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Our Homeland (2012)

Tuesday, 09 October 2012 08:36 Stefano Locati Film - Giappone
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our_homeland_0Dopo due documentari a tema, Dear Pyongyang (2005) e Sona, the Other Myself (2009), che partivano dal suo vissuto personale, la regista giapponese di origini coreane Yang Yong-hi fa il suo esordio nel lungometraggio di finzione con una storia semi-autobiografica divisa tra Giappone e Corea del Nord. Una storia di dolore che sprofonda nelle radici della diaspora, dilaniata tra ideologia e sopravvivenza, denuncia dell'insensatezza di un regime che si ostina alla chiusura e alla impermeabilità totale, ma anche del pregiudizio verso gli emigrati di seconda e terza generazione in Giappone. Un sistema di incomunicabilità che non può rescindere, anche oltre la speranza, il legame tra un fratello e una sorella, nonostante l'abisso che li divide.

Rie vive con i genitori in Giappone. La sua famiglia è emigrata nel paese dopo la divisione della penisola coreana. Suo padre, simpatizzante nordcoreano, ha mandato suo figlio Son-ho, ancora sedicenne, in Corea del Nord, aderendo a una campagna di rimpatri del regime iniziata nel 1959 e proseguita fino alla fine degli anni '70. Venticinque anni dopo, Son-ho ha un permesso di tre mesi per tornare in Giappone e visitare la sua famiglia, perché possa curarsi da una terribile malattia. Le persone in visita sono però tenute sotto stretta sorveglianza da un incaricato nordcoreano.
Con una macchina a mano instabile e vellutata a insinuarsi tra i corpi e una messa in scena dimessa giocata in sottrazione di dialoghi e movimenti, Our Homeland (Kazoku no kuni) dichiara la sua natura sospesa, interlocutoria, che non ha bisogno di grandi enunciazioni o strepiti per far emergere il dramma della lontananza e l'insensatezza di un sistema totalitario che appiattisce gli individui sullo sfondo di una (presunta) causa comune. Yang yong-hi - i cui fratelli sono realmente stati mandati dal padre in Corea del Nord, come raccontava nei suoi documentari - adotta uno sguardo distaccato e insieme compartecipe, che evita prese di posizione manichee, ma non si sottrae al (melo)dramma implicito nella storia, in un crescendo verso la dilaniante chiusura. Le sfumature adottate nel descrivere la quotidianità di un incontro atteso letteralmente per anni riesce a fare breccia nella barriera di cinismo dello spettatore, perché le possibili asperità da ideologie contrapposte sono cancellate nel qui e nell'ora dell'unione ritrovata, per quanto instabile, per quanto (inevitabilmente) destinata a rompersi.
Presentato nella sezione Forum del festival di Berlino, è il candidato ufficiale giapponese per gli Oscar al miglior film straniero.


paese: Giappone
anno: 2012
regia: Yang Yong-hi
sceneggiatura: Yang Yong-hi
attori: Ando Sakura (Rie), Arata (Son-ho), Yang Ik-june (Yang), Kyono Kotomi (Suni), Omori Tatsushi (Hongi), Murakami Jun (Juno), Shogo (Chori), Miyazaki Yoshiko, Tsukayama Masane



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