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Blood is Dry (1960)

Thursday, 18 October 2012 10:56 Stefano Locati Film - Giappone
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blood_is_dry_0Con il suo secondo film in casa Shochiku, Yoshida Yoshishige si allontana dal filone imperante dei conflitti generazionali, snodo del precedente Good for Nothing (1960), e si addentra nella realtà plumbea del capitalismo rampante giapponese: compagnie di assicurazioni, pubblicitari, giornali scandalistici e opportunità negate di lavoratori svuotati all'interno di compagnie-famiglia combattono una lotta tentacolare per conquistarsi il favore dell'"opinione pubblica", il nuovo miraggio motore dell'economia. In un bianco e nero livido, con movimenti di macchina trattenuti e una colonna sonora inclazante, Blood is Dry distrugge dall'interno il mito della modernità quale progressivo orizzonte di affermazione individuale, svelando la sua natura di ingranaggio pronto a fagocitare miti.

Kiguchi è impiegato in una compagnia sull'orlo del fallimento. Per prevenire la richiesta di dimissioni forzate, giunge a un gesto estremo: minacciare di suicidarsi con un colpo di pistola in testa durante un'assemblea con la dirigenza. La tragedia viene sventata, ma i giornali riportano la notizia ritraendo Kiguchi come un eroe altruista. A una pubblicitaria viene l'idea di sfruttare l'immagine cristallina dell'uomo per promuovere la vendita di assicurazioni sulla vita e lo coinvolge in una campagna shock che lo ritrae mentre si punta una pistola alla tempia. L'idea ha successo, persino troppo, tanto che Kiguchi si convince di essere realmente ascoltato e creduto dal suo paese. Intanto un giornalista senza scrupoli cerca con ogni mezzo di mettere in cattiva luce la popolarità del nuovo eroe mediatico.
La visione sociologica di Yoshida è cristallina, e per questo ancora più destabilizzante: non esistono buoni o cattivi nella quotidiana lotta sociale, solo un inestricabile coacervo di pulsioni in contrasto tra loro, in cui le alleanze possono mutare di volta in volta, a seconda del contesto e dell'interesse. In questo gioco di dominio a subire le conseguenze maggiori sono gli individui, che vengono schiacciati come pedine inessenziali. Non ci sono sconti neanche per i singoli, però, come dimostra la difficoltà di Kiguchi a esprimere ciò che pensa: è una sorta di vettore vuoto, che acquista importanza in virtù di un gesto che è stato riempito di significato da altri (la stampa, pronta in questo caso a svuotarlo di nuovo alla prima occasione). Un meccanismo che si autoalimento continuamente, come infine deve arrivare ad accettare la pubblicitaria, riponendo le sue ambizioni di indirizzare la società verso un futuro migliore. Blood is Dry è un film spietato, più che cupo, capace di elettrificare il suo messaggio con un montaggio serrato e la scelta di inquadrature taglienti, che passano con facilità dai primi piani a campi lunghi di spiazzante forza (come la scena del pestaggio del giornalista). Un film che racconta il presente senza filtri, e nonostante qualche inevitabile semplificazione e retaggio ideologico è attuale ancora adesso.


paese: Giappone
anno: 1960
regia: Yoshida Kiju (Yoshida Yoshishige)
sceneggiatura: Yoshida Kiju (Yoshida Yoshishige)
attori: Sada Keiji (Kiguchi), Iwasaki Kaneko (Ikuyo), Mikami Shinichiro (Harada), Yoshimura Mari (Nonaka), Aono Hirayoshi, Arima Mashiko



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