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Moby Dick (2011)

Monday, 19 December 2011 00:06 Stefano Locati Film - Corea del Sud
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moby_dick_0Thriller giornalistico basato su tesi cospirazioniste che si rifà nell'impianto a classici hollywoodiani come Tutti gli uomini del presidente (1976) o Il rapporto Pelican (1993). Park In-je, al suo esordio nel lungometraggio (sorprendentemente, per come è in grado di gestire i tempi), parte da un caso inventato che prende il via nel 1994 per costruire una storia incredibilmente verosimile nel clima di corruzione e incroci di interessi lobbistici che era la Corea da poco uscita dal periodo delle dittature. Malgrado il titolo, i riferimenti al romanzo di Herman Melville non stanno nell'intreccio, ma nell'ossessione di fondo del singolo di fronte all'insondabile, in cui il grande cetaceo (che si scorge in alcune sequenze oniriche del film) diventa matafora di un potere gigantesco e inarrestabile, in grado di fagocitare ogni cosa.

Lee Bang-woo è un giornalista investigativo sempre a caccia di scoop. Quando d'improvviso un ponte alla periferia di Seoul salta in aria e il governo accusa delle spie del Nord, il suo sesto senso gli impone di approfondire, nonostante si stesse occupando di un altro caso. I suoi sospetti si trasformano in indizi quando un vecchio amico d'infanzia, Yoon Hyeok, gli si presenta davanti dopo anni d'assenza conffessandogli di aver disertato dall'esercito per portargli dei documenti segreti riguardanti l'attentato dinamitardo. Yoon Hyeok è refrattario a parlare, ed è subito chiaro nasconda qualche oscuro segreto, ma Bang-woo è intenzionato a portare alla luce la verità. Insieme a Son Jin-gi, agguerrito giornalista di provincia appena arrivato a Seoul, e Hyo-gwan, praticante esperta di computer, inizia a mettere insieme i cocci del rebus.
Moby Dick offre una ricostruzione accurata della metà degli anni '90, rimarcando l'assenza di cellulari e altri metodi di comunicazione istantanea e mostrando la preistoria dei dispositivi di massa portatili come i vecchi floppy disk da 5,25". L'inserimento in un contesto di vicino passato non è solo un vezzo, o il tentativo di mettersi al riparo da possibili critiche se la storia fosse stata ambientata nel presente, ma una precisa scelta narrativa, per andare a cogliere i nervi scoperti di una nazione che, pur uscita da poco dalle logiche da guerra fredda e dalle dittature silenti, era ancora invischiata in un clima politico e sociale instabile e ambiguo, non troppo distante, per fare un paragone, dalle fasi finali di quella che è stata definita "prima repubblica" in Italia. I fatti raccontati nel film sono di finzione (lo è anche il ponte di Balam che si vede esplodere all'inizio), ma tanto verosimili da instillare comunque il dubbio. Park In-je gestisce con perizia la messa in scena, rivelando gradualmente gli indizi e i retroscena, senza perdere colpi fino al finale, aiutato anche da un cast perfetto, in cui brillano Hwang Jeong-min (protagonista di un altro thriller d'azione dai risvolti decisamente politici dopo The Unjust, del 2010) e Kim Sang-ho, caratterista usualmente sfruttato in chiave comica, ma che riesce a emergere anche in ruoli drammatici, come già dimostrato in Moss (2010).
L'unico punto traballante dell'operazione è allora proprio la struttura della cospirazione: l'intento di Park In-je e del co-sceneggiatore Park Sin-gyoo non sembra essere quello di presentare un meccanismo tentacolare impressionante e onnicomprensivo, quanto far intuire la pericolosità di un sistema che potenzialmente alberga in ogni democrazia. E' per questo, sembra, che i confini della cospirazione rimangono sfumati, senza mai risolversi - perché, come bene riassume uno dei villain in un momento cruciale, smascherare una cospirazione è come tentare di far comprendere al grande pubblico che dietro ai fenomeni visibili di pioggia e neve (ovvero delle azioni del governo) ci sta qualcosa di invisibile come il vapore acqueo (ovvero i cospiratori). Le parti più deludenti di Moby Dick riguardano in effetti i punti in cui i "nemici invisibili e silenziosi" si esplicitano, le parti cioè in cui il punto di vista passa dai giornalisti ai lobbisti che gestiscono le fila del paese (le riunioni del "direttivo ombra" - del tutto inessenziali e anzi deleterie ai fini della narrazione). Se questo scarto fosse stato meglio equilibrato, magari stemperando il senso di vittoria che aleggia nel finale, in gran parte consolatorio, Moby Dick si sarebbe guadagnato un posto nelle migliori incursioni di genere del recente cinema coreano. Così resta un esordio interessante, ma dagli esiti ambigui.


paese: Corea del Sud
anno: 2011
regia: Park In-je
sceneggiatura: Park In-je, Park Sin-gyoo
attori: Hwang Jeong-min (Lee Bang-woo), Kim Sang-ho (Son Jin-gi), Kim Min-hee (Seong Hyo-gwan), Jin Goo (Yoon Hyeok), Kim Bo-yeon (direttore Jo), Lee Kyeong-yeong, Jeong Man-sik, Kim Min-jae



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