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Inn in Tokyo, An / Una locanda di Tokyo (1935)

Monday, 22 November 2010 16:21 Valentina Verrocchio Film - Giappone
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inn_in_tokyo_0Kihachi, senza moglie e con due figli, cerca lavoro girovagando tra le fabbriche del quartiere periferico di Shitamachi, a Tokyo. Senza un soldo, vagando a piedi di giorno e passando le notti in una locanda per persone bisognose, a un certo punto incontra una vecchia amica che lo ospita nella locanda che gestisce e gli trova un lavoro. E' l'inizio di una nuova vita più regolare, nella quale però Kihachi riesce a far entrare anche una signora con una bambina, vecchie conoscenze dei giorni da vagabondo. Quando la bambina si ammala, Kihachi vorrebbe essere d'aiuto, e lo fa a modo suo, sbagliando e pagando caro...

Uno dei film più negativi di Ozu, girato in contemporanea con il documentario Kagamijishi e parzialmente sonoro, nel senso che c'è solo una musica d'accompagnamento, ma niente dialoghi; An Inn in Tokyo in parte rispecchia le difficoltà finanziarie di Ozu dovute alla morte del padre, e al non voler cedere alla moda del cinema parlato (Ozu aveva promesso al suo collaboratore Mohara Hideo di non fare film sonori finché questi non avesse messo a punto un'invenzione chiamata Mohara Sound System, e per mantenere questa promessa era disposto, lo si legge nei suoi diari, ad abbandonare il mestiere di regista). Il personaggio principale è di nuovo il Kihachi di Passing Fancy, l'alter ego di Ozu, che qui però ha non uno ma due figli (sincronizzati, come gemelli di scena, per tutto il film), e che di nuovo sta per perdere la testa per una donna, la signora con bambina. Kihachi è un uomo fondamentalmente privo di cattiveria, sempre in buona fede, mosso dal buon cuore, ma incapace di calcolare le conseguenze dei suoi comportamenti. Per esempio, non appena rincontrata la sua amica, e non appena ricevuti da lei vitto, lavoro e alloggio, le porta in casa un'altra donna, senza badare al fatto che l'amica potrebbe non gradire, e che potrebbe, come infatti fa, inasprirsi; Kihachi non pensa che ciò che per lui è un'azione naturale, per gli altri è solo un innecessario complicare le cose. Kihachi oltretutto è un personaggio difficile da scusare e perdonare, perché pieno di difetti: ha delle mire sulla donna che accoglie in casa dell'amica, la prende con sé perché gli sembra ovvio aiutarla, ma poi ci sviluppa sopra delle fantasie non esattamente da benefattore. Non solo: lo si vede a più riprese scansare i figli che cercano di consolarlo per non aver ottenuto ancora un posto di lavoro; lo si vede stare letteralmente con le mani in mano, depresso, mentre i bambini rincorrono cani randagi che, se portati a fare l'antirabbia, garantiranno i soldi per sopravvivere e mangiare ancora un giorno; lo si vede perdere tempo ubriaco, privo di sensi accasciato sotto il tavolo di una casa di piacere. Incapace di assicurare una vita regolare ai suoi bambini, e incapace anche di concentrarsi per migliorare la propria vita, Kihachi addirittura si fa carico di altre due persone senza avere nessuna reale possibilità di mantenerle, e per loro, senza pensarci su mezza volta, arriva a compiere un'azione disonesta che poi lo porta ad abbandonare i figli all'amica, con cui ha già in sospeso un debito di riconoscenza. Il fatto è che se Kihachi raccogliesse le forze per migliorare la propria vita, probabilmente non migliorerebbe se stesso ma si peggiorerebbe, perché i suoi tratti più evidenti, il candore e l'incoscienza, scomparirebbero se ammaestrati, monitorati e inseriti in una vita borghesemente retta e col paraocchi. Kihachi viene biasimato da persone più maliziose di lui, che la sanno più lunga sulla vita; l'amica della locanda lo aiuta in un primo momento, ma poi vedendo che lui perde tempo raccogliendo la signora vagabonda, si rifiuta di fargli un prestito, dicendo di non volerlo incoraggiare, conoscendo le sue vecchie abitudini (il bere e le donne), ma di sicuro pensando anche di non voler essere più tanto gentile con uno che invece di ringraziarla magari prendendosi cura di lei, ogni giorno porta a casa qualcuno (Kihachi al momento del congedo le dirà che i giorni passati alla locanda sono stati i più belli e felici della sua vita. Peccato che in questi giorni belli abbia lasciato l'amica completamente da sola, impedendole anche solo di accorgersi della sua felicità). Nei film di Ozu nessuno sbaglia e tutti sbagliano, e An Inn in Tokyo non fa eccezione. Semplice ed essenziale la messa in scena. Affascinante, a suo modo, il girovagare nei pressi delle fabbriche dall'architettura minacciosa e le sterpaglie (erbe fluttuanti...) tutt'intorno. Bella la scena del figlioletto maggiore il quale, fingendo di avere una bottiglietta di sakè, ne versa l'inesistente contenuto al padre, che sta al gioco. Buffo l'accumularsi di reali bottigliette bianche di saké, sparpagliate dappertutto e come moltiplicatesi, nel giro di un paio di scene e due tre stacchi, non appena Kihachi ha soldi abbastanza da buttarne in alcool e geishe. Approssimativo però il finale, palesemente girato in fretta e penuria di mezzi (durante la lavorazione del film la casa di produzione Shochiku stava infatti smantellando gli studi di Ofuna, ormai inadeguati alle nuove tecniche del sonoro). Comparsata di Ryu Chishu vestito da poliziotto, esattamente come in That Night's Wife.
An Inn in Tokyo non è di sicuro il miglior film di Ozu, ed è di conseguenza sconsigliato a chi non sia un appassionato del suo cinema. (marzo 2006)


paese: Giappone
anno: 1935
regia: Ozu Yasujiro
sceneggiatura: Ikeda Tadao, Arata Masao (Ozu Yasujiro)
attori: Sakamoto Takeshi (Kihachi), Tokkan Kozo (Zenko), Suematsu Takayuki (Masako), Okada Yoshiko (Otaka), Ojima Kazuko (Kimiko), Iida Choko (Otsune), Ryu Chishu (poliziotto)

 

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