Japan Organized Crime Boss (1969)

japan_organized_crime_boss_0Due fazioni emergenti si confrontano all'ultimo sangue per il controllo di Yokohama. Da un lato la potente famiglia Danno, associatasi per l'occasione con un mucchio selvaggio di gangster senza scrupoli, dall'altro un'alleanza creata appositamente per contrastare l'avanzata dei rivali. Tsukamoto, appena uscito di prigione, si trova di fronte ad un difficile dubbio: abbandonare Danno, come il precedente padrino gli ha chiesto in punto di morte, e scatenare una guerra tra bande, oppure ritirarsi in silenzio con la donna amata?

Premesse di uno stile in divenire: Fukasaku, ancora giovane e relativamente inesperto, pone le basi del suo percorso, fruttuoso, all'interno di un genere, lo yakuza eiga, in pieno boom. Il solito inizio documentaristico, che analizza i mali sociali del Giappone del dopo guerra, è un programmatico atto di dolore. Ironia - voluta e cercata, ovviamente - della sorte, il carattere che dà il titolo al film è un comprimario, l'unico baluardo del codice della mala insieme al vero protagonista, un outsider a disagio in un mondo che non riconosce più. La mistificazione dell'onore - orpello inessenziale (anzi, è un peso nella scalata alle gerarchie) che nei successivi lavori del regista passerà dalla degradazione alla morte certa - comporta che in un ambiente marcito lealtà e onore sono il segno distintivo della supremazione del codice cavalleresco. Ma Japan Organized Crime Boss non è una metafora reazionaria, tutt'altro: il poliziesco serrato - in cui non a caso le forze dell'ordine sono sempre in ritardo e le istituzioni latitano - è una denuncia sociale forte e convinta. Ne conseguono: meno violenza, meno exploitation, meno erotismo, più tradimenti, più rassegnazione. Per idee e impeto è un gran salto nel buio, dal passatismo reiterato dei chambara alla presa di posizione, anche scomoda, in seno a una major come la Toei, della propria modernità: Fukasaku impila un genere sopra l'altro per sintetizzare con la pluralità di umori il mutato clima sociale. Funzionali in tal senso le inquadrature dall'altro, le riprese oblique, i freeze frames catartici, la fotografia sbiadita e l'eccellente colonna sonora, segno di una concreta attenzione formale nei riguardi di personaggi e immagini.


paese: Giappone
anno: 1969
regia: Fukasaku Kinji
sceneggiatura: Fukasaku Kinji, Konami Fumio, Osada Norio
attori: Tsuruta Koji, Sugawara Bunta, Uchida Ryohei, Ando Noboru, Wakayama Tomisaburo