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Brothers and Sisters of the Toda Family (1941)

Wednesday, 17 November 2010 03:02 Valentina Verrocchio Film - Giappone
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brothers_and_sisters_toda_0Nel giorno del compleanno della mamma, le figlie e i figli ormai adulti e sposati vengono richiamati dopo la festa a Kojimachi, nell'antica tenuta della famiglia Toda, per l'improvvisa e scombussolante morte del padre.

Il padre lascia infatti dei debiti da pagare, e i figli sono costretti a smantellare la proprietà vendendo anche svariati oggetti d'arte. C'è poi il problema di dove far vivere la mamma e Setsuko, la figlia più giovane, appena diplomata e non ancora sposata. I parenti se le palleggiano di casa in casa controvoglia. A riequilibrare le cose ci pensa Shojiro, figlio sempre in viaggio e che aveva dato molte preoccupazioni al padre con i suoi modi di fare anticonvenzionali.
Subito dopo aver realizzato What Did the Lady Forget?, Ozu venne richiamato in Cina sul fronte della guerra sino-giapponese, dove rimase dal settembre 1937 fino al luglio 1939. Appena tornato mise in cantiere la sceneggiatura di The Flavour of Green Tea Over Rice, che però venne bloccato dalla Motion Picture Law, la legge di regime che a partire dal 1939 controllava ed eventualmente censurava tutte le sceneggiature dei film in via di produzione. Ozu scrisse allora con Ikeda Tadao Brothers and Sisters of the Toda Family, riuscì a passare il visto della censura, girò il film in allegria (tanto da citarlo come uno dei suoi film preferiti appunto per la bella atmosfera sul set), impiegò per la prima volta delle giovani star già molto famose, Takamine Mieko e Saburi Shin, e grazie a loro ebbe il primo vero successo di pubblico della sua carriera, nonché il primo premio Kinema Junpo, anche a causa del fatto che il regime incoraggiava ormai le pellicole dedicate alla famiglia tradizionale giapponese, tema, se non preferito, spesso frequentato da Ozu ben prima delle tendenze governative. Insomma una incredibile serie di circostanze favorevoli e un consenso pressoché totale, anche se, a ben guardare, Brothers and Sisters of the Toda Family, in modo defilato ma preciso (come erano sempre le idee e le convinzioni più pervicaci di Ozu) è un film filo-comunista! La non-storia, o meglio il percorso dei protagonisti, comincia alla morte di un padre che pur brav'uomo, era stato un grande commerciante che beveva troppo e aveva lasciato molte somme scoperte da pagare. La salda e genuina tradizione imprenditoriale giapponese quindi è, all'inizio del film, al tramonto. A raccoglierne l'eredità c'è l'affettata quanto ipocrita e ottusa adesione al decoro sociale messa in scena dai figli, gente sposata, attaccata al denaro, troppo indaffarata per curarsi dei parenti in difficoltà, e abbastanza ignorante in fatto d'arte (bel momento quello in cui Saito Tatsuo, con un'aria tra il losco e la presa in giro, enumera leggendoli da un libro contabile tutti i titoli dei dipinti posseduti dal padre, domandandosi quanti fra essi siano realmente di valore).
Ciò che succede in Brothers and Sisters of the Toda Family è molto simile a ciò che accadrà in Tokyo Story: due persone volenterose e di buon cuore, ma inutili ai fini di qualunque profitto, vagano di casa in casa ospiti di parenti stretti che falsamente cerimoniosi dimostrano subdolamente niente altro che il loro rifiuto. In Tokyo Story le persone vaganti sono un papà e una mamma venuti a Tokyo per vedere come si sono sistemati i figli. In Brothers and Sisters of the Toda Family si tratta di madre e figlia rimaste senza casa e senza soldi. La figlia guarda caso si chiama Setsuko, ossia il nome che Ozu dava a tutte le giovani ragazze frenate da una certa dolcezza e timidezza, ma dotate di un animo tradizionale, cioè provvisto di buon senso familiare, e con idee moderne riguardo al matrimonio e al lavoro. Setsuko non ha come obiettivo il matrimonio. Vorrebbe solo smettere di sfiancarsi nei lavori domestici comandati senza nessuna gentilezza dalle sorelle e dalle cognate che ospitano di volta in volta lei e sua madre. Setsuko si trova a proprio agio con la servitù e la sua migliore amica è la figlia di un impiegato. Proprio l'amica, ma più tardi anche la moglie di uno dei fratelli, la mettono in guardia sulle difficoltà e sul disonore ai quali andrebbe incontro cominciando a lavorare. Sarebbe infatti molto duro, molto penoso e molto umiliante, le dicono tutti, se la figlia di un imprenditore si ritrovasse a fare per esempio la commessa. Setsuko incassa impotente le ramanzine e continua a pensarla come vuole: meglio guadagnarsi da vivere per poter garantire una vita dignitosa a sua madre, che dipendere da parenti freddi e superficiali. A pensarla allo stesso modo è Shojiro, l'unico suo fratello non sposato, al quale Setsuko è legatissima. Per niente attratto da prospettive matrimoniali da cui, letteralmente, scappa più che può, tanto all'inizio quanto alla fine del film Shojiro è costantemente in ritardo, per due motivi: viaggia quanto vuole ed è completamente indolente per quanto riguarda gli obblighi dell'etichetta sociale. Indolente e per questo apparentemente leggero, fino a rasentare una specie di incapacità e cecità prospettica riguardo al futuro. Per Shojiro partire qualche giorno per andare a pesca a Osaka, e partire per sempre andando a vivere a Tianjin in Cina, sono due cose sullo stesso livello. E proprio mentre fa i bagagli rassicura Setsuko che piange, dicendole che ci penserà lui a trovarle marito, un bel marito semplice come lui, dimostrando così sia il tipo di legame che ha con la sorella, sia un cura e una dedizione che di sicuro tardano dolorosamente a diventare effettivi, ma ci sono e sono immutabili e per di più liberi dalle convenzioni. Shojiro parte per la Cina e si è portati a non dargli credito e a pensare che le parole per sua sorella fossero solo di consolazione, ma senza nessuna possibilità né volontà di realizzazione. Un anno dopo ritorna, quando la madre e la sorella sono passate attraverso molti momenti bui, ma si sono anche rafforzate e soprattutto la sorella ha chiarito dentro di sé la tenacia e l'intensità delle proprie convinzioni. Nell'anno passato in Cina Shojiro non le ha dimenticate; ha semplicemente lavorato per crearsi una posizione che prima non aveva e che gli permetta di prendersi cura delle persone che ama liberandole dal ritornello inconcludente e soffocante delle chiacchiere di Tokyo. Al pranzo di commemorazione del primo anniversario della morte del padre, Shojiro è il protagonista di una delle più belle e esemplificative scene del modo di fare cinema di Ozu: il pranzo si svolge nella grande sala di un ristorante e tutti i parenti, in abiti formali, sono disposti uno accanto all'altro in una tavolata a forma di elle ("The occasion is formal, the composition rigid" [1], scrive Donald Richie nel suo libro su Ozu, quasi imitando un responso oracolare dell'I-Ching!). Shojiro è invece praticamente vestito da cinese (comunista), e seduto dal lato opposto della sala rispetto alla madre e alla sorella, a uno a uno interroga i parenti sul perché nessuno abbia saputo ospitare bene e a lungo le due donne. I familiari, indispettiti, uno dopo l'altro si alzano e se ne vanno, e mentre Shojiro continua a dire "Quello che conta è la sincerità", loro ribattono additandolo come maleducato. Alla fine lui rimane solo a un estremo della sala, con in mezzo il vuoto scomposto lasciato dalle persone che se ne sono andate, e di lato, all'altro estremo, ci sono Setsuko e sua madre a testa bassa. Shojiro allora, come sempre noncurante del galateo, si alza e con tutto il vassoio del pranzo va a sedersi di fronte alle sue due donne... si allenta perfino la cintura in previsione della bella mangiata che li aspetta, soli soli e finalmente rasserenati. Proporrà sia alla mamma sia alla sorella di andare con lui in Cina, dicendo che lì potranno fare quello che vogliono, e Setsuko potrà lavorare e non dovrà più ascoltare i discorsi trancianti di tutti quelli che incontra. Non si tratta di una fuga, bensì di una decisione attiva e coraggiosa che reagisce all'auto strangolamento del Giappone manierato degli anni quaranta. Ecco dunque che l'ordine formale, dissoltosi perché finto e ipocrita, viene sostituito da un ordine più raccolto, informale e regolato dalla spontaneità e dalle capacità di ognuno dei personaggi rimasti in campo. Ognuno offre ciò che sa fare e così si crea una comunità (un comunismo) che è tanto famiglia (ma senza status che ne simboleggino il prestigio) quanto organizzazione autosufficiente. Il percorso di Brothers and Sisters of the Toda Family non è allora un percorso che si inoltra in una storia, in una trama, perché la storia c'è stata casomai prima che il film cominciasse e ci sarà dopo, quando a film finito comincerà la nuova vita dei suoi tre protagonisti principali (mamma, figlia e fratello. Non bisogna dimenticare che Ozu, tornato lui stesso dalla Cina, trovando la mamma trasferitasi con la figlia fuori Tokyo, non aveva esitato a raggiungerle).
A partire da questo film Ozu opta per l'assenza di storie da raccontare e la messa in scena, piuttosto, di percorsi di comprensione. Percorsi lenti e dissimulati, che si spiegano solo col tempo e con una visione d'insieme di tutti i dettagli (la famosa magia per cui nel cinema di Ozu, il fotogramma di un film equivale tutto sommato al fotogramma di qualunque altro, ed è solo "l'insieme nostalgico" con cui si ripensa a ciascun film nella sua interezza a dare la potenza - spesso devastante e assoluta - di quel nulla che vi si è svolto dentro). Completano la ricetta di Brothers and Sisters of the Toda Family la presenza di Ryu Chishu sotto forma di un amico di Shojiro; alcuni dettagli riguardanti i personaggi presi in prestito dai romanzi di Ton Satomi di cui Ozu era ammiratore fedele; e inoltre un riferimento di base a un film ancora una volta americano, Over the Hill (che racconta di una mamma che, abbandonata dai propri figli, è costretta per sopravvivere a diventare donna delle pulizie in un ospizio per anziani), film al quale Ozu aveva già guardato per The Only Son e A Mother Should Be Loved. La famiglia Toda, o meglio ciò che della famiglia Toda rimane, lascia incantati, deliziati e pieni di energia positiva (doveva essersene accorto bene Truffaut, visto che I 400 colpi finisce esattamente, precisamente come Brothers and Sisters of the Toda Family!), ed ha il raro pregio (consueto, nel cinema di Ozu) di mostrare la vita senza insegnarla. (luglio 2006)


paese: Giappone
anno: 1941
regia: Ozu Yasujiro
sceneggiatura: Ikeda Tadao, Ozu Yasujiro
attori: Fujino Hideo (Toda Shintaro), Katsuragi Ayako (madre), Takamine Mieko (Setsuko), Saburi Shin (Shojiro), Kuwano Kayoko (Tokiko), Saito Tatsuo (Shinichiro), Hayama Masao (Ryokichi), Yoshikawa Mitsuko (Chizuru), Miyake Kuniko (Kazuko), Tsubouchi Yoshiko (Ayako), Kawamura Sokichi (Suzuki), Iida Choko (Kiyo), Takagi Mayuko (Mitsuko), Ryu Chishu (amico di Shojiro)

 

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