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One Wonderful Sunday / Una meravigliosa domenica (1947(

Sunday, 09 January 2011 16:31 Valentina Verrocchio Film - Giappone
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one_wonderful_sunday_0È domenica: le stazioni della metro sono affollate come al solito, e Masako corre all'appuntamento con il fidanzato Yuzo, immusonito a un angolo di strada, intento a sognare di fumare sigarette a partire dai mozziconi gettati via dai passanti. Masako e Yuzo hanno 35 yen in due, ossia quasi niente. Si tratta di spendere questo niente nel modo più sereno possibile, e trascorrere una domenica che sembri come quelle della gente spensierata. In un campetto improvvisato dei bambini giocano a baseball, tra macerie, vacche e camion militari che passano. Yuzo si fa ingloare dal gioco, ma lancia la palla troppo lontano ed è costretto a pagare i danni a un fornaio impassibile. È la prima di una serie di disavventure che si espandono come un cancro insanabile.

One Wonderful Sunday, senza indugi, è una grandissima lezione di cinema. Ogni fotogramma è la dimostrazione eloquentissima della direzione forte e decisa di una persona vigile e superiore, figura inesistente nel cinema di oggi: a un certo punto si mette a piovere, sempre più forte, e i due fidanzati decidono di fare una lunga corsa fino al botteghino del concerto che desiderano vedere. Ha luogo allora un piano sequenza lunghissimo ma precipitoso, per le strade affollate della città, in pieno neorealismo ma con mobilità e fluidità ingegnose e difficili; per gli amanti dei piani sequenza senza dialoghi uno dei momenti rari e impagabili dell'intera storia del cinema (un altro è quando la piccola sposa bianca bianca dell´Atalante di Jean Vigo percorre smarrita e a singhiozzi incerti il perimetro del barcone, mentre questo scivola sicuro sull´acqua, e la macchina da presa riprende il tutto muovendosi, creando tre meravigliosi livelli mobili su una base quasi dipinta di neri e grigi, più una pennellata delicata e accecante di bianco).
Purtroppo però, poi One Wonderful Sunday finisce col sembrare interminabilmente lungo, pur non essendolo, perché ha un centro tristissimo, totalmente silenzioso e gelato, a casa del protagonista, in cui nemmeno col sesso ci si può scaricare di dosso la tensione delle delusioni, perché la cameretta ammobiliata è indecorosa, il compagno di stanza può arrivare da un momento all´altro, e il fatto stesso di trovarsi in quella stanza privata, dove non si deve pagare niente per rimanerci, automaticamente suggerisce il sacrificio sessuale della donna, della fidanzata, che però non ci sta, perché non è che siccome non si hanno i soldi per il bar, allora bisogna sottoporsi a una pratica che ha per forza il sapore della rabbia, come gli animali, in una topaia. In definitiva, in strada, la prima parte di questo film scorre meglio, senza mai oscurare né addolcire niente della miseria nelle sue forme più amare (il bambino incontrato a ridosso delle rotaie, che vuole un pezzo di pane, e il cui essere mendicante nega automaticamente la condizione di bambino; la silouette scura del volto della donna ubriaca o drogata, che spigolosamente s'incaglia con le mani in alto, aperte e arrese, sulla carta di riso bianca, opacamente trasparente, delle cucine nella sala da ballo di lusso nella quale i fidanzati non sono ammessi). La seconda parte è irrimediabilmente negativa, tutto va storto e la sensazione è che i ricchi debbano guardare bene in faccia questa depressione demoralizzante senza via di scampo, e sentirsene colpevoli. Il Neorealismo del dopoguerra, senza nazionalità, uguale in Giappone come in Italia o in Germania, perché intento a diffondere un unico messaggio: la desolazione nella povertà. La voglia di fare e di ricostruire, di riprendersi in qualche modo, vedendosi però frustrate le speranze, quando alla fine del conflitto mondiale non si ricominciò da zero, e le persone, lungi dall´essere tutte uguali, si reincasellarono nel loro status sociale, calciando ai margini chi dal dopoguerra si aspettava novità e forza lavoro che coinvolgesse tutti, e onestamente. In One Wonderful Sunday, come in Germania Anno Zero o in Umberto D., attraverso la verosimiglianza asciutta e nitida di giorni camminati con le scarpe rotte e la pancia vuota, si fa politica, quella reale dell'etica dell'ambiente in cui viviamo, e non quella fasulla dei partiti. Il biondino di Germania Anno Zero sembra guardare un attimo gli spettatori, prima di provare il vuoto. E anche la protagonista di One Wonderful Sunday a un certo punto chiede chiaramente l'aiuto del pubblico, e la realtà della città nuda, in notturno, si trasforma nella cornice irreale di un auditorium vuoto, sul palco del quale, a rappresentazione (per i paganti) terminata, i miserabili possono far finta di godere della libertà almeno di giocare, di trovare una dignità che è loro negata (i due volevano assistere alla Sinfonia non finita di Schubert, ma non ci riescono, così come non riescono nemmeno a sposarsi, perché non hanno i soldi per farlo, e quindi anche la loro relazione è una partitura incompleta).
Così Kurosawa è un grande regista, ma One Wonderful Sunday è difficile da guardare, perché è troppo irrisolvibilmente triste, nonostante regole folli e ridicole di marketing lo abbiano riproposto sul mercato con una facciata solare e positiva, e nonostante venga imposto di scriverne sbrigativamente, contenendo le parole, gli esempi, i rimandi, come se fosse un errore lasciarsi andare ai discorsi, grazie a un film. (luglio 2004)

 


paese: Giappone
anno: 1947
regia: Kurosawa Akira
sceneggiatura: Uegusa Keinosuke, Kurosawa Akira
attori: Yumazaki Isao (Yuzo), Nakakita Chieko (Masako), Ariyama Midori (Sono), Shimizu Masao

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