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Hana-dama (2014)

Friday, 31 October 2014 11:40 Stefano Locati Film - Giappone
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hana dama 0 Sato Hisayasu è uno dei registi di punta della rinascita dei pinku eiga tra fine anni Ottanta e anni Novanta, tra i più radicali nell'unire il gore e il grottesco al sesso, con pellicole come Lolita Vibrator Torture (1987), The Bedroom (1992) o Naked Blood (1996), oltre al coraggioso Muscle (1989), uno dei pochi film appartenenti al genere ad affrontare l'omosessualità maschile. Nel nuovo millennio Sato ha tentato un approccio sempre radicale, ma fuori dai confini del pinku, come nell'omnibus Ranpo Noir (2005) e in Love & Loathing & Lulu & Ayano (2010). Con Hana-dama, supportato dalla sceneggiatura di Imaoka Shinji (regista di pinku altrettanto noto), affronta di petto il tema caldo del bullismo nelle scuole, irrorandolo con la solita dose di violenza e deragliamenti surreali.

Mizuki è una liceale recentemente trasferitasi in una nuova scuola. In classe diventa la vittima designata di un gruppetto di compagne, che la maltrattano quotidianamente, ad esempio costringendola a rimanere chiusa in un armadio fino a che non si fa la pipì addosso. Mizuki è però decisa a sopportare le umiliazioni, in attesa del liberatorio diploma. Gli unici ad aprire un canale di comunicazione con lei sono Kirie, ragazza timida e passiva, e Shibanai, outsider che salta spesso le lezioni per rifugiarsi in un magazzino abbandonato. Ben presto però anche i due amici diventano vittime dei maltrattamenti dei compagni e dei sadici professori. D'altra parte a casa la situazione non è migliore, con genitori distanti e ormai alienati dalla realtà.
Hana-dama ha una struttura piuttosto semplice, che parte dall'accumulo di molestie sempre più atroci per arrivare all'esplosione catartica finale. Il crescendo è però costantemente reso interessante da innesti grotteschi e sempre più bizzarri, fino all'incursione onirico-surreale della mezz'ora finale, con il gigantesco fiore-spora che cresce sulla testa di Mizuki. L'intreccio è tenuto al minimo, prevale l'esposizione particolareggiata delle diverse forme di bullismo, quasi come in un catalogo di bassezze, ma è proprio l'unione dei singoli istanti a dare al film il senso di oppressiva angoscia che lo permea. Non guastano l'aspetto volutamente e dichiaratamente lo-fi degli effetti visivi e la piccola parte di Fujiwara Kei, la regista di Organ (1996) e Id (2005), nonché storica protagonista del primo Tetsuo (1989). Il limite, intrinseco nella scelta stilistica alla base della narrazione, è quello di appiattirsi in una esposizione piana del fenomeno che prende in esame, il bullismo, che rimane un semplice dato di fatto, condannato peraltro in maniera piuttosto superficiale e didascalica, lasciando con la sensazione che sia soltanto il pretesto per potersi sbizzarrire in scene dal forte impatto visivo. Resta comunque un film capace di superare la coltre dell'ipocrisia.



paese: Giappone
anno: 2014
regia: Sato Hisayasu
sceneggiatura: Imaoka Shinji
attori: Sakuragi Rina, Shimamura Maika, Asada Shun, Nakamura Eriko, Abe Tomori, Ijima Daisuke, Tomari Tei, Suwa Taro, Fujiwara Kei

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