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Record of a Tenement Gentleman, The / Note di un inquilino galantuomo (1947)

Monday, 10 January 2011 15:42 Valentina Verrocchio Film - Giappone
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record_tenement_gentleman_0Un giorno un modesto compositore di responsi oracolari trova un bambino che ha apparentemente smarrito suo padre e non è in grado di tornare da solo a casa. Pensando che qualcuno possa occuparsi temporaneamente di lui, lo porta nel caseggiato popolare in cui vive, rendendosi subito conto però che un bambino di nessuno, nell'ottica comune, è solo un peso di cui liberarsi al più presto. Gli inquilini del caseggiato tirano a sorte, e in questo modo il bambino viene affidato a una signora che ha con lui un comportamento talmente arcigno da non lasciare dubbi su quanto il piccolo non solo non le sia gradito, ma le stimoli in continuazione una voglia sadica, a metà strada tra disprezzo e commiserazione, di sottolineare quanto la condizione di questo esserino sia ridicola e ininteressante, così tanto che perfino i genitori l'hanno rifiutato.

I giorni passano riempiendosi di piccoli e grandi episodi di vita quotidiana, punizioni e angherie, tra cui il tentativo da parte della signora prima di riportare il bambino a casa sua nel distretto dal quale viene, e poi, non essendoci riuscita, di perderselo di proposito tra le dune di una strada che costeggia il mare. Il bambino non reagisce, addirittura non parla. Si guarda semplicemente intorno e raccoglie, quando è possibile, chiodi e cicche di sigaretta per il papà, come probabilmente ha sempre fatto e come ritiene sia utile continuare a fare. Gli adulti per questo lo compiangono o lo prendono in giro, e allora il bambino, provando vergogna per ogni sua azione, a un certo punto scompare, se ne va non riuscendo a sopportare la maniera in cui viene di continuo inappellabilmente giudicato. Ed è a questo punto che la signora che lo aveva in custodia lo rimpiange e lo cerca dappertutto finché non lo ritrova, promettendogli affetto e agio. Il bambino comunque continua a non parlare, e fa bene.
Senza contenere nulla di scabroso né di eclatante, Record of a Tenement Gentleman è uno dei film più duri e categorici della storia del cinema, nel mostrare in quale stato di schiavitù (inutile usare sinonimi e addolcimenti del termine) gli adulti tengano i bambini, solo perché gli uni sono grandi e potenti grazie al denaro e al tempo che li ha resi esperti di sopravvivenza e astuzia, e gli altri invece sono piccoli ed esposti agli umori di chi li possiede, non essendo autosufficienti né liberi cittadini. Il personaggio di Iida Choko rappresenta l'ipocrisia della società, l'incapacità delle persone comuni di avere delicatezza nei confronti delle altrui disgrazie, sostituendo all'apertura per la comprensione e per la comunicazione un guscio impermeabile fatto di disprezzo e superiorità. Nei confronti del bambino, la signora è infatti brava solo a riempirsi la bocca di parole che, anche quando sembrano comprensive, sono in realtà (pre-)giudicanti e dimostrano una certa sbrigativa, squallida tendenza all'egocentrismo e al calcolo utilitaristico. A ogni nuova frase, autorizzata dal solo fatto che è costretta a tenere il bambino in custodia, la signora non fa che spaventarlo e degradarlo, dicendogli per di più, senza averne nessuna prova reale, che suo padre dev'essere certamente un delinquente e uno sconsiderato, visto che lo ha abbandonato di proposito pur essendo facilissimo crescere un ragazzino (così facile che lei non ne è capace...). Il bambino sembra sordo a ogni rimprovero, nel senso che obbedisce agli ordini e tenta di rendersi utile quando gli viene chiesto, ma per il resto non reagisce e non interagisce con nessuno, e anzi quando può volta le spalle agli adulti, come se provasse vergogna per le proprie azioni, che del resto vengono ininterrottamente commentate in termini agghiaccianti. Per esempio c'è questo suo raccogliere cicche e chiodi per il papà carpentiere, cosa alla quale il bambino doveva essere avvezzo da sempre. La signora e la sua amica, su questo semplicissimo atto di abitudine e fedeltà al genitore, costruiscono tutto un odioso discorso su quanto siano poverini e miserabili i bambini del dopoguerra, costretti a raccogliere rifiuti. Il che è sicuramente anche vero, ma non a partire dal bambino che hanno in osservazione. La donna inoltre, anche quando più in là si affeziona al bambino, lo fa in funzione della propria solitudine e della prospettiva di alleviarla con un servetto da coccolare. Lei alimenta dunque una pulsione narcisistica, passando attraverso il bambino come fosse un tramite inanimato, un bambolotto di cui disporre a piacimento; il che è orrendo, ma è anche la maniera, nuda e cruda, in cui molte molte persone intendono l'attenzione, la cura e l'affetto per il prossimo. Molto interessante è il fatto che il bambino per quasi tutto il film non dica una parola. Ozu è stato molto attento a non avvicinarglisi mai troppo, a non filmarlo mai con l'empatia necessaria a evitare allo spettatore di mettersi in gioco e avvicinarsi lui, e non la macchina da presa, a questo piccolo protagonista. Un ragazzino sempre passivo perché testardamente non violento, disperatamente resistente all'ingiustificato rifiuto degli altri, alla continua condanna e al deprezzamento cinico ai quali è sottoposto senza che di lui e della sua storia si sappia, in realtà, fino alla fine del film, niente. Se lo spettatore non segue il film con partecipazione, se lo trova vuoto (essendo praticamente privo di trama), se gli sembra che si dilunghi mostrando il nulla, nessuno lo colpevolizzerà, ma, come se fosse il film a guardare lo spettatore e non il contrario, la disattenzione sarà la prova che chi guarda è della stessa pasta del personaggio di Iida Choko, ossia un individuo grezzo, pigro, impaziente e indifferente, che se anche è dotato di comune buon senso quando si tratta di prendere posizione per gli eventi di cronaca, dimentica poi di applicarlo nelle relazioni con il prossimo, predicando quindi bene e razzolando nel più sterile e nichilistico modo possibile. Visivamente, i meccanismi e i movimenti che tagliano sempre in orizzontale le inquadrature di Record of a Tenement Gentleman sono gli stessi del cinema di bambini iraniano, da Jafar Panahi a, naturalmente, Abbas Kiarostami, sebbene Ozu, molto più mimeticamente, forse chissà, anche a causa del bianco e nero, metta il pubblico di fronte a una disciplina morale molto più assoluta e inconfutabile e dalla quale davvero non si scappa, là dove invece con i registi iraniani molto si perde sulle facce grassocce e in primo piano dei bambini e sul loro impuntarsi, parlando molto, per desideri spesso riconoscibili dal pubblico come capricci (e quindi archiviabili con sollievo e/o fastidio giustificato).
Record of a Tenement Gentleman è il primo film di Ozu dopo l'interruzione durata cinque anni e dovuta alle emergenze della seconda guerra mondiale. Dal 1943 al 1945 era stato mandato dall'esercito a Singapore, e tornato in Giappone aveva trovato che la madre si era trasferita a Noda da sua figlia, dove andò a stare anche lui lasciando definitivamente la capitale. Il quartiere popolare in cui è ambientato Record of a Tenement Gentleman, lo shitamachi di Tokyo in cui Ozu era nato, non esisteva dunque più, raso al suolo dai bombardamenti (e si dovette infatti ricostruirlo in studio). I personaggi del film rappresentano allora i sopravvissuti, individui singoli, o meglio spaiati, rimasti a Tokyo, vicini di casa uniti tra loro da un legame sbrigativo e spartano, ma appunto per questo memore dei legami di una famiglia che però nell'immediato dopoguerra non è più rappresentativa delle principali relazioni interpersonali. Meno radicale di un regista come Shimizu, meno spietato di Kurosawa nel mostrare la disumanizzazione dei bambini randagi di guerra (un esempio eloquente è in One Wonderful Sunday), Ozu comunque firma una presa di posizione politica in favore della pace e della non violenza, denunciando la condizione sfortunata dell'infanzia, concludendo Record of a Tenement Gentleman con una sequenza slegata dal resto del film e quasi documentaria, in cui si vedono bambini vagabondi che nel parco di Ueno si accalcano e trafficano intorno alla statua di Saigo Takamori; senza parole, senza sentenziare, senza condannare e anche senza scioccare, Ozu si limita a mostrare ciò che è, in un momento infelice della storia giapponese. C'è chi trova che Record of A Tenement Gentleman sia una commedia; c'è chi trova che sia un film tremendamente inconcludente e statico. Ma c'è sicuramente anche chi è pronto a vederci non un insegnamento, ma uno spaccato non coercitivo (non didattico cioè) della natura umana e dei suoi vari, diversi modi di attaccamento alla vita. (giugno 2006)

 


paese: Giappone
anno: 1947
regia: Ozu Yasujiro
sceneggiatura: Ozu Yasujiro, Ikeda Tadao
attori: Iida Choko (Tane), Aoki Hohi (Kohei), Ryu Chishu (Tashiro), Kawamura Reikichi (Tamekichi), Ozawa Eitaro (padre di Kohei), Mimura Hideko (Yuki, figlia di Tamekichi), Yoshikawa Mitsuko (Kiku), Sakamoto Takeshi (amministratore del caseggiato)

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