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Emperor Tomato Ketchup (1971)

Monday, 23 September 2013 10:25 Giuseppe Sedia Film - Giappone
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emperor_tomato_ketchup_0Parabola unica, quella di Terayama Shuji nel cinema nipponico. La sua figura va assegnata al girone degli iconoclasti come Fassbinder e Pasolini negli anni Settanta. Sebbene l’artista giapponese sia lungi dall’essere considerato un cineasta della domenica, l’ondata di riconoscimenti postumi non è ancora arrivata dal circuito festivaliero che conta. E forse è proprio la profilicità ad aver penalizzato il cinema intermittente di Terayama, messo in ombra da un’attività teatrale febbrile con la compagnia Tenjo Sajiki.

Se il suo tentativo di dare forma all’irrappresentabile, adattando sullo schermo I canti di Maldoror (1869) - opera proto-surrealista di Lautréamont - offre una misura della sua ambizione, è con il distopico Emperor Tomato Ketchup (Tomato Kechappu Kotei) che Terayama riesce a portare a pieno compimento la sua poetica. Con questa pellicola Terayama riprende una riflessione cominciata con la radiocronaca wellesiana Adult Hunting (Otona-gari, 1960), con cui l’artista nipponico aveva scatenato il panico tra gli ascoltatori racconto di una fittizia caccia all’adulto inaugurata da una rivolta giovanile in corso a Tokyo.
Il ketchup, simbolo del male nella sua banalità conformistica, diventa l’emblema di un regno distopico in cui gli adulti vengono sottomessi e seviziati da un governo di bambini in divisa militare con la sigaretta in bocca. È nel rovesciamento totale dei valori che Terayama aggiorna la lezione anarchica di Jean Vigo, sessualizzando il messaggio di rivolta sociale di Zero in condotta (1933). Ma il messaggio di contestazione contro le autorità passa attraverso il tentativo di dare una forma visibile alla sessualità infantile: in una delle scene conclusive di Emperor Tomato Ketchup, l’infante Imperatore in bicorno napoleonico è sommerso dagli effluvi amorosi di tre donne adulte in parrucca bionda.
Usui Takase, assistente di Terayama, ha ammesso che l’idea di montare una versione di 27 minuti sia stata dello stesso regista. Nella versione apocrifa di 75 minuti rimasta in 16 millimetri e poi scartata dallo stesso cineasta, la pellicola è stata virata in rosa: omaggio cromatico alla pop art di Yokoo Tadanori, storico collaboratore del Tenjo Sajiki.


paese: Giappone
anno: 1971
regia: Terayama Shuji
sceneggiatura: Terayama Shuji
attori: Tari Salvador, Niitaka Keiko, Apollo Taro, Hashimoto Mitsufumi, Abashiri Goro




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