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Atragon (1963)

Tuesday, 16 November 2010 01:42 Riccardo Rosati Film - Giappone
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atragon_0Caposaldo del sottogenere della fantascienza giapponese che tratta le cosiddette "fantatecnologie", ciononostante non si può annoverare tra i capolavori del maestro Honda. Quest'ultimo, mentore del cinema fantastico nipponico, con Atragon non ci regala una storia socialmente impegnata come al solito. Tuttavia, non è una pellicola del tutto priva di interesse. La trama riprende uno spunto conosciuto: un'antica civiltà scomparsa che ritorna per minacciare l'Umanità. Solitamente è Atlantide, ma in questo caso trattasi dell'antico Impero Mu, il quale, dopo secoli di isolamento nel fondo degli abissi, vuole ribadire la propria preminenza sugli abitanti di superficie. La sua tecnologia è sì antica, però ancora superiore a quella del resto del pianeta. Unica speranza per la Terra è Atragon, un super sommergibile costruito segretamente dal capitano Jinguji, da anni creduto morto. Alla sua ricerca parte un gruppo di valorosi, inclusa la figlia Makoto. Trovatolo, scoprono come costui rifiuti di schierarsi contro gli abitanti di Mu. Per Jinguji Atragon serve esclusivamente a ristabilire la gloria del Giappone; ma le suppliche della figlia lo convincono infine a ordinare l'attacco contro gli invasori degli abissi, confermando così la schiacciante superiorità della sua nave su quelle nemiche. La razza umana è salva.
Esempio di nave invincibile, cara anche al mondo dei fumetti (Star Blazers e Capitan Harlock), con Atragon Honda presenta una storia di suggestivi scontri navali; malgrado gli effetti speciali approssimativi dell'onnipresente Tsuburaya. La trama continua solo parzialmente la vocazione di denuncia sociale del regista; se con Gojira/Godzilla si è voluto "gridare" contro la follia atomica, in Atragon è il militarismo giapponese degli anni '30-'40 a essere sotto accusa. Attraverso l'ostinato patriottismo di Jinguji viene descritto il delirante sciovinismo che portò al dramma della guerra nel Pacifico. Honda affresca una forte autocritica nazionale in forma di film a sfondo fantastico, in cui comprendiamo tutta la voglia di riscatto e di accettazione di un paese considerato per anni come l'assoluto "tiranno dell'Asia".
Una produzione con qualche ingenuità e pressappochismo, ben lontana dall'eleganza formale dell'altra, stavolta grande, pellicola "fantatecnologica" del regista: Latitudine Zero (1969).


paese: Giappone
anno: 1963
regia: Honda Ishiro
sceneggiatura: Sekizawa Shinichi
attori: Tazaki Jun (capitano Jinguji), Takashima Tadao (Hatanaka Susumu), Fujiyama Yoko (Makoto), Uehara Ken (ammiraglio Kosumi)

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