404 Not Found

Not Found

The requested URL /track was not found on this server.

You are here:   Home Film Giappone Blind Beast (1969)

Blind Beast (1969)

Tuesday, 16 November 2010 17:11 Stefano Locati Film - Giappone
Print

blind_beast_0Aki, una modella, ha posato per un servizio fotografico e una scultura incentrate sul suo corpo. Giunta nella galleria che espone le opere, la ragazza trova un misterioso figuro che sta toccando morbosamente le sue curve scolpite nella statua. L'effetto di immedesimazione nel vedere la statua è tanto forte che Aki sente le mani dello sconosciuto su di sé. Si tratta delle stesse mani che ritrova poco tempo dopo, a casa sua, quando scopre che l'uomo, Michio, è un massaggiatore cieco, da lei chiamato per alleviare le tensioni della giornata. Ma il massaggio è solo una copertura. Michio è un artista desideroso di indagare nuove forme espressive: aiutato dalla madre, rapisce la modella e la rinchiude nello sperduto casolare di campagna in cui vivono. Qui Michio ha creato un gigantesco studio sensoriale che riproduce parti anatomiche femminili. In questo luogo allucinante e al contempo insinuante, Michio spiega che il suo scopo è dare forma a un'arte tattile, dato che il tatto è stato sempre trascurato. E Aki è la sua modella, la donna perfetta, che è deciso a immortalare a qualsiasi costo.
Ispirato a un racconto di Edogawa Ranpo originariamente apparso tra il 1931 e il 1932, ma infuso della sensibilità e delle ossessioni di Masumura Yasuzo, che riduce la continua ricerca del protagonista cartaceo a un unico, morboso caso, Blind Beast/Moju è un film fluttuante è claustrofobico. Intreccio, attori e location (tra cui sovrasta lo studio alchemico di Michio, ingombro di riproduzioni frattali del corpo) sono ridotti ai minimi termini, smussati per sottrazione ed ellissi. A partire da elementi basici sul genere di "un uomo rapisce una donna e la tiene prigioniera", già presenti in altri film, come ad esempio Il collezionista/The Collector (William Wyler, 1965), Masumura costruisce una rete incandescente di relazioni che esplora i rapporti uomo-donna, genitori-figli, artista-opera d'arte. Il nodo di sopraffazioni incrociate tra predatore e preda, l'intricato gioco edipico di sublimazione tra madre e figlio, in cui s'intromette l'amante, la dicotomia tra idea creativa e sua realizzazione materica sono elementi vivi di una narrazione ipnotica, che da sensuale si fa sempre più esplicitamente sessuale. Lo scarto è in effetti rappresentato dal passaggio di ruoli tra Michio e Aki. La donna, prima refrattaria, poi passiva, quindi macchinosamente alla ricerca di una via di fuga, si trasforma infine in una manipolatrice che arriva a controllare il suo carceriere. La feticistica escalation finale di mutilazioni e passione tra i due amanti, con la ricerca di dolore-piacere sempre più estrema, è la risultante della collisione di tutte le precedenti dicotomie: da attivi creatori d'arte, Michio e Aki diventano essi stessi opere d'arte modellate dai loro desideri masochistici, ormai febbrilmente disintegrati.
Masumura, precursore della noberu bagu/nouvelle vague giapponese nella seconda metà degli anni '50, costruisce un'evocativa metafora che riesce a prevalere sugli evidenti limiti strutturali. Il sesso, le relazioni umane, l'arte, non sono altro che una pericolosa ricerca di potere e possessione in bilico sul baratro della perdizione o, meglio, dell'auto-annullamento.


paese: Giappone
anno: 1969
regia: Masumura Yasuzo
sceneggiatura: Shirasaka Yoshio
attori: Funakoshi Eiji (Michio), Midori Mako (Aki), Sengoku Noriko (madre)

sitemap

Add comment

Effettuando il login si hanno più opzioni e non è necessario inserire il captcha a ogni messaggio.
Sono vietati messaggi discriminatori, offese o insulti, spam di qualsiasi tipo, incitamento alla pirateria informatica. I commenti che non rispettano queste semplici regole saranno eliminati senza preavviso dalla redazione.

Security code
Refresh

Share on facebook