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Bounce Ko Gals / Leaving (1997)

Tuesday, 16 November 2010 17:29 Stefano Locati Film - Giappone
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bounce_ko_gals_0Risa scende dal treno Sendai-Tokyo decisa a sfruttare le possibilità di una grande megalopoli per incrementare i suoi risparmi, in vista dell'imminente imbarco per New York, meta da sogno di una vita. Entrando in un microcosmo a rischio fatto di mezzi di sussistenza alternativi, piccoli raggiri e grandi truffe, Risa finisce col perdere tutti i soldi, scampando per miracolo a uno stupro.

In suo soccorso trova Jonko e Raku, due amiche-nemiche, giovanissime regine della notte, che si accollano il disperato compito di farle recuperare in pochissime ore la cifra perduta. È l'inizio di una folle avventura al neon, tra yakuza tutti d'un pezzo, adescatori dal cuore d'oro, ricchi pervertiti, potenti sadici, poveri farabutti...
La prima parte di Bounce Ko Gals (altrimenti noto come Leaving) sembra la solita stantia indagine sulle sottoculture giovanili, con quell'aggiunta di morbosità e voyeurismo immancabilmente legata alle enjo kosai (le liceali che frequentano anziani clienti in cambio di soldi o regali, balzate agli onori delle cronache proprio a metà anni '90) e all'universo adolescenziale femminile in genere, con tutto il portato sociologico rorikon (da "Lolita complex") di vecchi bavosi a caccia di uniformi alla marinaretta, indumenti intimi appena usati e video titillanti assortiti. Fortunatamente, dopo aver presentato i personaggi, Harada costruisce qualcosa di più: uno spaccato dell'adolescenza che è anche un pesantissimo spaccato del Giappone di oggi - un amalgama paradossale e contraddittorio di omologazione, istinti di ribellione, mercificazione selvaggia, riscoperta dell'io. In questo contesto la spiritata libertà delle tre protagoniste, e il senso di comunione che riescono a ricreare in una sola notte, trasforma un possibile documento di denuncia asettica e moralizzante in un inestimabile modello di alterità, in un orgoglioso urlo di appartenenza che è anche una dichiarazione di guerra ai conformismi coi paraocchi. Quando la società abbandona i giovani in un mondo disneyano dei balocchi votato a un capitalismo del brand e dell'ultima moda, l'unico sistema immunitario valido è lo sfruttamento intensivo dei bachi di sistema, col costituirsi naturale di nuovi legami identitari. Non mancano i tratti nostalgici legati ai topoi sulle zone d'ombra della crescita, ma nel complesso lo sguardo - con riprese contemplative gestite come si trattasse di un documentario - è empatico, frizzante, in qualche modo destabilizzante nel rifiutare qualsiasi presa di posizione aprioristica. Un film vitale, con una recitazione compassata e pulsante (non a caso le attrici, in gran parte esordienti al cinema, sono state premiate quell'anno ai principali festival giapponesi), che riesce a superare le barriere fino a insinuarsi sottopelle, con acuta, sorprendente semplicità.


paese: Giappone
anno: 1997
regia: Harada Masato
sceneggiatura: Harada Masato
attori: Okamoto Yukiko (Risa), Sato Hitomi (Jonko), Sato Yasue (Raku), Yazawa Shin (Maru), Murakami Jun (Sap), Yakusho Koji (Oshima), Momoi Kaori (Saki)

 

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