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Gun Woman (2014)

Thursday, 06 November 2014 13:43 Stefano Locati Film - Giappone
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gun woman 0Scampagnata statunitense nel territorio del grottesco con vasche di sangue, nudità assortite e inconsequenzialità di vario grado. Mitsutake Kurando prova a fare il Tsukamoto Shinya con ormone impazzito, ma non raggiunge neanche il grado di Iguchi Noboru della porta accanto. Gun Woman rimane una riscrittura al ribasso di Nikita con aggiunta di necrofilia, cannibalismo, operazioni chirurgiche impossibili e un piano delirante orchestrato da un dottore vendicativo che si fa chiamare Mastermind (chapeau!).

Il figlio del boss Hamazaki (ritratto, in foto, in un cameo infinitesimale, dal grandissimo Nakadai Tatsuya) è uno svitato pervertito con riporto e occhi strabuzzati: ruba, uccide, violenta e se la ride come se non ci fosse un domani. Il suo vizio più sentito è quello di recarsi in una centrale nucleare dismessa nel mezzo del deserto per abusare di cadaveri, protetto da tre guardie dalla professionalità discutibile. In passato detto stinco di santo ha violentato e ucciso la moglie del sopracitato dottore, lasciando lui storpio e cieco da un occhio. Per vendicarsi, Mastemind non fa altro che comprare una tossica al mercato nero, la ripulisce, l'addestra, le cuce dentro varie parti del corpo una pistola, la mette in stato di morte apparente e la spedisce nella centrale nucleare perché faccia una strage, previa estrazione della pistola dalle suture. Il tutto naturalmente prima che muoia dissanguata. Se non bastasse questo, c'è la cornice narrativa di un killer e il suo autista che, dopo aver ucciso una donna che fa la doccia, scorrazzano in macchina raccontandosi la storia di questo piano geniale: c'è una spiegazione, ma è talmente risibile che non vale la pena menzionarla – è chiaro che le parti con i due sono aggiunte solo per superare l'ora di minutaggio.
Gun Woman cerca di inserirsi nel filone splatter-grottesco-demenziale giapponese, ma fatica a trovare un pur minimo senso, perché si prende enormemente sul serio, persino nelle battute che dovrebbero smascherarne la natura postmoderna, con le citazioni di Luc Besson e delle trovate folli dei manga snocciolate tra assassino e autista. Asami, ex attrice dell'industria AV, ha un volto da dura interessante, ma non ha per niente il fisico né da tossica né da macchina assassina: ha una sola battuta in tutto il film, per il resto rimane passiva ed equilibrata, subendo docile la follia di Mastermind. C'è però da dire che nella sequenza clou della strage, si impegna assai, nuda con guanti e pistola, ricoperta di sangue finto. E questo è quanto.



paese: Giappone
anno: 2014
regia: Mitsutake Kurando
sceneggiatura: Mitsutake Kurando
attori: Asami, Narita Kairi, Kamata Noriaki, Matthew Miller, Dean Simone, Marco Ballare, Marianne Bourg, Agata Toshiya



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