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Last Scene (2002)

Friday, 07 January 2011 13:55 Stefano Locati Film - Giappone
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last_scene_0Commiato al Giappone prima del grande salto hollywoodiano (obiettivo The Ring 2), Last Scene di Nakata Hideo è un dramma della malinconia sospeso nel tempo. Negli anni '60 il giovane Mihara (Nishijima Hidetoshi, l'amante maledetto di Dolls) è una star all'apice del successo: attraente, corteggiato, temuto sul set per i suoi improvvisi sbalzi d'umore, è però distrutto dalla morte della moglie e da frequenti ricadute nell'alcolismo. Il suo declino inizia quando Yoshino, l'attrice con cui ha girato i maggiori successi, decide di abbandonare le scene. Ai giorni nostri, dopo l'oblio, l'ormai anziano Mihara (Johnny Yoshinaga, storico musicista ultimamente prestato alla televisione) torna sul set un'ultima volta, per interpretare un moribondo in una mediocre commedia ospedaliera, girata da un regista televisivo svogliato e da attori saccenti. Dietro le quinte conosce Mio, un'attrezzista disillusa, in procinto di abbandonare il lavoro per le troppe delusioni subite...

Film complesso e ambizioso, Last Scene - passato anche al festival di Berlino - costruisce un intarsio di rimandi tra set e realtà, passato e presente, fantasmi e viventi che si protende nelle spire del ricordo con una levità algida e riflessiva. I bilanciati slanci emotivi (la rarefazione degli incontri con lo spettro della moglie, la fotografia presa da Mio nel parco, coi bambini che giocano) fanno da contrappunto al rigore della messa in scena, generalmente a rischio di maniera quando si tratta dell'ambiguità tra scenari cinematografici e vita reale. Ma Nakata evita le trappole del film nel film (indulge solo in una presa in giro iniziale, quando assistiamo alle riprese di un film horror d'atmosfera), concentrandosi piuttosto sulle emozioni trasparenti di persone macerate dalle asprezze del tempo, i cui sogni sono definitivamente tramontati (Mihara) o stanno per essere inglobati e appiattiti (Mio). La coerenza profusa ripaga con sequenze sottilmente insinuanti (l'estenuante ripetersi della scena di Mihara nel letto di morte, in cui il vecchio attore continua a dimenticare le battute finali), anche se qui e là Nakata si adatta a soluzioni facili, scontate, dal riscontro immediato (la caratterizzazione del regista e degli attoruncoli contemporanei, il finale eccessivamente conciliante). Pur eccessivamente trattenuto, costruito su una sceneggiatura che mira allo status di classico, ma concede troppo alle cesellature estemporanee, l'arrivederci di Nakata all'industria cinematografica giapponese mantiene forte il messaggio di fondo: vale la pena continuare a sperimentare, non soffocare la passione, anche nello squallore che ci circonda. Speriamo se ne ricordi, a Hollywood.

 


paese: Giappone
anno: 2002
regia: Nakata Hideo
sceneggiatura: Ichise Takashige, Nakamura Yoshihiro, Suzuki Kenichi
attori: Nishijima Hidetoshi (Mihara Ken, giovane), Johnny Yoshinaga (Mihara Ken, vecchio), Aso Kumiko (Mio), Asou Yumi (Yoshino Keiko), Wakamura Mayumi (Chizuru)

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