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Late Autumn (1960)

Friday, 07 January 2011 14:01 Valentina Verrocchio Film - Giappone
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late_autumn_0Late Autumn, terzultimo film di Ozu, si rifà esplicitamente a Late Spring. Ma come scrive Yoshida Kiju nel suo libro Ozu's Anti-Cinema, mentre nel triste e perciò toccante Late Spring Ozu era una persona ancora giovane dotata di una saggezza precoce, in Late Autumn era già avanti negli anni, ed era anzi al termine della sua vita (Late Autumn è del 1960, Ozu è morto nel 1962); e allora invece della pacata, calma saggezza mostrata in Late Spring, qui di fronte agli stessi fatti c'è un umorismo disincantato, messo in scena da tre attempati borghesi conoscenti di Akiko, vedova di un loro vecchio compagno di scuola e madre di Aya, in età da marito eppure ancora senza nemmeno un fidanzato.

Con una esplicita buona dose di malizia, e commentando tutto il tempo la bellezza di madre e figlia, i tre signori decidono prima di trovare un marito per Aya (che lei poi infatti sposa, ma non perché le è stato presentato da uno degli anziani signori, bensì perché viene fuori successivamente che il ragazzo è un collega d'ufficio di certi suoi coetanei), e poi escogitano di sistemare anche la madre, un po' per gioco un po' per davvero, cercando marito anche a lei, perché se la mamma si risposa, è chiaro che nel Giappone degli anni sessanta la figlia può finalmente sentirsi libera dai doveri familiari e affrettare la procedura del proprio matrimonio. Solo che i signori sono maldestri, e si incagliano in un gran caos di dicerie, trovandosi loro stessi talmente coinvolti, che uno dei tre pian piano si convince di poter essere un candidato per la vedova (guarda caso la vedova è interpretata da Setsuko Hara, e l'anziano pretendente è Kita Riuji, attore notevolmente somigliante a Ozu, dettaglio utile se si volesse fare un po' di psicanalisi e una manciata di supposizioni sugli strani e duraturi rapporti tra Setsuko Hara e Yasujiro Ozu...). A sistemare tutto ci pensa Yuri, una giovane amica della figlia, una ragazza molto sveglia e figlia adottiva dei gestori di un piccolo ristorante.
I giovani turchi delle nuove leve critiche e cinematografiche anni sessanta rimproveravano a Ozu di essersi imborghesito col passare degli anni. Ma francamente a guardare Late Autumn è evidente che si tratta di un film che prima di tutto si prende gioco, sebbene bonariamente, giusto dei borghesi di una certa età (e infatti Late Autumn è un rifacimento di Late Spring, ma porta con sé anche molto di Floating Weeds, film immediatamente precedente, che racconta proprio, teatralmente, le vicende maliziose e volgari di un anziano signore alle prese con molti giovani. E anche la colonna sonora di Late Autumn, felliniana e composta da Satio Kojun, conferma il legame con Floating Weeds). E poi, tramite il personaggio di Yuri, adottata da gente che lavora tutto il giorno, c'è anche una bella critica velata ma precisa alle inconsistenti tristezze delle donne borghesi, Setsuko Hara e sua figlia. Mentre infatti Setsuko Hara passa tutto il film corazzata dentro una gentilezza affettata, vuota e meccanica (e questo anche, di certo, per marcare il contrasto con la Setsuko Hara giovane e speranzosa di Late Spring), e mentre sua figlia mette il broncio inconcludentemente a ogni piccola svolta della vicenda, Yuri invece, libera e impulsiva, mostra senza rendersi pesante un senno e una maturità fuori dal comune, oltre al fatto che a un certo punto dice chiaramente che per lei, come orfana, le cose non sono sempre facili, ma lei cerca di non darlo a vedere, cerca di essere sempre positiva e propositiva, perché nella vita questo è il modo migliore di affrontare le cose. Insomma una presa di posizione proletaria, contro i borghesi uomini che, non avendo altro da fare se non giocare a golf e bere insieme, ficcano il naso nelle faccende che non li riguardano; ma anche contro le borghesi donne che non sanno sbrigarsela da sole.
Visivamente Late Autumn porta addosso due tratti distintivi: uno è la volontà di fotografare dolcemente il tempo che passa dandogli il volto di Setsuko Hara, che nella scena conclusiva (e contemplativa) indossa uno yukata molto simile a quello che indossava in una delle scene finali (e altrettanto contemplativa) di Late Spring. Diverso è il peso dello sguardo, e diversa è anche la freschezza della recitazione di Setsuko Hara, a tal punto che viene da chiedersi se sotto la patina di questo modo dolce e dimesso di catturare lo scorrere del tempo non ci sia invece una specie di follia sadica, di noia nichilista, sia da parte di Ozu sia da parte di Setsuko Hara. E poi i colori: in Late Autumn nella parte finale domina un inedito duetto di marrone e bianco. In tutto il resto del film il tipico rosso di Ozu è sostituito dal giallo ed è in combinazione con il grigio, là dove prima, di solito, c'era il blu. Tutto ciò che si muove e attira l'occhio è giallo, dagli abiti alle teiere (che notoriamente cambiano posto spesso nei film di Ozu, particolare che era la disperazione dei suoi collaboratori e su cui lui deve aver giocato non poco qui, visto che a un certo punto la stessa teiera è prima a casa di Setsuko Hara, e poi nella scena successiva è nella cucina della scuola in cui insegna!). Riassumendo l'essenza di Late Autumn, si potrebbe dire che è una commedia alla Lubitsch (una certa scenetta con due pipe parla chiaro), debitamente e polemicamente ingessata e cerimoniosa. (gennaio 2007)

 


paese: Giappone
anno: 1960
regia: Ozu Yasujiro
sceneggiatura: Noda Kogo, Ozu Yasujiro
attori: Hara Setsuko (Miwa Akiko), Tsukasa Yoko (Aya), Okada Mariko (Yuri), Sata Keiji (Goto Shotaro), Saburi Shin (Mamiya), Kita Ryuchi (Hirayama), Nakamura Nobuo (Taguchi), Sawamura Sadako (Fumiko), Kuwano Miyiuki (Michiko), Shimazu Masahiko (Tadao), Ryu Chishu (cognato di Akiko), Mikami Shinichiro (Koichi)

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