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Tetsuo (1989)

Wednesday, 17 October 2012 09:47 Giampiero Raganelli Film - Giappone
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tetsuo_0Uno dei primi mediometraggi di Tsukamoto, a budget minimo, girato in 16 mm, in un bianco e nero sgranato, con ampio uso di stop motion, ha rappresentato il trampolino di lancio del regista, diventando presto un cult. Con un retaggio del teatro e della danza sperimentali, da cui proviene, Tsukamoto crea un’estetica apocalittica, un feticismo del metallo, una profusione di grovigli di tubi, bulloni, laminati, truciolati, rottami che si insinuano nelle viscere del corpo umano.

Un “feticista del metallo” inserisce nella carne della propria gamba un tubo di metallo flessibile. Viene poi investito da un’auto guidata da un impiegato, che inizia a sua volta una metamorfosi bio-meccanica. I due personaggi arriveranno a fondersi in un imponente agglomerato ferroso, fatto di tubi aggrovigliati, su una base a ruote. Scorrazzando per le strade della downtown di Tokyo, i due partono alla conquista del mondo, con l’obiettivo di trasformarlo in metallo.
Leggibile allo stesso tempo come una metafora dell’impatto e della pervasività della tecnologia sulla società, della meccanizzazione dei ritmi di vita, delle macchine che dominano l’uomo, ma anche come espressione di quella sensibilità animista shintoista della cultura nipponica, che infonde un’anima anche agli oggetti inanimati e alle creature non viventi, dai robottoni al Tamagotchi. In questo secondo senso è da interpretare la sostanziale innovazione nella figura del cyborg, tradizionalmente intesa come un ibrido tra uomo e macchina con un cervello organico, come una creatura invece dal cervello di metallo. E sempre a quest’ottica si può far risalire quella ricerca dell’anima, di un suo corrispettivo fisico, che porterà il regista a cercarla dissezionando e sviscerando cadaveri in Vital (2004).
Tetsuo si inserisce in quell’immaginario fantascientifico, angosciante e malato, che ha toccato il suo apice negli anni Ottanta, incentrato sulle mutazioni e sulle ibridazioni del corpo. Sono evidenti i debiti alla letteratura cyberpunk, alle illustrazioni di H. R. Giger e naturalmente al cinema di David Cronenberg. Condivide con questi anche modelli, soprattutto con il regista canadese, l’inserimento e l’interazione con le immagini di apparecchi televisivi, come in Videodrome (1983), e la rappresentazione di una sessualità mutata e aberrante, l’invenzione di nuovi canali della sessualità, che anticipa in qualche modo eXistenZ (1999), di inedite estroflessioni e protuberanze corporee.


paese: Giappone
anno: 1989
regia: Tsukamoto Shinya
sceneggiatura: Tsukamoto Shinya
attori: Taguchi Tomorowo, Fujiwara Kei, Kanaoka Nobu, Tsukamoto Shinya, Musaka Naomasa, Ishibashi Renji

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