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Antenna (2003)

Tuesday, 16 November 2010 01:33 Matteo Di Giulio Film - Giappone
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antenna_0Antenna è spiazzante, ammorbante, un thriller talmente effimero e misterioso da rasentare l'incomprensibilità; un dramma dilagante che parte da un presupposto semplice - e abusato nel cinema horror nipponico - per svilupparlo in maniera ellittica, creando atmosfere morbose e giocando sul non detto e sulle amnesie.

Gli ingredienti, da un romanzo di Randy Taguchi: una bambina scomparsa, due fratelli disadattati, una madre distrutta dal dolore, un suicidio e una morte improvvisa, una regina sadomaso comprensiva, un po' di sangue, un po' di sperma, una casa forse maledetta, sogni ad occhi aperti (e chiusi) e anche un pizzico di pedofilia. In fondo è una specie di dramma psicanalitico sulla perdita e sull'accettazione del dolore, ogni tanto passa ad atmosfere macabre da horror / thriller, ogni tanto diventa quasi intimista, memore del Lynch più sfrenato e dei provocatori del surrealismo («un ingombrante pastrano stregonesco, polveroso e misticheggiante, rutilante piuttosto che realmente profondo» (1)).
Il percorso del fratello della potenziale vittima - è morta? E' stata rapita? E' stata uccisa? Non ci sono risposte facili - è un rituale che parte dalle sue lacune mnemoniche e attraverso la sofferenza fisica e il sesso - il sadomaso come novella psicanalisi? - gli permette di riscoprire, tra le lacrime, un passato doloroso e rimosso. Poco conciliante, autoriale tassello di una poetica nichilista, questo nuovo lavoro del ventinovenne regista dell'altrettanto forte Kichiku e di Hole in the Sky è un incubo estremo - che ricorda per temi gli eccessi (deprivati dello splatter) di Naked Blood -, fisico, extrasensoriale (la presunta antenna che mette in contatto un bambino con l'aldilà) e amorale (la madre che vuole che il figlio si travesta da femmina per impersonare la sorella scomparsa). Premessa e ammissione doverosa: è difficile, in tutta sincerità, capirne più del 70/80%; facile invece farsi affascinare e trascinare in un vortice surreale, un ermetico girovagare attraverso sensazioni opposte, oscure e ammalianti. Presentato al Festival di Venezia e ingiustamente trascurato: chi non si è addormentato in sala, per risvegliarsi e proclamarsi indignato, potrà confermare l'estrema potenza di un prodotto non soggiogato a nessuna regola.

Note
1 Una frase originariamente riferita a Alejandro Jodorowsky ma perfettamente calzante: vedi in proposito l'episodio del maestro feng shui che analizza la casa a caccia di uno scoop inesistente. Cfr. Roberto Curti - Tommaso La Selva - Sex and violence - Percorsi nel cinema estremo (Lindau, 2003 - pag. 132).


paese: Giappone
anno: 2003
regia: Kumakiri Kazuyoshi
sceneggiatura: Ujita Takashi, Kumakiri Kazuyoshi
attori: Kase Ryo (Yuchiro), Kobayashi Akemi, Kizaki Daisuke, Koichi Mantaro, Ohmori Hiroshi, Uzaki Ryudo, Asaoka Megumi

 

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