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Boogiepop & Others (2000)

Tuesday, 16 November 2010 17:25 Stefano Locati Film - Giappone
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boogiepop_and_others_0Tutto nasce da dei racconti scritti da Kadono Kouhei e illustrati da Ogata Kouji a partire dal 1998. La serie - tra fantascienza, umori adolescenziali, orrore e mitologia - si guadagna una discreta schiera di fan, tanto che nel 2000 viene trasposta sia in un lungometraggio cinematografico dal vivo (tratto dal primo libro, Boogiepop wa Warawanai, ovvero Boogiepop non ride) che in tredici episodi animati per la televisione; mentre il cartone animato esplora un universo già formato e complesso, il film si concentra sulle premesse e funge da raccordo.

Narrato per frammenti ed ellissi, con un incedere denso di rimandi - nello stile caratteristico dei romanzi - Boogiepop & Others si configura come film per iniziati, prodotto difficilmente fruibile senza una predisposizione all'abbandono ai labirinti della trama. Eppure, a patto di riuscire a superare lo straniamento causato dalla raffica di volti, nomi e situazioni che si succedono sullo schermo, ci si ritrova immersi in un'atmosfera soffusa, dove pulsioni, sogni, realtà e incubi riescono a sfiorarsi. Il collante è la storia collettiva di un gruppo di liceali alle prese con i misteriosi accadimenti che turbano i dintorni della scuola. Sparizioni sospette, una droga dalle potenzialità sconvolgenti, presunti alieni e, sopra tutto, lui (o lei?), il Boogiepop, figura mitica di vendicatore, demone della morte, spirito in caccia della sua ragione d'essere. Esiste realmente o si tratta soltanto di un'illusione, di un archetipo creato dalla suggestione collettiva? La risposta non è univoca, e i salti tra irrealtà e verità dei sensi sfociano nella commistione permanente, nella tangibilità dello straordinario, specchio materializzato delle paure dei protagonisti - che si tratti di amore (Keiji nei confronti di Toka), attrazione (quella tra Naoko, Akio e Shiro) o semplice odio (del quale trasuda Saotome). La perdita dell'innocenza, l'apertura alla vita (o alla morte), la consapevolezza del male compiuto ("Anche se non te ne accorgi, la tua gentilezza può ferire gli altri, a volte" svela a un certo punto Naoko a Keiji), sono tutte componenti di quella essenziale fragilità che caratterizza il microcosmo adolescenziale qui eletto a modello, ritratto con una poetica prospettiva di genere (il fantastico vince sul piatto realismo).
La messa in scena sotto tono, spoglia, la fotografia non sempre all'altezza delle necessità cromatiche, la recitazione agitata, spesso monocorde, senza contare gli effetti speciali poco elaborati, incrinano in alcuni casi la sospensione dell'incredulità, ma non minacciano la confortante resa finale.


paese: Giappone
anno: 2000
regia: Kaneda Ryu
sceneggiatura: Kadono Kouhei, Murai Sadayuki
attori: Yoshino Sayaka (Toka), Kurosu Maya (Nagi), Kawaoka Daijirou (Keiji), Miwa Asumi (Naoko), Sawaki Tetsu (Akio), Terawaki Yasubumi (Echoes), Sakai Ayana (Minako/Manticore), Takano Hassei (Saotome)

 

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