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For Love's Sake / Ai to Makoto (2012)

Wednesday, 23 May 2012 11:51 Giampiero Raganelli Film - Giappone
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for_loves_sake_0Tratto dal manga Ai to Makoto di Kajiwara Ikki, l’autore di L’Uomo Tigre, e Nagayasu Takumi, già trasposto al cinema negli anni '70, l’ultimo film di Miike inizia, e finisce, in forma di anime. È il prologo della vicenda, ambientato in una pista da sci, che vede il primo incontro dei due protagonisti, da bambini. Ai, che si è persa, viene salvata da Makoto. Da subito un’enunciazione delle due coordinate su cui si muoverà il film: il sangue che sgorga dalla fronte di lui, le macchie di rosso che imbrattano il candore della scena tra le nevi, e il divario sociale: Makoto rinfaccia ad Ai di vivere in una grande villa. Passano 11 anni, Miike torna in live action, e tutto è pronto perché i due, ormai adolescenti, si reincontrino. Siamo nel 1972, nel pieno boom economico del Sol Levante.

L’eclettismo di Miike porta il film al genere musical per una storia infarcita di scorribande e schermaglie tra gang giovanili femminili per le strade di Shinjuku. Il regista confeziona così un suo personale West Side Story postmoderno e psichedelico, dai colori saturi, con personaggi dalla chioma rockabilly e riferimenti al leggendario personaggio Gekkō Kamen. E il film è tutto giocato su un parossistico contrasto tra alto e basso della società, tra gli interni borghesi spinti al limite del kitsch e il disordine e la sciattezza degli slum. Tutto si gioca tra due opposti estetismi, caricati e caricaturali. Da una parte la casa ovattata della protagonista ridondante di marmo e dominata da uno stucchevole colore giallo, che sembra uscita da un mélo anni cinquanta: e poi il college con gli studenti in gilet e la scena dell’incontro tra i due sullo sfondo di una magnolia splendidamente fiorita. Sembra quasi, anche per l’abbondanza di riferimenti floreali, sia nel film che nei testi delle canzoni, che Miike assimili quell’estetica sirkiana di 8 donne e un mistero, anche se il paragone è ovviamente forzato. Dall’altra i detriti, il caos, i banchi e le sedie accatastati, le stanze devastate e traboccanti di rifiuti del covo della gang di ragazze. E in mezzo una Tokyo caotica che pulsa di luci al neon e colori sgargianti.
Miike regala le sua classiche punte di delirio. La scena centrale nel numero di musical che avviene all’interno di un teatro di Shinjuku e che inizia come spettacolo di burattini di carta. E il finale planetario del tutto simile a quello di Dead or Alive. Il tutto in un film il cui motore principale è l’amore che, come nota Tom Mes, è la ragione d’essere di tutto il cinema di Miike. Ma «l’amore non è pace. L’amore è un campo di battaglia», come recita la frase d’apertura del film.


paese: Giappone
anno: 2012
regia: Miike Takashi
sceneggiatura: Takuma Takayuki
attori: Tsumabuki Satoshi (Makoto), Takei Emi (Ai), Ando Sakura, Hitoto Yo, Ichimura Masachika, Ihara Tsuyoshi, Maeda Ken






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