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Dark Water (2002)

Thursday, 18 November 2010 04:49 Stefano Locati Film - Giappone
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dark_water_0Yoshimi sta divorziando consensualmente dal marito, ma la battaglia è sulla custodia della piccola Ikuko. In attesa della decisione definitiva, madre e figlia si trasferiscono in un nuovo appartamento, ai piani alti di un palazzone fatiscente. Si accontenterebbero - nonostante l'ambiente spartano - non fosse per la perdita d'acqua dal soffitto e il conseguente continuo sgocciolare. Con la figlia che ha lo strano vizio di volatilizzarsi nei momenti più inopportuni (facendo sempre ritorno con una sgargiante tracolla rossa che non le appartiene), Yoshimi è sull'orlo di una crisi...

Nakata Hideo - coadiuvato nuovamente dallo scrittore Suzuki Koji e dalle musiche soffuse di Kawai Kenji - torna a esplorare la semplicità come motore primo che inneschi la tensione. Il segreto consiste nell'avvolgere i personaggi in spire emozionali di calore e partecipe comprensione - un viluppo in grado di metterne a nudo l'anima in poche dense inquadrature (con quell'ipnotico Ikuko-chan, Ikuko-chan che riverbera tra le pareti) - per poi calarli in un ambigua atmosfera di confine che destabilizzi ogni certezza, loro e dello spettatore. Senza quasi accorgersene, chi guarda è così legato a doppio filo al loro destino, costretto a subire sulla propria pelle ogni pervertimento dell'usuale.
Quasi totalmente ambientato all'interno delle mura di cemento del palazzo - concedendosi solo pochi esterni perennemente inondati da una pioggia spettrale - Dark Water è in realtà un melodramma dell'orrore che piega e plagia il legame uterino-figliale sino a minarne le fondamenta. Infanzia, solitudine, muto dolore, il timore dell'abbandono, e su tutti, a regnare, il pervasivo rumore dell'acqua che scroscia - sacca amniotica che si spezza, cordone ombelicale perduto tra il presente e un passato di incertezza. L'inaspettato - il soprannaturale - diventa allora un richiamo e un monito assieme; il perturbante si configura non solo come ordine da indagare e cercare di comprendere, ma anche come fato cui abbandonarsi. Senza paura di essere sconveniente, Nakata fisicizza la psiche materna in un gioco sottile di ombre e rimembranze (i ricordi di Yoshimi che si fondono con quelli della bambina), regalando squarci di terrore arcaico - piuttosto che semplici sobbalzi sulla sedia.


paese: Giappone
anno: 2002
regia: Nakata Hideo
sceneggiatura: Nakata Hideo, Suzuki Koji
attori: Kuroki Hitomi (Yoshimi), Kanno Rio (Ikuko), Ogi Shigemitsu, Oguchi Mirei, Mizukawa Asami

 

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