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Matango / Matango il mostro (1963)

Sunday, 09 January 2011 15:34 Riccardo F. Esposito Film - Giappone
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matango_0Quantunque una delle prime immagini di Matango che io ricordi d'aver visto pubblicata (in Italia) risalga presumibilmente al novembre 1967 (a pag. 319 dell'Annuario '68 della nota Enciclopedia dei ragazzi edita dalla Mondadori), questo classico assoluto del fanta-horror giapponese dovette in realtà attendere il 1973 per ricevere una regolare distribuzione nel nostro paese (intitolato Matango il mostro e, si badi bene, con un diverso doppiaggio rispetto a quello della versione oggi programmata, fin troppo saltuariamente, in televisione).

 

La storia dei sei "borghesi" giapponesi (un industriale, uno scrittore, uno psicologo, il capitano dello yacht, una famosa cantante della radio e una studentessa: vale a dire come minimo liberi professionisti, comunque persone benestanti) più un "proletario" (il marinaio Koyama) che, naufragati su un'isola deserta, stressati dalla fame e da una vita selvaggia alla quale non sono abituati, si imbrutiscono, mentre le loro vere, egoistiche e opportuniste nature emergono (un po' come accadeva ne L'angelo sterminatore di Luis Buñuel), finché scoprono l'esistenza dei funghi, che li nutrono ma al tempo stesso li trasformano in mostruosi uomini-fungo, viene comunemente letta (in particolare dai recensori di lingua inglese) come una sorta di pittoresca metafora del problema della droga, che proprio in quel periodo andava intensificandosi in maniera preoccupante in Giappone. Ciò nondimeno, a uno sguardo più attento, tale lettura ci appare troppo semplicistica e, d'altra parte, più che come una sorta di reinterpretazione de L'invasione degli ultracorpi (che è uno dei film a cui l'opera di Honda viene più spesso accostata), ho l'impressione che Matango vada inteso in senso diametralmente opposto al capolavoro della science fiction anni '50 firmato da Don Siegel. In poche parole, se mentre nella pellicola americana del 1956 gli ultracorpi simboleggiavano la Minaccia Rossa ma anche l'indifferenza e la perdita di valori e sentimenti della società, in quella di Honda gli uomini-fungo rappresentano invece una naturalità primitiva, una dimensione anti-borghese e anti-capitalistica contrapposta alla società contemporanea alienante (e tale interpretazione traspare sia dalle battute dello scrittore "mutato" che da quelle finali dello psicologo). D'altronde la presenza, fra gli sceneggiatori, del leftist Kimura Takeshi, rende la nostra lettura tutt'altro che peregrina...
Un discorso a parte va fatto sull'attrice Mizuno Kumi (nome d'arte di Igarashi Maya, nata a Niigata il 1° gennaio 1937) doppiata, nella succitata edizione televisiva del film, da Franca De Stradis. Cult-actress assoluta del genere kaiju eiga (Kaiju daisenso, Frankenstein tai chitei kaiju Baragon, Frankenstein no kaiju, Nankai no daiketto), Mizuno si dimostra in questo film una straordinaria e sensibile interprete, decisamente sensuale quando offre ai suoi compagni il "frutto proibito", rappresentato da un roseo funghetto. La seguente affermazione risulterà opinabile, ma mi sento di dire che, anche se non avesse interpretato nessun altro ruolo, quello di Mami sarebbe sufficiente a garantire a Kumi un posto d'onore nel cinema giapponese.

paese: Giappone
anno: 1963
regia: Honda Ishiro
sceneggiatura: Kimura Takeshi, Fukushima Masami, Hoshi Shinichiro, Komatsu Sakyo (non accreditato)
attori: Kubo Akira (Murai), Mizuno Kumi (Mami), Tsuchiya Yoshio (Kasai), Tachikawa Hiroshi (Yoshida), Yashiro Miki (Akiko), Sahara Kenji (Koyama), Koizumi Hiroshi (Sakeda)

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