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Irezumi (1966)

Saturday, 29 September 2012 13:36 Stefano Locati Film - Giappone
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irezumi_0Da uno dei primissimi racconti di Tanizaki Junichiro (Il tatuaggio/Shisei, 1909), Masumura Yasuzo trae un film fibrillante e spietato, immerso in un simbolismo morboso, pregno di una violenza non solo fisica nel descrivere i rapporti di forza tra le classi e i sessi. Irezumi indaga gli sconfinamenti che si instaurano tra l'atto di possedere e l'essere posseduto, tra pulsioni predatorie e annullamento nella sottomissione, trasformando l'oggetto del desiderio - la donna nella sua incarnazione demoniaca, come da fantasia maschile - in un soggetto autonomo di vendetta. Tra erotismo soffuso e sangue, un'opera ambigua, squilibrata, affascinante.

Otsuya è la figlia di un ricco commerciante, caparbia e viziata. Una notte fugge di casa con Shinsuke, suo amante, apprendista nella bottega del padre, innamorato di lei, ma anche spaventato dalle conseguenze del loro gesto. I due si rifugiano in una locanda, credendo che il proprietario possa intercedere per loro presso le rispettive famiglie, per organizzare un matrimonio riparatore. L'avido avventore ha però altri piani: cerca di far assassinare Shinsuke e vende Otsuya come geisha. Per rimarcare il suo nuovo stato, Otsuya viene marchiata con un tatuaggio sulla schiena, un gigantesco ragno con il volto di una donna-demone.
Tra All Mixed Up/La casa degli amori particolari/Manji (1964) e il più scanzonato Love for an Idiot/La gatta giapponese/Chijin no ai (1967), Masumura torna a rivolgersi a Tanizaki, coadiuvato alla sceneggiatura da Shindo Kaneto, che ispessisce il breve racconto originale contornando la figura femminile di tratti contrastanti. Archetipo femminino che include gli opposti dello spettro maschile del desiderio, Otsuya è infatti sia vittima che carnefice, innocente e perduta, manipolatrice e tentatrice da un lato, ma anche stranamente arrendevole e sperduta dall'altro. Una ambiguita di fondo persino antecedente al gesto di istoriazione del suo corpo, che sancisce la definitiva trasformazione: Otsuya è presentata infatti fin dall'inizio come un carattere forte, pronta a imporsi, soggetto pensante preda però dei propri capricci. Il tatuaggio diventa così un semplice catalizzatore, concentrando le forze in un percorso di vendetta che finisce con il destabilizzare ogni equilibrio. Interpretata con spietata freddezza dalla musa di sempre Wakao Ayako, Otsuya è una figura liminale, che attrae e insieme incute terrore, e se rimane sempre entro i confini della sessualizzazione del desiderio, riesce però anche a farsi soggetto autonomo, entro un disegno che rimane tragico (come già All Mixed Up). Girato in studio, stilizzato, con pochi movimenti calibrati di macchina e una cura cristallina nella disposizione dell'inquadratura, Irezumi è talvolta esagerato nella ricerca simbolica (nel doppio mercorso di mutamento che coinvolge sia Otsuya che Shinsuke, pur in modo minore), didascalico in alcuni dialoghi (come le parole del tatuatore al compimento della sua opera, scopertamente profetiche), ma conserva ancora oggi una carica perturbante unica.


paese: Giappone
anno: 1966
regia: Masumura Yasuzo
sceneggiatura: Shindo Kaneto
attori: Wakao Ayako (Otsuya), Hasegawa Akio (Shinsuke), Uchida Asao (Tokubei), Sato Kei (Serizawa), Yamamoto Gaku (Seikichi)



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