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Hana-bi (1997)

Monday, 22 November 2010 06:37 Annarita Curcio Film - Giappone
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hana_bi_0Hana-bi può esser considerato, a ragione, un esempio di yakuza eiga, genere precedentemente esplorato da Kitano in film come Violent Cop, Boiling Point e Sonatine. Il filone, cui Kitano dà il suo impareggiabile contributo, si distingue per una massiccia esibizione di violenza brutale che scaturisce dall'eterno duale tra bene e male, potere lecito, quello dello stato, e yakuza, sorta di stato nello stato, scheggia impazzita in un sistema che si contraddistingue per laboriosità e forte rispetto delle regole collettive.

Kitano non tradisce i topoi del genere. La figura retorica dell'inseguimento interminabile (valga Violent Cop), che vede inseguito e inseguitore farsi spazio tra la folla attonita sullo sfondo di uno scenario urbano che agisce da contenitore della storia. La profusione di sangue, pugni e calci: solita fenomenologia della violenza spietata che contraddistingue i metodi della yakuza quanto quelli del poliziotto di turno, interpretato dalla maschera imperturbabile di Beat Takeshi. Tuttavia alle scene di violenza si alternano frammenti poetici ascrivibili all'unicità di Kitano: al ritmo roboante tipico del film d'azione il regista preferisce un andamento altalenante, che contrappone scene sbozzate in poche, rapide inquadrature, a piani sequenza risolti in quadri fissi e campi lunghi da cinema muto. L'alternanza equivale a un cambio di registro anche sul piano del contenuto e a momenti lirici, struggenti o dalla comicità naif si avvicendano momenti ad alta tensione.
Hana-bi si concentra sulla vita di un poliziotto, Nishi, e di sua moglie, prossima alla morte. Nishi non si risparmia con gli scagnozzi che lo pedinano, ma è anche capace di enorme sensibilità ed empatia verso la moglie, di cui vuole alleviare la sofferenza regalandole un ultimo viaggio. Anche in questo film affiora un pessimismo lacerante che sollecita una riflessione sulla vita e sulla morte. Se difatti Nishi, come ha detto lo stesso Kitano, sembra camminare in direzione della morte, il suo amico Horibe, rimasto paralizzato a seguito di uno scontro a fuoco, ritrova un insperato attaccamento alla vita e una sublimazione della propria sofferenza e solitudine attraverso la pittura. Lo stesso titolo suggerisce l'idea che l'intero film sia da concepirsi come una traiettoria dalla vita verso la morte - e viceversa. In giapponese Hana-bi vuol dire fuoco d'artificio ed è composto da due ideogrammi significanti rispettivamente hana, fiore, simbolo della vita, e hi, fuoco, simbolo della morte.
Sul piano delle scelte stilistiche e narrative si nota un uso parco dei dialoghi. Il montaggio è curato dallo stesso Kitano, il quale preferisce procedere tramite il ricorso a flash back piuttosto che affidarsi a una narrazione lineare. Il linguaggio è epurato dalla spettacolarità dell'action a vantaggio di uno stile scarno, fatto di quadri fissi, frontali, e di rari movimenti di macchina - carrelli e panoramiche. Doverosamente tocca mettere l'accento su un'altra costante del cinema di Kitano: le ricorrenti allusioni al mondo dell'infanzia. Come se i personaggi nel loro peregrinare trovassero nei luoghi deputati allo svago infantile - il luna park - un momento di requie, il recupero di un'innocenza irrimediabilmente perduta, o come se riacquistassero così il senso della vita magnificamente rappresentata dall'innocenza e dalla vitalità dei bambini.


paese: Giappone
anno: 1997
regia: Kitano Takeshi
sceneggiatura: Kitano Takeshi
attori: Kitano Takeshi (Yoshitaka Nishi), Kishimoto Kayoko (Miyuki), Osugi Ren (Horibe), Terajima Susumi (Nakamura), Watanabe Tetsu

 

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