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Last Supper, The (2005)

Friday, 07 January 2011 13:58 Stefano Locati Film - Giappone
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last_supper_0Kotorida Yuji è un chirurgo estetico tra i più quotati: bello, elegante, ricco e ambizioso, sembra avere tutto dalla vita, compresa un'abilità invidiabile dietro ai fornelli. Per questo uno sciame di donne cade letteralmente ai suoi piedi - dalla reporter che sta girando un documentario sulla sua clinica, all'infermiera che non osa confessargli il suo amore. Il buon dottore nasconde però un passato oscuro, fatto di stenti e fallimenti. La chiave di volta, l'evento che muta totalmente la sua esistenza, è la scoperta e la conseguente accettazione di una pulsione innominabile, irrefrenabile, inestinguibile: la fame di carne umana...

Girato con ambizioni (a provarlo bastano, nei titoli di testa, i richiami protocannibali all'iconografia cristiana dell'ultima cena), ma nessuna perizia o parvenza di idee, The Last Supper, traduzione letterale dell'originale Saigo no bansan, è filmetto fallimentare, che sopravvive e si alimenta solo della sua presunta aura maledetta. Il tema è di quelli che scottano, stuzzicando pulsioni morbose e voyeuristiche, ma le aspettative sono invariabilmente deluse. La messa in scena è sciatta, con una fotografia spenta e pastosa che disidrata i colori, ingrigendoli; il pathos dei protagonisti è pari a zero, con personalità da copie carbone sbiadite; l'incedere e il ritmo si inabissano verso il comatoso; e, soprattutto, gore e immagini forti sono quasi totalmente esclusi, in una progressione narcotizzante che cancella qualsiasi costruzione della necessaria (in tali frangenti) atmosfera decadente. L'unico sussulto è nel finale, con quella impalcatura a incastri composta da arti smembrati, teste decapitate, torsi divelti che fa il suo trionfale ingresso quale regalo d'onore durante un esclusivo banchetto di matrimonio. Un ultimo tentativo masturbatorio di diffusione dal basso della nuova carne cronenberghiana, ma già il solo Brian Yuzna di Society era decenni in anticipo. Fukutani Osamu, dopo il dimenticabile The Suicide Manual (2003), adatta un'altra opera letteraria, questa volta di Ohishi Kei; il risultato è, se possibile, ancora più nefasto.
Nota di colore finale: la parte centrale del film è girata a Hong Kong. In questo frangente l'aiuto-regista/tuttofare è niente meno che Nam Nai Choi, indimenticato officiante di prelibatezze quali The Seventh Curse (1986), Erotic Ghost Story (1990) e soprattutto Story of Ricky (1992). Pur restando il film inguardabile, la differenza di verve si percepisce.

 


paese: Giappone
anno: 2005
regia: Fukutani Osamu
sceneggiatura: Ohishi Kei, Fukutani Osamu
attori: Kato Masaya (dottor Kotorida Yuji), Takumi Hibiki (Akimoto Kanako), Hara Fumina (Minemura Saki), Kobayashi Katsura (detective Shimoda), Suki Lee

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