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Crickets / Koorogi (2006)

Wednesday, 17 November 2010 16:35 Giampiero Raganelli Film - Giappone
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crickets_0Rivisitazione del mito de La bella e la bestia. Una donna non più giovanissima, ma estremamente affascinante e raffinata, lascia la vita cittadina per ritirarsi in un cottage, nell'isola di Izu. Abita insieme a un vecchio bavoso, cieco e muto, che accudisce con grande dedizione fino a farsene una ragione di vita. Il rapporto tra i due assume connotazioni morbose ma anche sadiche.

Lui sembra entrare in simbiosi con un albero vicino alla cassa, che lei, con un atto di crudeltà, farà tagliare. A complicare la vicenda l'ingresso in scena di una giovane coppia e la scoperta di una presenza archeologica nelle vicinanze: una cripta cristiana risalente al '600.
Il film è dedicato a Daniel Schmid, il regista svizzero recentemente scomparso, con cui Aoyama Shinji esordì al cinema, lavorando come aiuto regista di Das Geschriebene Gesicht, film giapponese di Schmid, viaggio tra danzatrici di teatro Kabuki, geishe e vecchie attrici di Ozu e Naruse. Dal regista europeo, Aoyama assimila il multiculturalismo, il continuo andirivieni tra la propria "heimat" e il mondo. Koorogi è il risultato di questa contaminazione tra la cultura giapponese e quella occidentale.
La vicenda del film è trattata con un approccio di tipo entomologico, richiamato peraltro nel titolo ("grilli"), nello stile di grandi registi nipponici quali Imamura Shoei (Cronache entomologiche del Giappone, Desiderio d'omicidio) e Teshigahara Hiroshi (La donna di sabbia). La situazione, che vede i due protagonisti giacere a letto sfiorandosi senza toccarsi, è chiaramente ripresa dal romanzo La casa delle belle addormentate di Kawabata Yasunari. E il loro rapporto morboso riecheggia quello dei protagonisti di Diario di un vecchio pazzo di Tanizaki Junichiro, ma anche di quelli, a ruoli invertiti, de La storia di Shunkin, dello stesso scrittore. Una scena con un clown, di sapore felliniano, omaggia il cinema italiano, grande amore dell'ex critico Aoyama. E il film è un tributo, oltre che a Schmid, a Luchino Visconti, di cui ricorre il centenario della nascita.
Il canto di un inno portoghese, verso la fine del film, nasce dalla collaborazione con il regista Pedro Costa. Il suo universo cinematografico si fonda sull'osservazione antropologica di luoghi circoscritti, isole, geografie umane, cimiteri permanenti, reali e metaforici, da profanare (Ossos, No quarto da Vanda). L'oscura presenza, nel film, della cripta proto-cristiana, segna il sodalizio con questo cineasta, ed è un richiamo a una importante contaminazione storica della cultura europea in Giappone: furono proprio dei missionari portoghesi a diffondervi la religione cristiana nel XVII secolo.
Questo métissage, di cui il film è permeato, porta ad un vero e proprio sincretismo in cui la concezione cristiana della vita e della morte si confronta con la ciclicità di matrice buddista, mentre gli elementi naturali, e il loro rapporto con l'uomo, richiamano lo shintoismo.


paese: Giappone
anno: 2006
regia: Aoyama Shinji
sceneggiatura: Aoyama Shinji
attori: Suzuki Kyoka, Yamazaki Tsutomu

 

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