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Space Pirate Captain Harlock / Capitan Harlock (2013)

Thursday, 20 February 2014 18:15 Francesco Nicodemo Film - Giappone
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capitan harlock 2013 0Preceduto da una colossale campagna pubblicitaria, culminata con la presentazione, Fuori Concorso, alla 70ma Mostra del cinema di Venezia, e conclusa la distribuzione cinematografica in patria, Capitan Harlock è salpato all'arrembaggio degli schermi 3D di quasi tutto il pianeta: sono infatti ben 78 i paesi che ne hanno acquistato i diritti. Era d'altra parte bastato l'annuncio della realizzazione del lungometraggio per attirare l’interesse della stampa, anche e soprattutto non specializzata, in quanto il personaggio di Capitan Harlock è entrato a pieno titolo nell’immaginario collettivo di più di una generazione, per via del grande successo della serie tv a lui dedicata nel 1978-79.

Si è parlato di un ritorno in grande stile del character dopo ben 35 anni, e di una sorta di sua modernizzazione ottenuta dal balzo dalla tradizionale animazione 2D, realizzata interamente a mano e invero piuttosto povera, che caratterizzava la serie tv classica, all’avveniristica animazione in 3D nativo, realizzata interamente al computer, del film di oggi. L’affermazione di cui sopra, in realtà, dimostra quanto Tōei Animation, casa realizzatrice dell’opera, abbia colto nel segno con questa produzione, riuscendo a rimettere il personaggio di Harlock sotto i riflettori a beneficio soprattutto del grande pubblico, quel pubblico, cioè, di non appassionati di anime giapponesi, che non si è accorto che il pirata spaziale, creato dalla fantasia di Matsumoto Leiji, non è mai stato davvero lontano dagli schermi, e che ha già subito nel tempo diversi restyling.
Nel 1978-79 la celeberrima serie tv Capitan Harlock presenta per la prima volta la figura del pirata spaziale che, con il suo equipaggio di 40 membri, vaga per il cosmo a bordo dell’astronave Arcadia, il cui computer contiene l’anima del migliore amico di Harlock, Tochirō, inventore dell’astronave stessa. Sebbene la Terra del tempo sia governata da inetti, che mantengono l’umanità in una sorta di annichilente torpore, Harlock la protegge dalle terribili mazoniane, donne vegetali antiche dominatrici del nostro pianeta, per amore della piccola Mayu, la figlia di Tochirō, e della piratessa spaziale Emeraldas. Nel 1982-83, con il film L’Arcadia della mia giovinezza e la successiva serie tv Capitan Harlock SSX, Matsumoto Leiji racconta gli anni giovanili del pirata, impegnato a fianco dell’amico Tochirō, all’epoca ancora vivente, contro gli alieni di Illumidus che dominano la Terra. Nel 1999 è la volta di Harlock Saga, una miniserie uscita direttamente per il mercato home-video in cui Harlock e i suoi compagni reinterpretano, in chiave fantascientifica, la saga wagneriana dell’anello del Nibelungo. Nel 2001 esce la serie tv Cosmo Warrior Zero, che mostra le avventure di un giovanissimo Harlock, al comando della corazzata Death Shadow, braccato, in quanto pirata, dal capitano della flotta spaziale terrestre Zero. Nel 2002-2003, infine, è la volta della serie home-video Capitan Harlock Endless Odyssey, diretta da Rintarō, il regista della prima mitica serie televisiva, e sequel della stessa, in cui il capitano deve affrontare la minaccia dell’entità ancestrale Noo, in grado di dominare il cosmo attraverso la paura. Essendo l’universo di Matsumoto Leiji, il cosiddetto “Leijiverse”, un corpus unico e coeso, sebbene contraddittorio in più punti, Harlock è inoltre apparso come guest star in animazioni dedicate ad altri personaggi del grande autore giapponese, Galaxy Express 999 su tutte.
Se ci si spinge a prendere in considerazione anche i manga di Matsumoto, si scopre che Harlock vi compare fin dagli anni Sessanta, e non solo come pirata spaziale al comando della Death Shadow prima e dell’Arcadia poi, ma anche come pilota dell’aviazione tedesca durante la seconda guerra mondiale, come esploratore a bordo di un aereo biplano, come comandante di un dirigibile, come pistolero nel west (in Gun Frontier, opera trasposta anche in una serie tv nel 2002). Il rinnovamento del personaggio approntato da questo film non è che l’ultimo di una lunga serie.
Nemmeno il ricorso all’avveniristica animazione computerizzata 3D deve stupire più di tanto. Matsumoto Leiji, infatti, è da sempre un pioniere nella sua arte, alla continua ricerca di nuove forme espressive e interessatissimo alla sperimentazione di molteplici tecniche. Esempi di animazione al computer in grado di dare effetti tridimensionali sono presenti nei suoi anime fin dalla serie per l’home-video Queen Emeraldas (1998-99), e il grande autore giapponese è stato tra i primi a comprendere le potenzialità di internet al punto da realizzare manga e anime espressamente pensati per il web, come il fumetto L’anello del Nibelungo, dal secondo ciclo in poi (1998-99), e il disegno animato Galaxy Express 999 l’immortale orbita spaziale (2003).
Capitan Harlock rappresenta un ulteriore tassello del lungo cammino dell’autore, vertice della sua opera, certo, ma non ancora punto d’arrivo, considerata anche l’intenzione dello stesso Matsumoto, espressa a chiare lettere durante la conferenza stampa di Venezia, di rimanere in attività il più a lungo possibile. Il film stupisce per la bellezza del 3D, che si dimostra essere non certo inferiore a quello delle blasonate produzioni hollywoodiane, e per la solidità della trama, e riesce nel non facile compito di far convivere armoniosamente le tematiche care a Matsumoto con le esigenze narrative della cinematografia moderna. Per assicurare questo risultato, Tōei Animation mette il proprio staff a disposizione di un team creativo di comprovata esperienza, ossia del regista Aramaki Shinji, già avvezzo al 3D per Appleseed (2004), e dello sceneggiatore Fukui Harutoshi, reduce dall’ottima prova svolta su Gundam UC. Novità anche per quanto riguarda i doppiatori originali dei protagonisti, scelti tra attori cinematografici, e non tra professionisti del leggio. Harlock è interpretato da Oguri Shun, mentre Yama ha la voce di Miura Haruma.
Il film è ambientato in un lontano futuro, o forse in un remoto passato, in cui l’umanità si è espansa nello spazio fondandovi molte colonie. Dopo un lungo periodo di lontananza da casa, negli uomini rinasce il desiderio di tornare sulla Terra, allo stato però insufficiente a ospitare gli ormai 500 miliardi di persone sparse per il cosmo. Ha così luogo una sanguinosa disputa, denominata “Guerra di Come Home”, per il diritto di residenza sulla Terra, che si conclude con la creazione di un organismo governativo, detto “Gaia Sanction”, che dichiara inviolabile il pianeta e ne interdice a chiunque l’accesso. È a questo organismo che si oppongono Capitan Harlock e i suoi pirati, forti dell’avveniristica Arcadia, un’astronave dotata di autonomia illimitata perché alimentata dal motore a dark matter, un motore a energia perpetua sviluppato dalla civiltà aliena dei Nibelunghi. Per eliminare definitivamente il capitano, il comandante della Gaia Fleet, Ezra, infiltra sull’Arcadia il fratello minore Yama.
Rispetto alla serie classica del 1978-79, quella più nota al pubblico, il personaggio di Harlock (già comunque passato, come si è detto, attraverso varie riscritture) appare più “tridimensionale”, in linea con gli eroi “oscuri” in voga nella cinematografia attuale. È sempre intriso di fervore per i propri ideali di libertà, tipico marchio di fabbrica di Matsumoto, e, sul punto, indisponibile a qualsivoglia compromesso, ma non è più un personaggio senza macchia. Al contrario, porta su di sé l’enorme peso di un errore commesso proprio per l’eccessiva fedeltà ai suoi convincimenti libertari, ed è tormentato dal senso di colpa, alla ricerca di un modo per porre rimedio a quanto da lui stesso involontariamente causato.
Detto modo è quello di riavvolgere il tempo per riportarlo al lontano passato in cui gli uomini abitavano serenamente la Terra, cosa realizzabile attraverso il disfacimento dei “nodi temporali”, sorta di tappi che legano le scuciture del tempo, sciogliendo i quali sarebbe possibile eliminare le restrizioni proprie del principio di causalità. Questa possibilità è in linea con la concezione del tempo propria di Matsumoto. Nel suo universo, infatti, il tempo non è rettilineo, ma circolare, a formare un moto perpetuo in cui il futuro più remoto equivale all’istante appena trascorso (il che spiega perché il film sia ambientato “in un lontano futuro, o forse in un remoto passato”). È l’esemplificazione dell’eternità tanto cara al grande autore giapponese, che non a caso ha scelto come primo ideogramma del suo nome d’arte il carattere del numero 0, a indicare un cerchio continuo che non termina mai.
Anche gli altri personaggi subiscono un’evoluzione rispetto alla serie tv degli anni Settanta. Kei è decisamente più forte e mascolina, ma al tempo stesso più affascinante. Yattaran smette di essere una macchietta e diventa uno dei membri più valorosi, se non il più valoroso, dell’equipaggio. Significativo, da questo punto di vista, è che parli in un normale giapponese, e non in dialetto, come invece avveniva nell’anime classico, e che sia stato eliminato ogni riferimento alla sua passione per il modellismo. Mime, l’aliena che ha dedicato la sua vita a Harlock e all’Arcadia, non subisce significative variazioni di personalità, ma viene presentata come l’ultima della stirpe dei Nibelunghi, mentre in precedenza era un’aliena proveniente dal pianeta Jura, stella in cui l’alcol costituisce la base dell’alimentazione, chiamata Mime semplicemente a titolo di omaggio alla saga wagneriana di cui Matsumoto è da sempre grande estimatore.
I personaggi inediti creati per questo lungometraggio sono numerosi, tra essi spiccano senz’altro i fratelli Ezra e Yama. Seppur completamente nuovi, i due si incanalano nei binari classici della poetica di Matsumoto. Il primo è ciecamente fedele all’autorità, in questo caso rappresentata dalla Gaia Sanction, ma nel momento decisivo sa riconoscere dove stia la ragione, e agire di conseguenza (il parallelismo con Kiruda della serie classica è abbastanza evidente). Il secondo è inviato a bordo dell’Arcadia per uccidere Harlock, ma l’esperienza al fianco del capitano lo cambia, rendendolo uomo, e facendolo così assurgere a personaggio “in cammino di maturazione”, onnipresente nelle opere del grande maestro nipponico (nella serie classica questo ruolo era ricoperto da Tadashi Daiba).
Grazie alla magia del 3D, il film scorre verso un epilogo dominato dal concetto di rinascita in grado di lanciare Harlock e il suo simbolo verso quell’eternità tanto cara a Matsumoto, a ulteriore dimostrazione del fatto che l’opera ammanta di un nuovo, avveniristico vestito quegli stessi concetti e quella stessa poetica che hanno reso possibile al personaggio, e più in generale all’universo di questo autore, di fare breccia nei cuori di più di una generazione di spettatori.


paese: Giappone
anno: 2013
regia: Aramaki Shinji
sceneggiatura: Fukui Harutoshi, Takeuchi Kiyoto
attori: -



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