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Real (2013)

Saturday, 14 September 2013 10:06 Emanuele Sacchi Film - Giappone
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real_0Dopo cinque anni di esilio volontario dal grande schermo - un'eternità per uno stakanovista come Kurosawa Kiyoshi - occupati soprattutto dalla serie tv Penance (Shokuzai), transitata alla Mostra del cinema di Venezia nel 2012, il regista nipponico torna dietro la macchina da presa per Real, un’opera che è insieme sintesi di temi trattati e tentativo di rinnovare linguaggio e approccio. Benché si tratti della trasposizione di un romanzo - A Perfect Day for a Plesiosaur di Inui Rokuro - i temi sono quelli cari al regista e che caratterizzano così fortemente la sua poetica: lo studio dell'imperscrutabile mondo sospeso tra la vita e la morte, che Kurosawa ha avuto il coraggio di mettere più volte in scena nelle sue opere, e di quel limbo altrettanto misterioso che separa la realtà dal sogno, la parte cosciente da quella subcosciente di noi.

Real ha il merito di intrecciare i due universi liminari in un unico puzzle inestricabile di ricordi e rimozioni, colpe e perdoni, agevolando il coinvolgimento dello spettatore nelle spire della trama grazie alla classe della messinscena: ambienti asettici e inquadrature fisse, lenti movimenti di macchina che guidano in un intreccio complicato da doppi e tripli piani di narrazione, tendenti all'infinito come le menzogne che l'inconscio umano è capace di raccontare alla propria parte cosciente.
Ancora un ragazzo in coma - come in License to Live (1999), di cui Real pare quasi il negativo -, ancora una vita prematuramente arrestata senza sapere se il tasto premuto è quello di pausa o di stop; e di nuovo un confronto con i fantasmi del rancore, come nelle molte pagine horror di Kurosawa, e nello splendido Retribution (2006) in particolare. Ma il confronto con i lavori precedenti è interessante e ricco di rimandi quanto impietoso: Real manca della forza di suggestione del primo Kurosawa, scegliendo di spiegare, anche verbosamente, quel che non riesce a suggerire avvalendosi di poche indimenticabili (e magari imperscrutabili) immagini. Il colpo di scena, a tre quarti di film, ribalta quanto fin lì appurato e considerato certo, ma finisce per semplificare e svilire i mondi escheriani lasciati solo intravedere, ricorrendo alle capacità della CGI per visualizzare in una realtà virtuale temi da manuale scolastico di psicoanalisi. Con uno svolgimento e una risoluzione sempre più prevedibili, innocui e tranquillizzanti.


paese: Giappone
anno: 2013
regia: Kurosawa Kiyoshi
sceneggiatura: Tanaka Sachiko, Kurosawa Kiyoshi
attori: Sato Takeru, Ayase Haruka, Horibe Keisuke, Koizumi Kyoko, Matsuhike Yutaka, Nakatani Miki, Odagiri Jo, Sometani Shota



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