All Mixed Up / Manji (1964)

all_mixed_up_0Riduzione del romanzo Manji di Tanizaki Junichiro, uscito originariamente sul finire degli anni '20 e in italiano pubblicato come La croce buddista . La catena di amori incrociati tra i quattro protagonisti, trasposta nel Giappone coevo, rifulge di un erotismo insinuante, rilucente, rabbioso. Sonoko e Kotaro sono sposati, ma non troppo affiatati. Lui ha dovuto chiedere un prestito al padre di lei per proseguire nel lavoro, mentre lei è perennemente annoiata: per questo frequenta una scuola d'arte, dove conosce la bellissima Mitsuko. Per una voce di corridoio messa in giro ad arte, le due donne iniziano a frequentarsi: Sonoko, attratta in modo infantile e voluttuoso dalla bellezza, finisce con l'innamorarsi della giovane. Salvo poi scoprire, nel peggiore dei modi possibili, che Mitsuko è fidanzata con Eijiro, ragazzo aggressivo e possessivo che è disposto a tutto pur di non perderla. L'amore è un'ossessione tragica, che trascina nel baratro tutto quello che incontra. Proprio come nella croce uncinata evocata dal titolo, i quattro protagonisti sono costretti a spingersi verso gli altri nel tentativo di afferrarli, e possederli. Speranza vana, destinata ad alimentare una spirale di distruzione. Epicentro della discesa nel deliquio è Mitsuko, che diventa oggetto evanescente degli sguardi e dei desideri prima di Sonoko, poi di Eijiro, infine anche di Kotaro. È in questo movimento interrotto che si nasconde il fascino della macchinazione di Masumura, che traspone fedelmente il senso del romanzo, aggiungendo una metafora di divinizzazione per l'irraggiungibile Mitsuko, equiparata alla dea della misericordia Kannon.
All Mixed Up, noto anche come Swastika, e all'epoca fugacemente distribuito in Italia con l'improbabile titolo La casa degli amori particolari, pecca di verbosità. I dialoghi, taglienti il giusto, non lasciano però talvolta spazio alla messa in scena, risultando ridondanti. Si aggiunge una certa pruriginosa compiacenza nel mostrare la bisessualità femminile, trattata con voyeurismo tipico di un certo sguardo maschile. Nel complesso però Masumura, a differenza di Liliana Cavani, che nel 1985 trasse ispirazione dallo stesso racconto di Tanizaki per Interno berlinese , riesce nell'impresa di dare corpo al dedalo pulsionale di carta senza trasformarlo in un banale gioco d'esotismo e trasgressione (nel caso della Cavani al rampante regime nazista). Su tutto domina la capricciosa e caparbia bellezza di Wakao Ayako.


paese: Giappone
anno: 1964
regia: Masumura Yasuzo
sceneggiatura: Shindo Kaneto
attori: Wakao Ayako (Mitsuko), Kishida Kyoko (Sonoko), Kawazu Yusuke (Eijiro), Funakoshi Eiji (Kotaro ), Mitsuda Ken