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I Was Born But... / Sono nato, ma... (1932)

Monday, 22 November 2010 06:52 Valentina Verrocchio Film - Giappone
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i_was_born_but_0Convinto dagli studi Shochiku a fare un film sul modello delle pellicole dedicate all'infanzia sguazzona dei ragazzini statunitensi, Ozu nel 1932, con già una ventina di titoli all'attivo, realizzò il suo primo film esplicitamente sui bambini e le loro logiche opposte e rispecchianti quelle degli adulti. Lo fece in forma di shomin geki, ossia il dramma e la commedia della vita quotidiana, prevedendo, come era consuetudine dell'epoca, sulla scia del teatro tradizionale giapponese, un benshi, ossia un narratore che accompagnasse le immagini sullo schermo.

Nei primi giorni di lavorazione dichiaratamente una commedia, e poi man mano assumendo un tono vagamente più severo, il film subì vari ritardi prima di essere proiettato nei cinema, perché lo studio produttore temeva che un film sui e per i bambini così serio non avrebbe avuto nessuna presa sul pubblico. Il film invece diventò un classico per tutte le età e vinse il Kinema Junpo, all´epoca la competizione cinematografica più prestigiosa del Giappone.
Ryoichi, di dieci anni, e Keiji, di otto, sono due fratellini appena trasferitisi insieme al papà e alla mamma in un nuovo quartiere, in modo che il papà possa stare più vicino al capoufficio, nel tentativo di avere una promozione. Naturalmente la zona è monitorata, per modo di dire, dagli altri bambinetti del vicinato, che prima di accettare i due nuovi devono rifilare loro un po' di scherzetti non proprio simpatici. Ryoichi e Keiji fortunatamente però conoscono l'andazzo dei propri genitori, e non appena vedono la mamma di buon umore, sapendo che ciò succede sempre quando il papà sta per portare a casa lo stipendio, corrono a dire al garzone del vinaio di passare da casa loro, perché i genitori per cena sicuramente compreranno volentieri delle birre. Così, per ricambiare il favore, il garzone dà una lezioncina a base di cazzotti ai ragazzini rivali, risparmiandone uno, perché ha i genitori più ricchi di quelli di Ryoichi e Keiji. Poco male comunque, si sopravvive lo stesso, tra bigiate scolastiche spese nei campi (chi a dormire chi a ricamare i compiti di calligrafia facendoli firmare, invece che dal maestro dal solito garzone, che però fa errori di ortografia a tutto spiano), e furti di uova di passero che si dice diano poteri speciali e però fanno cadere tutti i peli al cagnolino di casa. Un giorno però Taro, quello della combriccola ricco di famiglia, invita tutti a casa sua per la proiezione di un film. Con grandissima sorpresa e curiosità prima, con sdegno, delusione e vergogna poi, i fratellini scoprono che alla proiezione è presente anche loro papà, perché ha un ruolo nel film, come... buffone-giullare-intrattenitore del padre di Taro, cioè il capoufficio! I due bambini si ribellano, inscenando uno sciopero della fame, chiedendo come condizione per tornare a mangiare che il papà smetta di prendere lo stipendio e cominci piuttosto a dare lui stipendi agli impiegati. Segue una gran lite col papà che picchia e viene picchiato a suon di racchettate. E tuttavia pian piano, i bambini si fanno una ragione della realtà del mondo dei grandi, tornando a parteggiare per il papà che li invita a lavorare sodo per non diventare miserabili come lui. La vita riprende come sempre: Ryoichi e Keiji vanno a scuola, il papà in ufficio, mentre il tram passa e ripassa carico di gente.
Film assolutamente semplice e assolutamente magistrale, I Was Born, But... contiene già moltissime delle costanti di Ozu: il nucleo familiare funestato dalle incombenze per l'avanzamento di carriera; il rispetto per i genitori ma con libertà di parola e vivacità di giudizio da parte dei bambini; elementi e personaggi minori del paesaggio circostante che tornano a più riprese per permettere allo spettatore di acclimatarsi familiarizzando con l'ambiente; e i carrelli paralleli alle persone in movimento, espediente di Ozu in seguito eliminato del tutto. La narrazione qui scorre leggera e buffa, eppure serissima: simpatico un amichetto dei bambini che va in giro con un cartello sulla schiena con su scritto "Ha la diarrea, non dategli da mangiare", o la competizione dei bambini su chi sia il papà migliore, se quello che è capace di togliersi e rimettersi i denti, quello che ha tanti vestiti, o quello che va volentieri e laboriosamente in ufficio. Buffo il momento in cui, mentre viene proiettato il filmino aziendale, il proiezionista (interpretato da Ryu Chishu, figura onnipresente di quasi tutti i film di Ozu) gira velocissimamente la manovella, in una specie di fast forward, per censurare/contenere bonariamente le immagini degli uomini d'affari che vanno a braccetto con delle geishe! Dolce il chiacchiericcio giocoso dei fratellini che vanno a scuola passando tutti i giorni per il passaggio a livello, e un giorno, dopo tutte le vicende e i litigi con il papà, quasi fossero diventati vecchietti saggi e fatalisti, dicono: "Se il passaggio a livello non si aprisse più, non dovremmo più andare a scuola".
Tra antropologia e simpatia per i suoi personaggi, morale ma non moralista, Ozu ha trascorso la carriera a osservare la vita attraverso le moderate, educate e sinuose logiche dei nuclei familiari, rispecchianti di decennio in decennio i mutamenti della società giapponese, mettendosi, grazie al famoso punto di vista della macchina da presa seduta sul tatami, sullo stesso piano di un ospite curioso ma mai invadente. La grandezza del suo cinema risiede nel fingere semplicità mentre si trama alle spalle dello spettatore, verso l'esatto contrario di ciò che ci si aspetta. Il tempo, nei film di Ozu, passa attraverso l'arte della diplomazia degli umori umani esercitata in sordina nei discorsi quotidiani, col paesaggio fuori dalla finestra della casa di sempre, tra piccole malinconie e tenui, tenaci speranze. Lontano dalle sale di pachinko, dal transgenderismo e dagli yakuza clowneschi e tristi. Grazie soprattutto a tutto il gruppo di attori bambini, progenitori di tanti e tanti ragazzini di film occidentali futuri dedicati all'infanzia (spesso molto più duramente e scabrosamente), I Was Born, But... è un modo fresco, saggio, pacato e tremendamente schietto di spendere bene un'oretta e qualcosa guardando qualcosa di incantevole. (Dicembre 2004)


paese: Giappone
anno: 1932
regia: Ozu Yasujiro
sceneggiatura: Fushimi Akira, Ibushiya Geibei, James Maki
attori: Sugawara Hideo (Ryoichi), Aoki "Tokkan-Kozo" Tomio (Keiji), Saito Tatsuo (Yoshi), Yoshikawa Mitsuko (madre), Sakamoto Takeshi (capo), Kato Seiichi (Taro), Kofujita Shoichi (garzone delle consegne), Nishimura Seiji (maestro di scuola), Ryu Chishu (proiezionista)

 

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