964 Pinocchio (1991)

964_pinocchio_0Pinocchio è un cyborg da piacere che viene venduto a una signora ricca e lasciva. Il modello è però difettoso, e la proprietaria se ne sbarazza, abbandonandolo in strada. Pinocchio inizia a vagare senza meta per la metropoli e viene trovato da Himiko, una reietta che passa il tempo seduta sui marciapiedi a scrutare con un binocolo i passanti. La ragazza lo prende sotto la sua ala protettrice e lo nasconde da un gruppo di inseguitori, intenzionati a riportare il cyborg nel laboratorio in cui è stato creato. Mentre gli insegna a parlare, Himiko è però inaspettatamente mutata nel profondo dalla semplice presenza del misterioso essere. Un processo irreversibile destinato a sconvolgere il futuro di entrambi...
964 Pinocchio è un esempio spiazzante e debordante di cinema underground, non compromesso nella forma, lontano dalle logiche della narrazione e della linearità. Più che cinema estremo, sarebbe però meglio chiamarlo cinema spazzatura. Non in senso dispregiativo, ma perché utilizza gli scarti della discarica dell'immaginario, riciclando i materiali sonori e visivi in nuove modulazioni. Quello di Fukui Shozin è infatti un cinema fatto di scampoli - masticato, abbandonato e ripudiato dalla cultura di massa. Un cinema di fluidi, di vomito, di urla, di rumori e clangori che si fondono e si riverberano in dissonanze di volta in volta grottesche, sproporzionate, dodecafoniche. Privo di un baricentro, il film non ha bisogno del sostegno di una trama articolata, perché poggia su sensazioni primordiali, di impatto immediato, affondando con decisione nelle spirali del caos, tra metafisica del dolore ed esistenzialismo da fumetto. Procedendo per associazioni d'immagini e alchimie metalliche, la storia si dispiega come in un incubo allucinato e decadente, sviscerando i temi della fusione dei corpi e delle menti, dei poteri psichici che debordano nel reale, della polverizzazione dei legami social-industriali. Un film al confine con le video installazioni (non a caso all'epoca dell'uscita il regista girò i cinema giapponesi presentando il film come un happening, montando casse gigantesche per far riverberare i bassi), che prosegue e conferma il dilaniante percorso di Ishii Sogo e si apparenta agli esordi di Tsukamoto Shinya.
964 Pinocchio è un saggio scostante, furente e a tratti irritante sull'alienazione. Risibile cercare di comprenderlo, impossibile semplicemente guardarlo - o fruirlo: per apprezzarlo va fatto penetrare sottopelle, ma è un processo difficoltoso, abnorme, meccanico, soprattutto doloroso. Per questo non è film per tutti, anzi, al contrario, è film per pochi, decisamente pochi.


paese: Giappone
anno: 1991
regia: Fukui Shozin
sceneggiatura: Fukui Shozin
attori: Suzuki Hage (Pinocchio), Onn Chan (Himiko), Hara Kyoko, Kita Koji, Mikutei Ranyaku