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One Missed Call / The Call - Non rispondere (2003)

Sunday, 09 January 2011 16:28 Stefano Locati Film - Giappone
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one_missed_call_0Tratto da un romanzo di Yasushi Akimoto, One Missed Call/Chakushin Ari è l'incursione dell'inarrestabile Miike nel campo dell'horror mainstream - non casuale la presenza della idol Shibasaki Kou, che si era vista in Battle Royale e che aveva già dimostrato le sue ottime potenzialità in Go. Primo film di Miike a essere distribuito nelle sale italiane, probabilmente sull'onda del successo di un pugno di pellicole orientali - che, si sa, fanno inspiegabilmente blocco comune (la saga giapponese di Ring in home video, l'hongkonghese The Eye e il coreano The Phone al cinema) - con un po' di fortuna il ribattezzato The Call - Non rispondere potrebbe essere l'apripista di una si spera lunga invasione.

Yumi, una studentessa universitaria, è a un go-con (incontri al buio organizzati dai giovani per socializzare) insieme a delle amiche, tra cui Natsumi e Yoko, arrivata tardi perché ha partecipato a un funerale. Mentre è in bagno per cambiarsi vestito, la ritardataria riceve uno strano messaggio telefonico proveniente dal suo stesso cellulare, datato tre giorni nel futuro, con una voce identica alla sua che dopo una frase sulla pioggia si mette ad urlare. Esattamente tre giorni dopo Yumi riceve una normale chiamata da Yoko, che si sta incamminando verso casa. Incomincia a piovere, Yoko dice una frase sulla pioggia, poi urla e precipita giù dal ponte che stava attraversando, travolta da un treno in transito. Quando anche un altro dei partecipanti al go-con muore davanti ai suoi occhi, dopo averle confessato di aver ricevuto un messaggio simile a quello di Yoko, Yumi inizia un'indagine personale che ha il sapore di un'ossessione. Insieme a Natsumi e al misterioso Hiroshi, fratello maggiore di un'altra vittima, Yumi cercherà di fermare la catena di morti...
Gestendo con convinzione i tempi drammatici e dosando sapientemente i tratti inquietanti, Miike - da narratore naturale qual è - riesce con poche sequenze a precipitare lo spettatore in un'atmosfera crepitante, nonostante l'evidente debito tematico e stilistico di tutta la prima parte con il Ring di Nakata Hideo. Ma l'affondo di Miike non è una semplice rilettura acritica. Certo, sempre di maledizioni, spiriti e telefoni si tratta; eppure la pellicola ha il coraggio di approfondirsi strada facendo, valicando i limiti impliciti del modello in una storia che - sotto il sostrato orrorifico - si rivela un grande affresco melodrammatico. In gioco c'è il significato nascosto di quel sentimento ineffabile che è l'amore - o meglio i diversi significati che può assumere, soprattutto nella coniugazione genitori/figli. Non stupisce allora il passaggio della seconda parte a territori consimili alla prova più matura di Nakata, Dark Water (con anche evidenti rimandi estetici: il palazzo fatiscente, l'appartamento claustrofobico). Su queste due derivazioni Miike costruisce le fondamenta che portano al finale: circolare, aperto e inderogabilmente romantico (a modo suo, naturalmente!).
Non tutto è al suo posto, e forse qualche dubbio sorge per l'utilizzo di soluzioni di seconda mano (oltre a quelli già citati, ovvi riferimenti anche alla gestione della tensione in Ju On: the Grudge); ma Miike non esista a sfruttare materiale già consolidato per lavorare dall'interno, cesellandolo secondo la sua poetica, ed è un rischio che corre consapevolmente (i rimandi sono palesati da subito). Un Miike decisamente sotto controllo (lontanissimo il modello anarcoide di Gozu), ma sempre in grado di manipolare la materia visiva (e dunque lo spettatore) a suo piacimento.

 


paese: Giappone
anno: 2003
regia: Miike Takashi
sceneggiatura: Daira Minako
attori: Shibasaki Kou (Nakamura Yumi), Tsutsumi Shinichi (Yamashita Hiroshi), Fukiishi Kazue (Konishi Natsumi)

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