404 Not Found

Not Found

The requested URL /track was not found on this server.

You are here:   Home Film Giappone Passing Fancy / Capriccio passeggero (1933)

Passing Fancy / Capriccio passeggero (1933)

Monday, 10 January 2011 15:09 Valentina Verrocchio Film - Giappone
Print

passing_fancy_0Kihachi è un padre di mezza età da solo con un bambino. Impiegato in una fabbrica di birra insieme a Jiro, un amico, ha un'esistenza tranquilla nel quartiere periferico in cui abita. Un giorno s'imbatte in Harue, una giovane disoccupata senza casa, e la raccomanda a un'amica che gestisce un bar, pensando di poterla corteggiare e forse prenderla con sé in casa. Harue però lo tratta come uno zio gentile, e mostra invece un certo interesse per Jiro, evidentemente più vicino non solo ai suoi gusti, ma anche alla sua età.

Kihachi non riesce a razionalizzare tutte queste sfumature, si attiva per avvicinarsi sempre di più alla ragazza, non esitando a mettere da parte il figlio, il lavoro e tutto quello che può intralciare la sua momentanea infatuazione. Ovviamente niente di buono si profila all'orizzonte, tutto sta nel riuscire a trarre un insegnamento dai guai e dagli errori, e proseguire senza urtare né ferire o abbandonare i propri cari. Il 1933 è stato un anno prezioso per il cinema giapponese; il tradizionale premio Kinema Junpo registra infatti al primo posto Ozu con Passing Fancy, al secondo Mizoguchi con Water Magician, e al terzo e quarto Naruse con Apart from You e Nightly Dreams. Passing Fancy, il primo film di Ozu a contenere le avventure, anzi, le improvvisazioni del personaggio Kihachi, interpretato da Sakamoto Takeshi, è ambientato interamente nella vecchia Tokyo, nel quartiere di Shitamachi, luogo di nascita di Ozu. Vagamente ispirato a The Champ di King Vidor, questo film è talmente ricco di trovate da essere bastato anche come canovaccio per il successivo episodio della serie, An Inn in Tokyo. In quest'ultimo ad esempio c'è una bimba che si ammala di dissenteria e l'ultima volta che la si è vista mangiare è stato quando Kihachi, sicuramente anche per impressionare positivamente la madre, aveva portato una gran merenda non solo ai figli ma anche alla ragazzina. In Passing Fancy invece il figlio di Kihachi si ammala dichiaratamente di stomaco, dopo che Kihachi gli dona una quantità spropositata di soldi per mostrargli di aver messo la testa a posto ed essere diventato un buon padre. Il punto di partenza della sceneggiatura è lo stesso: Kihachi fa stare male i bambini o perché non gli procura da mangiare, o perché gliene procura troppo. Innumerevoli altre somiglianze fanno pensare insomma a Passing Fancy e An Inn in Tokyo come a due versioni dello stesso film, una in positivo e l'altra in negativo. All'inizio di Passing Fancy, durante l'esibizione canora di un artista, Kihachi ha modo di presentarsi tramite la gag del borsellino che passa di mano in mano. Di esito apparentemente prevedibile, questa scenetta viene risolta non solo con un'abile sorpresa, ma anche dando una chiara indicazione sulla natura di Kihachi: né buono, né cattivo, un piccolo uomo molto naive convinto di essere furbo. L'Antoine Doinel di Truffaut, interpretato da Jean Pierre Leàud è una parente stretto del Kihachi di Ozu: anche Leàud è in fondo sempre Antoine Doinel, con lo stesso temperamento, anche quando in Effetto notte si chiama Alphonse e ha il ruolo di un attore. Allo stesso modo Kihachi si comporta sempre come Kihachi e ha sempre la faccia dell'attore Sakamoto Takeshi, anche quando, in A Story of Floating Weeds veste i panni di un attore, esattamente come Leàud. Ancora: così come Kihachi in Passing Fancy a momenti perde il lavoro per star dietro alla ragazza che ha puntato e che non ricambia, anche Antoine Doinel, in L'amore a vent'anni, cambia casa e lavoro per stare vicino a Colette che invece ha altri interessi. Tutto Passing Fancy è uno studio sul carattere di Kihachi (Ozu ironizzava spesso dicendo di essere lui stesso una specie di Kihachi), non un povero diavolo, perché non viene mai voglia di compatirlo; ma nemmeno una cara e brava persona, dato che non ne combina una giusta e anzi si caccia nei guai per vanità (vestitosi bene per incontrare la ragazza che ha aiutato, viene preso in giro da alcuni vicini di casa che gli chiedono se non stia andando a un funerale...). Kihachi è uno che non crede a niente e crede a tutto (quando il padrone della fabbrica va ad avvisarlo che il figlio sta male, lui non si scompone dicendo che suo figlio, proprio perché è suo figlio, non è possibile che si ammali. Ma più tardi, quando il bambino è in ospedale in condizioni critiche, e l'amico Jiro cerca di consolarlo dicendogli che il figlio guarirà presto, Kihachi risponde di temere il peggio proprio perché si tratta di suo figlio (aggiungendo di avere già pronto il vestito per il funerale, lo stesso per il quale era stato preso in giro dai vicini!). Insomma Kihachi è uno che fa le cose un po' senza criterio, a seconda di come gli gira e di come gli conviene, e in un certo senso tutto Passing Fancy, pur essendo cinema all'ennesima potenza, è la negazione di come si intende il cinema classicamente, perché Kihachi non è un eroe e non è un antieroe, e con i suoi modi di fare non mira a niente di preciso. E' difficile allora per lo spettatore star dietro a un personaggio del quale non si possono prendere le difese (un po' la stessa cosa accade anche nei film di Scorsese, con l'insensato e nemmeno tanto simpatico Johnnie Boy di Mean Streets, ad esempio). Di Passing Fancy a Ozu piaceva molto la scena che poi è il cuore del film, in cui padre e figlio si picchiano e, a turno, accettano passivi botte e sberle, il figlio per ostinazione, il padre perché sa di essere colpevole. Molte le carrellate, addirittura cinque, tutte di raccordo e tutte che si richiamano l'una con l'altra, tanto per smentire ancora una volta la leggenda secondo cui Ozu sarebbe un regista di inquadrature fisse (e in una delle carrellate la cinepresa è chiaramente sollevata da terra, addirittura alla stessa altezza del lampadario, tanto per mettere in discussione l'altra leggenda, che vuole Ozu e la sua cinepresa confinati a livello di pavimento). Il lieto fine c'è ma non si vede, nel senso che Ozu dà solo un suggerimento riguardo una risoluzione felice della vicenda, e poi chiude disinvoltamente lasciando lo spettatore sospeso a guardare l'ultima bravata di Kihachi sorridente, e fine così. Passing Fancy è senza dubbio uno scrigno di trovate per una storia che ridendo e scherzando mostra di saperla molto lunga sia su come si faccia il cinema, sia sulla natura fatua dell'animo umano. (marzo 2006)

 


paese: Giappone
anno: 1933
regia: Ozu Yasujiro
sceneggiatura: Ikeda Tadao
attori: Sakamoto Takeshi (Kihachi), Ohikata Den (Jiro), Fushimi Nobuko (Harue), Iida Choko (Otome), Tokkan Kozo (Tomio), Tani Reiko, Ryu Chishu

sitemap

Add comment

Effettuando il login si hanno più opzioni e non è necessario inserire il captcha a ogni messaggio.
Sono vietati messaggi discriminatori, offese o insulti, spam di qualsiasi tipo, incitamento alla pirateria informatica. I commenti che non rispettano queste semplici regole saranno eliminati senza preavviso dalla redazione.

Security code
Refresh

Share on facebook