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Josee, the Tiger and the Fish (2003)

Monday, 22 November 2010 23:55 Valentina Verrocchio Film - Giappone
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josee_tiger_fish_0Tsuneo è un ragazzetto post-adolescente super-normale, molto carino, coinvolto nelle cose classiche tipiche della sua età: l'università, gli amici, le ragazze, gli appuntamenti e il sesso fatto per provare, per assaggiare. Il vero nome di Josee è un altro, ma importa poco, perché a lei piace chiamarsi Josee, come l'eroina di quel romanzo anacronistico di Francoise Sagan, così come le piace giocare con i vestiti e curiosare nei libri raccattati nella spazzatura.

Tsuneo e Josee si incontrano per il più strano dei casi, per colpa della nonna di lei, che scontrosa e vergognosa si costringe a portare Josee a prendere aria solo quando nessuno può vederla, per pudore, e capita allora che una mattina prestissimo, sul cammino, ci sia anche Tsuneo, il quale letteralmente raccoglie Josee dalla strada e aiuta lei e la nonna a tornare a casa. Certo, la casa sembra una catapecchia, ma Josee sa cucinare veramente bene, così tanto bene che non fa quasi niente se poi si butta giù dallo sgabello con un tonfo, insensibile e testarda, tutte le volte che finisce di rassettare il lavello. Josee... Josee è strana strana, e ci sarebbe, a dire la verità, una ragazza davvero carina (come una caramella) e con tutte le rotelle e le gambe a posto, non come Josee, che piace un po´ a Tsuneo; solo che lui senza davvero sapere né chiedersi cosa diavolo gli stia succedendo in testa e addosso, un po' alla volta, nel tornare a scroccare pranzetti a casa di Josee, s'impiglia nel mondo buffo, scomposto, solitario e fantastico di questa ragazza che pur ruvida, e apparentemente imperscrutabile, ha una dolcezza tutta sua, una schiettezza lucida e pulita che sembra non trovarsi in nessun altro posto al mondo se non nei suoi occhi mezzi nascosti da tutti quei ciuffi di capelli scompigliati. La curiosità, la voglia di scoprirsi, il desiderio di alimentarsi osservandosi e giocandosi, si mangiano allora il buon senso meschino delle barriere sociali, si lasciano indietro i pregiudizi finto caritatevoli scemi, e galoppano sbrigliati senza che nessuno ci possa fare più niente, con lo stupore addosso di quando si scopre che un'altra persona ci fa sentire più noi stessi di quanto non lo siamo mai stati in tutti gli anni di vita vissuti finora.
La domanda è: che forma ha il sesso e qual è il sapore che dà al cinema quando riesce ad essere incantevole e a non intorpidire di noia lo spettatore, con le sue foghe ginniche? Il sesso pneumatico essendo immensamente impersonale e di per sé vuoto, non fa che da riempitivo che va dosato bene, pena la difficoltà di fruizione di certi film di sudori stantuffanti. Invece un moto di empatia, un imbarazzo buffo, una luce particolare sul corpo e tra i capelli, e lo sguardo fisso e rarefatto l'uno sull'altro... queste cose incagliano l'attenzione molto di più, anche nella vita vera, di una coscia che non dice niente se non che è appunto un pezzo di carne, intercambiabile con molti altri. È nella testa invece che si focalizza e poi si infuoca il sesso di chi vuole amarsi e non solo strofinarsi, e quindi è nei dettagli soggettivi tra labbra occhi ciglia e denti e dita e capelli, che accade tutto. Così allora come funziona quel piccolo piede in Lost in translation, funziona anche Josee che sorride, tra paura e abbandono, tra le lenzuola fragranti della catapecchia...
Con un inizio di voce fuori campo e di immagini ferme e luminosissime, come in uno di quei corti vitali e perfetti di Chris Marker, Josee, the Tiger and the Fish dimentica di essere una storia scomoda, e semplicemente, nella piena libertà della sincerità, scherzando con lo spettatore (lo scherzetto/boccaccia della, per un attimo, temibilissima citazione eisensteiniana), racconta di un ragazzo e di una ragazza che si piacciono, e si piacciono sul serio, anche se passano il tempo a donarsi giochi e fantasia. Fuori dal loro volersi c'è il mondo che non sa comportarsi, e dal quale non bisogna lasciarsi confondere, sennò gli equilibri crollano e l'amore si sfalda piano, perché non sa né giustificarsi né difendersi. Non andiamo mai allo zoo a vedere le tigri, non daremmo mai confidenza a una menomata dall'aspetto mezzo autistico e non abbandoneremmo mai i nostri sogni pruriginosi di gonnine rosa confetto delle più insignificanti e (per questo) conturbanti sciacquette giapponesi (fantastica la scena dello schiaffo tra la bella e la bestiolina!); non ci sogneremmo mai di starcene spensierati a chiacchierare in un love motel stra-kitsch che sembra un aquario goffo di plastica scresciuta. Non faremmo mai tutte queste cose, e infatti sbagliamo sempre. (Giugno 2004)


paese: Giappone
anno: 2003
regia: Inudo Isshin
sceneggiatura: Watanabe Aya
attori: Ikewaki Chizuru (Josee), Tsumabuki Satoshi (Tsuneo), Shinya Eiko (la nonna), Ueno Juri (Kana)

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