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Japan's Tragedy (2012)

Saturday, 26 January 2013 16:09 Giampiero Raganelli Film - Giappone
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japans_tragedy_0Japan's Tragedy si conclude con una dedica alle vittime del terremoto e dello tsunami del 2011 e alle 31.560 persone che nel 2010 hanno commesso suicidio, per vari motivi, in Giappone. Il film inizia con una lunga inquadratura statica che ritrae un uomo anziano, il grande attore classico Nakadai Tatsuya, nel suo appartamento. Un dettaglio di questa immagine fornisce subito un elemento narrativo centrale: si intravede in una stanza un altare funebre con la foto della moglie, segno che l'uomo è da poco vedovo. Minato dal cancro decide di ritirarsi nella sua casa, rifiutare cure e cibo e vivere gli ultimi momenti della propria vita nel ricordo della defunta consorte, nonostante le suppliche del figlio che, a sua volta, ha appena perso la moglie e la figlia nel recente tsunami.

Kobayashi Masahiro si conferma come un regista dall'estremo rigore formale, realizzando un kammerspiel in bianco e nero da cinema classico, costruito su lunghissimi piani sequenza statici che ripetono le stesse inquadrature, gli stessi punti di vista all'interno delle tre stanze dell'appartamento. E le scene sono intervallate da lunghe dissolvenze in nero. Estremo – parliamo del regista che, con The Rebirth (2007), aveva interamente costruito un film sulle omelette preparate dalla protagonista – anche nell'uso del fuoricampo, con cui si elidono tutte le parti di grande drammaticità come lo tsunami lasciato fuoricampo anche nel flashback, reso solo dall'audio delle urla di panico. Analogamente a come Sono Sion, nel suo ultimo lavoro The Land of Hope (2012), ha rappresentato l'evento del terremoto semplicemente inquadrando un tavolino che traballa: non c'è bisogno di visualizzare direttamente quella che è la tragedia madre del Giappone contemporaneo. E proprio con l'omissione e con il non visto, Kobayashi riesce a sprigionare tutta l'energia tellurica del suo film.
Un lamento doloroso per un paese martoriato dalle recenti catastrofi naturali, raccontato attraverso una vicenda famigliare, in cui viene introiettato tutto il malessere della società nipponica. Con la famiglia, tema che percorre tutto il cinema nipponico, il truffattiano Kobayashi si confronta così con il cinema classico giapponese. Da un lato la famiglia tronca, mancante di alcuni suoi componenti, come nel cinema di Ozu del dopoguerra, l'utilizzo di un vero e proprio attore tesoro nazionale vivente Nakadai Tatsuya, il rifarsi esplicitamente nel titolo all'omonimo film del 1953 di Kinoshita Keisuke, richiamato per creare un parallelo con la situazione del Giappone stremato del dopoguerra e per il suicidio come via d'uscita, e naturalmente il bianco e nero. Ma per Kobayashi si tratta di un confronto dialettico, il modo di usare la m.d.p. sembra espressamente anti-ozuiano, con inquadrature ad angolo, evitando così quelle frontali con tutto il portato di linee ortogonali e parallele, e dall'alto. E arrivando all'ultimo flashback, un inserto a colori saturi che contrasta diametralmente con l'estetica cromatica di tutto il film. È il ricordo di una vita felice, la spiaggia rosa di Deserto rosso, la sublimazione dell'atmosfera claustrofobica, senza vie di fuga, che si respira in tutto il film.


paese: Giappone
anno: 2012
regia: Kobayashi Masahiro
sceneggiatura: Kobayashi Masahiro
attori: Nakadai Tatsuya (Murai Fujio), Terajima Shinobu, Kitamura Kazuki, Omori Akemi

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