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Noriko's Dinner Table (2006)

Sunday, 09 January 2011 16:19 Stefano Locati Film - Giappone
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norikos_dinner_table_0Di Noriko's Dinner Table non si è parlato abbastanza. Ancora peggio, è quasi passato inosservato. La causa può essere la sua lunghezza - quasi tre ore - o la sua complessità, ma questo non giustifica l'ostracismo. In Noriko's Dinner Table c'è da perderci il fiato, se non il sonno. Sono Shion dilata, trasfigura, espande le intuizioni esposte in Suicide Club per raccontare l’ossessione di un io frammentario/frammentato che non può più essere identico a se stesso. Alienazione, incomprensioni generazionali, disgregazione della famiglia, istinti di morte: una visione persistente, in cui perdersi e non ritrovarsi, mai più.

Nominalmente Sono non fa altro che firmare un sequel/prequel al suo più grande successo commerciale, l’horror Suicide Club, risalente al 2002: si tratterebbe insomma semplicemente della seconda parte della progettata trilogia sul suicidio ispirata al suo stesso romanzo, Jisatsu Circle - Kanzenban. Eppure se idea di fondo e alcuni personaggi si ritrovano e si completano, Noriko’s Dinner Table ricama attorno, dentro e ai lati del predecessore, costruendo una storia alternativa, uno spin off ingigantito, consapevole e maturo, in cui viene messa a nudo la contemporaneità quale rete di relazioni autoreferenziali, dove la personalità dei singoli è solo un gioco di incastri senza senso. In questo senso la suddivisione in capitoli che sovrappongono tempi e luoghi, in un viaggio dissestato di flashback e rimandi, è un’ulteriore scelta destabilizzante che, se inizialmente disorienta, sfocia poi in un unicum compatto e incredibilmente coerente.
Si parte dalla diciassettenne Noriko, alienata e disillusa, che fugge di casa per raggiungere Ueno54, una amica conosciuta in chat. Ueno la introduce a un lavoro, che è anche un culto, quello della “famiglia in affitto”: fingersi parte della famiglia di persone che ne richiedono i servigi, sostituirsi ai cari lontani, morti o semplicemente troppo affaccendati in altro. Di più: non semplicemente fingere, ma diventare quei parenti mancanti, in un processo di osmosi che si trasmette come un virus. Intanto la famiglia di Noriko deve scendere a patti con la misteriosa scomparsa della figlia. La sorella minore, Yuka, decide di andarsene a sua volta; la madre, Taeko, non regge al dolore e si toglie la vita; infine il padre, Tetsuzo, s’intestardisce nel cercare di comprendere le ragioni dietro al disgregamento della sua vita, creduta salda e reale. Tutti i personaggi si spogliano della loro identità e vanno alla ricerca di una nuova stabilità - passando per la frustrazione della perdita, dell’ondivaga sensazione di non appartenenza, della rassicurante dispersione del sé nella catena delle fragili relazioni interpersonali. Un’esperienza che sovverte ogni legame sociale prestabilito e lo ricostruisce, completamente stravolto, dalle fondamenta.
Noriko’s Dinner Table (Noriko no shokutaku in originale) è un affresco denso, astruso, minuzioso, da mal di testa cronico nei suoi continui slittamenti, che può irritare per la sua apparente vacuità, ma che conquista appieno grazie al suo rigore quasi hegeliano fatto di tesi, antitesi e sintesi: la situazione iniziale è capovolta e dalle sue ceneri scorrono inarrestabili nuove configurazioni. Sconvolgente, da questo punto di vista, la reunion familiare, che non a caso sfocia in un’orgia di sangue e amnesie incrociate. Sono concepisce un saggio filosofico in forma filmica, senza dimenticarsi però di quello che conta davvero - violenza (tanta, soprattutto psicologica), mistero e un’abbondante spruzzata di morbosità. Così Noriko’s Dinner Table diventa in tutto e per tutto uno specchio deformato e incompromesso dell’illusione che si chiama identità, del solipsismo proprio a ciascuno, della forza dirompente degli scarti generazionali nel presentare nuovi stimoli e nuove direzioni. Una progressione che parte dai club del suicidio del precedente film facendoli diventare un tassello - fondamentale, ma non unico - di un disegno più grande di riprogettazione sociale. Psicanalisi, psicologia della gestalt e schizofrenia traghettati nel mondo razionale dei dormienti tramite un incarto da cinema di genere puro. Una architettura labirintica, ma nella sostanza semplice, per questo tanto più stordente. Da guardare e diffondere. Non può che fare bene.

 


paese: Giappone
anno: 2006
regia: Sono Shion
sceneggiatura: Sono Shion
attori: Fukishi Kazue (Noriko), Tsugumi (Ueno54), Mitsuishi Ken (Tetsuzo), Yoshitaka Yuriko (Yuka), Namiki Shiro (Ikeda), Miyata Sanae (Taeko)

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