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Like Father, Like Son (2013)

Wednesday, 29 May 2013 09:47 Giampiero Raganelli Film - Giappone
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like_father_like_son_0Quello della famiglia è uno dei temi cardine del cinema nipponico, da quello classico di Ozu fino ai nuclei disfunzionali di Miike, Ishii, Suo e Sono, ed è un motivo conduttore della filmografia stessa di Koreeda. Con Like Father, Like Son il regista arriva, come aveva fatto anche in Nobody Knows, attraverso una situazione limite, a mettere in forte discussione i legami famigliari stessi. Koreeda racconta di un caso di scambio di neonati in un reparto maternità – a quanto pare una situazione che si verifica con una certa frequenza e un tema molto battuto al cinema, soprattutto in film francesi, dove si è spesso giocato, come in questo film, sul divario sociale tra le due famiglie. Koreeda, nel merito, ha fatto ricerche su casi di cronaca di quel tipo avvenuti in Giappone nel periodo di forte crescita demografica degli anni Sessanta, ma solo per un semplice spunto. Quello che gli interessa è mettere in forte conflittualità il concetto stesso di paternità e maternità. Quali sono davvero i propri figli? Quelli biologici o quelli di fatto? I legami famigliari sono quelli di sangue o quelli che si creano con un meccanismo etologico di imprinting?

Like Father, Like Son si avvicina molto alla precedente opera del regista Still Walking, una sorta di rivisitazione e attualizzazione del cinema di Ozu, che racconta di una riunificazione famigliare. In un momento di quel film, la nonna, interpretata dalla stessa attrice che fa la nonna anche in questo film, Kiki Kirin, spingeva il figlio a fare il bagno insieme al nipote, recuperando quell'abitudine della tradizione giapponese che ormai stavano perdendo, un modo per avvalorare i vincoli consanguinei. E in Like Father, Like Son si assiste proprio a una scena di bagno collettivo di famiglia, quasi a confermare il legame con un figlio acquisito da cui ci si dovrà separare. Come in quel film, assume ancora importanza il cibo, ripreso in dettaglio, e la sua preparazione, rito di vita domestica.
A proposito di Still Walking Korreda affermava: «Nel corso della giornata, apparentemente tranquilla come un mare piatto, la marea sale e scende, e piccole onde increspano costantemente la superficie. In questo film ho contemplato e ritratto quelle piccole onde che riemergono nel corso di una vita. Non ci sono tempeste. Viene rivelato solo quello che precede e segue un evento drammatico. In altre parole mi sono concentrato sulle premonizioni e sui riverberi dell’esistenza, perché sono convinto che sia lì che si nasconde l’essenza della vita». Quello di Koreeda è un cinema dei riverberi, dove le tensioni narrative si stemperano, dove ogni conflitto drammatico è rinviato o eluso. Dove si cercano le simbologie della natura, le stagioni, dell'anno e della vita con la loro ciclicità. Una delle prime cose che dice uno dei bambini scambiati, è proprio la sua stagione preferita, l'estate. Su un fiume che scorre avviene proprio una riunione delle due famiglie. Le immagini della natura, i ciliegi in fiore, si alternano a quelle dei centri commerciali, di parchi giochi. Il conflitto tra natura e cultura, tradizione e modernità è poi riassunto nella coltura idroponica, esempio di natura artificializzata. Ricorrono i treni che passano, ozuiani, e un'inquadratura riprende una grande nuvola, nella tradizione estetica nipponica uno dei simboli poetici della mutabilità e dell'evanescenza, che però è immobile. E poi il grande groviglio di tralicci e cavi dell'alta tensione che dominano le scene dei viaggi in auto, ripresa in campo lunghissimo, di una famiglia quando va a incontrarsi con l'altra. Le strade che divergono e si riunificano.
Premio della giuria al festival di Cannes 2013.


paese: Giappone
anno: 2013
regia: Koreeda Hirokazu
sceneggiatura: Koreeda Hirokazu
attori: Fukuyama Masaharu, Ono Machiko, Maki Yoko, Lily Franky, Fubuki Jun, Kiki Kirin, Kunimura Jun, Morisaki Megumi, Natsuyagi Isao, Ninomiya Keita




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