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Pistol Opera (2001)

Monday, 10 January 2011 15:13 Fabio Zanello Film - Giappone
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pistol_opera_0Diceva Billy Wilder: "I primi cinque minuti di un film sono importantissimi, mai annoiare". E i cinque minuti iniziali di Pistol Opera sono oro puro, con quel corpo che penzola da un palazzo per colpa di un tiratore albino. Dimostrano che nell'etica giapponese prevale più il giri (dovere, obbligazione) che tutto il resto. Questo in Pistol Opera si trasfigura progressivamente in un torneo tra killer per far salire sul podio il migliore.

In effetti anche qui dovremmo sapere quanto sia abissale il solco fra l'etica e il dovere nella cultura giapponese. E quanto sono vani i tentativi di far coincidere la morale con l'arte visuale: in questo caso l'inquadratura cinematografica e la sequenza filmica con la gestualità. Pistol Opera è indubbiamente una lezione di cinema che ci riesce. Suzuki smonta e rimonta in diretta emotiva il gangster movie fin da quei titoli di testa che sembrano ideati da un Saul Bass in versione manga. L'elemento germinale dello yakuza eiga - il rapporto morale/dovere - viene applicato a un insieme di kanji (gli ideogrammi sino-nipponici). E' la spazializzazione orchestrata dalla messinscena, con un campo cromatico acceso e vasto suo proprio e una visibilità specifica: ossia la concettualizzazione del linguaggio cinematografico fa appello alla problematica pittorica, scenografica e plastica. La dichiarazione d'intenti posta in apertura - quella di dare in allegria uno scontro a fuoco - è una falsa pista. Permette di uscire dalle pastoie del yakuza eiga, dagli angusti orizzonti della narratologia. In quanto Suzuki Seijun è prima di tutto un'artista visuale, della profondità cromatica (si pensi alla donna uccisa nella piscina, con l'acqua macchiata di rosso dal digitale). E un anno prima di Dolls di Kitano Takeshi, il teatro Bunraku fa già capolino nel cinema. Imperniato sulle marionette e sviluppatosi soprattutto nel diciassettesimo e nel diciottesimo secolo, conosce già qui una nuova vita grazie alla plasticità degli interni e dell'espressione corporea. A ogni impulso eversivo segue immancabilmente un'infrazione come se non fosse lecito desiderare la messinscena classica della tragedia che vive la protagonista.

 


paese: Giappone
anno: 2001
regia: Suzuki Seijun
sceneggiatura: Itou Kazunori, Kimura Takeo
attori: Esumi Makiko (Minazuki Miyuki), Yamaguchi Sayoko (Uekyo Sayoko), Hanae Kan, Nagase Masatoshi, Hira Mikijiro, Sawada Kenji

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