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Mother Should Be Loved, A (1934)

Sunday, 09 January 2011 15:55 Valentina Verrocchio Film - Giappone
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mother_should_be_loved_0Due fratellini perdono il padre molto giovani e crescono con la madre. Il giorno in cui deve iscriversi all'università, il ragazzo più grande scopre di essere in realtà figlio della prima moglie di suo padre, e da questo momento, non sentendosi all'altezza delle aspettative dell' attuale madre, prende a comportarsi come se la disprezzasse, entrando in conflitto anche con suo fratello.

I meccanismi innescati dai personaggi del cinema di Ozu non sempre sono limpidi e perfettamente comprensibili, hanno un'essenza tortuosa, che mira a niente altro se non alla richiesta di pazienza, attenzione. A Mother Should Be Loved, invece di seguire lo schema classico secondo il quale si risolvono dei problemi lungo il film per arrivare a un lieto fine, procede al contrario: si comincia con un lieto inizio e si procede come regredendo, con i personaggi che si ingarbugliano sempre di più perdendo la strada della linearità e spontaneità e imboccando quella suggerita dall'insicurezza e dai sentimenti di impotenza e negatività. La messa in scena, coerentemente, segue le decisioni prese quasi a caso, e poi pregiudicanti, del figlio maggiore, giovane uomo non ancora capace di affrontare bene i rapporti con sua madre, suo fratello e la propria identità in divenire. L'uomo scopre di essere stato adottato, e nel rendersi conto che sua madre lo ha sempre trattato meglio di suo fratello, viene divorato da un grande complesso di inadeguatezza che cerca di ricacciare indietro allontanando da sé sia la madre sia il fratello, non sentendosene all'altezza, ma comportandosi come se fossero loro a essergli inferiori. Cinema psicanalitico quello di Ozu? Sì, molto prima e molto meglio di Bergman e Woody Allen. La madre a un certo punto del film è costretta ad andare a parlare col figlio in una casa di piacere nella quale lui si rifugia, ormai perso sulla tangente delle sue decisioni sbagliate e irrazionali, e disposto a lasciarsi leggere dentro solo dalle persone alle quali non si sente legato: le prostitute, volgari e furbe. Madre e figlio parlano, e li si crede soli. Invece quando la cinepresa si allontana allargando il campo, ecco un gruppo di prostitute presente alla conversazione, come il pubblico di un teatro. Il teatro delle emozioni che si ha paura di esprimere (la madre che più volte chiede al figlio: "Dimmi come ti devo trattare"); il teatro di Ozu ripieno di aperture e chiusure di scorrevoli che fungono da sipario e citano i mascherini con cui Ernst Lubitsch, amatissimo da Ozu, apriva e chiudeva le scene. E come nel cinema di Lubitsch, certe rivelazioni che di colpo svegliano i personaggi dal torpore, passano attraverso la servitù: il figlio maggiore si rende conto di quello che sta facendo a sua madre solo dopo una conversazione con una occasionale e sdentata signora delle pulizie, che gli racconta che se suo figlio fosse un bravo ragazzo, lei non sarebbe costretta a fare le pulizie in una casa di piacere, per mantenerlo. A Mother Should Be Loved è inoltre, tecnicamente, il film delle carrellate, pur vedendosene solo all'indietro e laterali, ma nemmeno una in avanti. Le carrellate allora seguono il comportamento del protagonista, si muovono lateralmente e come regredendo, all'indietro, ma non sono capaci di progredire, di andare avanti. Contrariamente a quello che è scritto su tutti i testi di critica del mondo, Ozu rimarrà fedele alle carrellate per tutta la sua carriera, anche se le diminuisce sempre di più, appunto per accentuarne il potere ammaliante, lasciandole sole e stralunate nel bel mezzo di flotte e flotte di inquadrature fisse. Numerosi poster occidentali, di cinema e non, completano la comprensione di ciò che accade in scena (tra cui uno stranissimo, con una croce cattolica e un invito a visitare la Germania, che fortunatamente invece funge solo da elemento di decorazione!). Privo del primo e dell'ultimo rullo, ossia la vita dei fratelli, ancora bambini, col padre, e poi nel finale la riconciliazione tra madre e figlio, A Mother Should Be Loved, nonostante dunque sia incompleto e nonostante sia anche muto, possiede però una precisione che incanta, una capacità di mettere a nudo l'animo umano che rende partecipi e commuove, risparmiando allo spettatore il peso di un giudizio e di una morale. Durante la lavorazione il padre di Ozu morì, e allora nel film la madre vedova passa il tempo ad onorare, con ingenua ed evidente devozione, il ricordo del marito. (Gennaio 2006)

 


paese: Giappone
anno: 1934
regia: Ozu Yasujiro
sceneggiatura: Kogo, Arata Masao, Ikeda Tadao, Komiya Shutaro
attori: Obinata Den (Sadao), Mitsui Koji (Kosaku), Yoshikawa Mitsuko (madre), Iwata Yukichi (padre)

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