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Only Son, The / Figlio unico (1936)

Sunday, 09 January 2011 16:35 Valentina Verrocchio Film - Giappone
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only_son_0La storia di un bambino che ha solo la mamma, e che una volta adulto cerca di farsi una vita a Tokyo. Girato di notte a causa del rumore dei treni che di giorno disturbava le riprese, realizzato negli studi Kamata ormai abbandonati dalle altre troupe perché non al passo coi tempi, The Only Son, primo film sonoro di un Ozu particolarmente riluttante a cedere alla modernizzazione audio del cinema, chiarisce il suo fuoco fin da subito, pur non spiegandolo e non sottolineandolo mai. C'è una frase infatti, all'inizio del film, che indica una direzione precisa e definitiva: "Le tragedie nella vita cominciano con il legame tra genitori e figli".

Questa frase è esemplificata dal comportamento della madre, la quale, dapprima superficiale nei confronti dei bisogni del figlio, col passare degli anni diventa sempre più apprensiva e iperprotettiva, desiderosa di vedere un giorno il figlio diventare un uomo di successo. Il figlio ne è devastato, investito da aspettative che lo fanno sentire debolissimo e che mettono anche la madre, ai suoi occhi, in una condizione di debolezza e di attesa perenne. Il figlio senza cattiveria allora si difende, e trasferitosi da Shinshu a Tokyo, si fa pian piano una vita senza la madre, e quando lei va finalmente a trovarlo, lo trova, uomo uguale a tantissimi altri in una capitale in cui la sopravvivenza non è facile, già sposato e con un bambino piccolo da mantenere (bambino che nel film compare più volte, sempre invariabilmente addormentato, come a puntualizzare che l'infanzia non andrebbe toccata, sarebbe da lasciare fuori dagli affanni quotidiani degli adulti). L'autostima di quest'uomo è stata minata il giorno in cui da piccolo ha dovuto esprimere con tutta la sua volontà un desiderio, studiare, che per gli altri bambini con un padre oltre che una madre era un qualcosa di scontato e normale, e per lui invece ha comportato l'assumersi di una responsabilità spropositata. Tutto questo è chiaro in poche, eloquentissime immagini, all'inizio di The Only Son: quando Ryu Chishu, che interpreta il maestro del piccolo Ryosuke, va a parlare con la madre per convincerla a mandare il bambino in un collegio che gli dia un'educazione adeguata, Ryosuke rendendosi conto della sorpresa con cui la madre accoglie la richiesta, sentendo un sentimento molto vicino all'essere colpevole, va a nascondersi in cima a una scala, e lo spettatore vede solo i suoi piedi, penzolanti e incerti, mentre il tempo che lo porterà forse a confrontarsi con la rabbia della mamma si assottiglia sempre di più. Gli adulti a volte senza volerlo sbagliano. La madre di Ryosuke, sola e impiegata in una fabbrica, non considerava suo figlio proiettato nel futuro, non si era posta il problema di come fare a dare a questo bambino gli strumenti adatti per crescere e per diventare qualcuno. Quando se ne rende conto, è automatico per lei pensare che il sacrificio della sua intera vita (venderà infatti la casa e andrà a vivere nel dormitorio della fabbrica) sarà sicuramente ricompensato dal successo che Ryosuke saprà avere una volta grande. Ryosuke invece a Tokyo a mala pena riesce a sopravvivere, nonostante tutti i suoi sforzi e con questa convinzione di fondo di non valere granché. Al suo maestro tocca una sorte simile: emigrato anche lui a Tokyo, è costretto ad adattarsi a fare un lavoro umile, pur di resistere in una città che trascina via i sogni e la dignità di tutti. Eppure a questa città, come a tutte le grandi città, ci si abitua. Ryosuke sa godere e subire la fascinazione dei passatempi di cui godono tutti per rendere più sopportabili le umiliazioni quotidiane. Porta sua madre a vedere un talkie tedesco per esempio, un film col sonoro, credendo di mostrarle qualcosa di meraviglioso. In realtà il film è abbastanza volgare e ridicolo (Ozu lascia intravedere una signorina bionda con una faccia asimmetrica che prima canta, e poi sfugge nei campi uno smaliziato spasimante, con delle tecniche narrative banali); la mamma di Ryosuke si addormenta, e dal suo punto di vista il figlio si sta lasciando andare a una vita senza ambizioni. Solo l'incidente di un ragazzino troppo spensierato, vicino di casa, inserito da Ozu come parallelo di Ryosuke che a un certo punto decide di smetterla di preoccuparsi per la sopravvivenza e regalare per una volta a se stesso e a sua madre una giornata spensierata, riuscirà a convincere la mamma della bontà di suo figlio.
Film fatto di particolari piccolissimi come l'asciugarsi le lacrime col lembo di una manica o di una sciarpa (azione che passa da madre a figlio lungo tutto il percorso delle loro vite), messo insieme a partire da ciò che era riutilizzabile di Tokyo is a Nice Place, film bloccato dalla Shochiku quando era già in fase di realizzazione perché muto e non adattabile alla nuova moda del sonoro, The Only Son pur in pieno periodo di virile amicizia tra Germania e Giappone, e con una evidente ossessione di Ozu per le lampade che pendono dal soffitto (ce ne sono a dismisura!), si regge su un equilibrio delicatissimo e molto raro, e rappresenta ancora oggi un esempio ineguagliato di quanto il cinema possa raccontare gli stati d'animo umani con la precisione del saper vedere le cose nel particolare di un gesto, più che nella completezza di una trama. (Gennaio 2006)

 


paese: Giappone
anno: 1936
regia: Ozu Yasujiro
sceneggiatura: Ikeda Tadao, Arata Masao, Ozu Yasujiro
attori: Iida Choko (Otsune), Himori Shinichi (Ryosuke), Hayama Masao (Ryosuke da bambino), Tsubouchi Yoshiko (Sugiko), Yoshikawa Mitsuko (Otaka), Ryu Chishu (maestro Okubo), Naniwa Tomoko (moglie di Okubo), Kozo Bakudan (figlio di Okubo), Toko Tokkan (Tomibo)

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