendo a se stesso per un cieco conformismo o per essere accettato, significa allontanarsi irreparabilmente dai propri sogni; per quanto questi siano irraggiungibili e costino fatiche immani, l'avvicinamento a essi passa necessariamente dalla presa di coscienza della propria sfortuna e dall'abnegazione che ne consegue.
Un esempio mirabile di racconto di formazione, permeato da uno spirito quasi eastwoodiano di ribellione solipsistica, verso l'autorità e le sue catene, che trova coronamento in una storia educativa al di fuori di ogni consuetudine. Un film che dovrebbe essere proiettato in tutte le scuole del mondo, per preparare alle durezze della vita e al lungo processo che serve per affrontarle.


paese: Corea del Sud
anno: 2011
regia: Kang Woo-suk
sceneggiatura: Kim Ki-beom
attori: Jeong Jae-yeong (Kim Sang-nam), Yoo Seon (Na Joo-won), Kang Shin-il (Gyo-gam), Jo Jin-woong (Charles), Kim Hye-seong (Jang Dae-geun), Kim Mi-kyeong



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