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Madness in Bloom / Kyouki no sakura (2002)

Sunday, 09 January 2011 15:17 Stefano Locati Film - Giappone
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madness_in_bloom_0Tre adolescenti - Yamaguchi, Ichikawa e Kosugi - inguainati nei loro bianchi abiti da combattimento, pattugliano le strade cementificate di Shibuya, Tokyo: sono la nuova generazione, banda di strada che cerca di difendere il Giappone dalla degenerazione e l'immoralità. Picchiano indistintamente teppisti e perdigiorno di ogni risma, tutti quelli sospettati di aver tradito l'ideale nazionalista di ordine e decoro. Ben presto entrano nell'orbita della yakuza, accettando come regalo di benvenuto una prestigiosa quattro ruote (naturalmente bianca). Yamaguchi viene preso in simpatia dal boss, Aota; Ichikawa è attratto dal killer professionista Saburo, di cui vorrebbe seguire le orme; Kosugi infine è plasmato dal denaro di Hyodo, sottoposto di Aota con mire ben precise alla poltrona di comando. Mentre si scatena una guerra con una gang rivale, le loro esistenze sono destinate a mutare, sconvolte da intrusioni che non sono in grado di gestire, distrutte da giochi di potere che non riescono neppure a immaginare.

Tra la violenza stradaiola de I guerrieri della notte e la distopia lancinante di Arancia meccanica, Madness in Bloom (relativamente più noto con il titolo originale Kyouki no Sakura), è una favola macabra e senza speranza sulla crescita, o meglio sulla disillusione. Tratto da un racconto di Kunio Hikita che la giovane star Kubozuka Yosuke ha voluto a tutti i costi adattare al grande schermo, il film è pervaso da un sentore fascistoide e narcisista, ben stigmatizzato dalle parole-manifesto di Yamaguchi: "La violenza è giustiza. Non c'è moralità se non c'è storia. Così noi, la Nuova Generazione, usiamo la violenza per far ricordare alle persone la loro storia". Il problema, al di là di una regia iperstilizzata, alla lunga pretestuosa, per quanto i primi cinque minuti possa sembrare divertente (Sonoda Kenji, al suo esordio dopo una veloce gavetta, viene dai videoclip, e purtroppo si nota), risiede nel ginepraio di contraddizioni che vengono predisposte e solo flebilmente risolte. L'ambiguità di fondo sullo status della gioventù non viene sciolta (squadristi?, burattini alla mercé dei più furbi?, ingenui idealisti?) - in un florilegio traboccante di musica hip hop, pose trendaiole e ideologie spiccie. Diventa così difficile comprendere l'insofferenza del trio, tra istinti anti-americani, sogni di purezza (razziale?) e debolezze sentimentali (la criptica e mal sviluppata relazione di Yamaguchi con la liceale Keiko). Un crescendo che evidenzia più la volontà di ammantare i protagonisti di un'aura mistico-sacrale, piuttosto che analizzarne lo spleen esistenziale. Non serve a rattopare i dubbi il fermo immagine finale sul faccione scomposto di Kubozuka, che ricorda tanti film dell'hongkonghese Chang Cheh.

 

paese: Giappone
anno: 2002
regia: Sonoda Kenji
sceneggiatura: Hikita Kunio, Maruyama Shoichi
attori: Kubozuka Yosuke (Yamaguchi), Rikiya (Ichikawa), Genki Sudo (Kosugi), Harada Yoshio (Aota), Eguchi Yosuke (Saburo), Honda Hirotaro (Hyodo), Mariko Takahashi (Keiko)

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