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Punch (2011)

Wednesday, 28 March 2012 12:20 Stefano Locati Film - Corea del Sud
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punch_0Fin dal suo esordio con il toccante Lover's Concerto (2002), Lee Han si era posizionato nell'alveo delle storie romantiche urbane, con uno sguardo furbo eppure sempre attento alle più minute sfumature sentimentali. Il suo quarto lungometraggio, dopo il frizzante Almost Love (2006) e l'episodico My Love (2007), rappresenta in questo senso un'evoluzione: Punch, tratto da un best seller di Kim Yeo-ryung, interseca racconto di formazione e buddy movie, facendo scontrare un insegnante disilluso e un ragazzo introverso figlio di un ballerino di cabaret gobbo e di una madre ignota. Giostrando con empatia tra derive popolari buoniste e sferzate ciniche, Punch è stato inaspettatamente il terzo più alto incasso tra i film coreani del 2011, dopo Sunny e Arrow, the Ultimate Weapon/War of the Arrows - dimostrando come blockbuster non faccia necessariamente rima con produzioni ultracostose.

Wan-deok è un diciottenne di estrazione proletaria che frequenta una scuola disastrata. Suo padre, sfigurato da una gobba prominente, lo ha allevato nel mondo sfavillante del cabaret, ma la sala dove si è sempre esibito è in dismissione e per continuare a guadagnare deve frequentare lontani mercati all'aperto. La solitudine di Wan-deok è mitigata dalla vicinanza di Dong-joo, suo insegnante, che incidentalmente abita nella casa affianco. Il ragazzo odia visceralmente la strafottente maestro, sempre pronto a impicciarsi degli affari altrui (o a rubargli il riso distribuito gratuitamente a scuola), ma la frequenza forzata porta alla luce qualità inaspettate - come la volontà dell'insegnante di far incontrare al giovane la madre, giovane immigrata dalle Filippine.
Punch è sempre sull'orlo dell'esagerazione populista, con situazioni liminali esasperate fino al parossismo solo per scatenare una reazione catartica nello spettatore. Riesce però a limitare gli eccessi grazie a digressioni autoironiche e alla solidità della narrazione, capace di mescolare il dramma di formazione, lo scontro di personalità tra caratteri opposti, il gap generazionale, la diversità e la disabilità, fino al multiculturalismo. Temi sociali rischiosi, trattati però con una leggerezza rassicurante. Gran parte della riuscita è merito dell'impegno attoriale di Kim Yoon-seok, assurto a fama grazie soprattutto a The Chaser (2008) e The Yellow Line (2010), che dimostra un'ottima alchimia con il giovane Yoo Ah-in, nella costruzione di personaggi stralunati, ma sempre appaganti. Lee Han ritrae un microcosmo di marginalità e povertà con ottimismo e un'ingenuità non maliziosa, e se anche alcuni spunti narrativi risultano poco approfonditi (la relazione tra Dong-joo e la vicina, il senso di rivalsa della kickboxing per Wan-deok, ad esempio), nel complesso offre una visione sfaccettata e inedita della società coreana. Punch rischia di edulcorare l'aspra realtà fino a toni fiabeschi talvolta inopportuni, ma riesce sempre ad affrontare anche gli snodi più drammatici con un sorriso solare che gli fa perdonare le eventuali mancanze.


paese: Corea del Sud
anno: 2011
regia: Lee Han
sceneggiatura: Kim Dong-woo
attori: Kim Yoon-seok (Dong-joo), Yoo Ah-in (Wan-deuk), Park Soo-young, Jasmine Lee, Kim Sang-ho, Kim Yeong-jae



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