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Ring (1998)

Monday, 10 January 2011 15:56 Stefano Locati Film - Giappone
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ring1_0Semplici geometrie della paura in azione. Due amiche sole in casa, di notte. Misumi racconta a Tomoko una leggenda metropolitana attualmente popolare tra i ragazzi: chi guarda un misterioso video riceve una telefonata che annuncia la morte entro una settimana. Tomoko è spaventata, confessa di aver visto il video e di aver ricevuto la telefonata; sono passati sette giorni... e la morte scende leggera. Reiko, giornalista televisiva e zia della ragazza, inizia a indagare sulla leggenda, scoprendo che ha preso il via nella zona di Izu. Vi si reca, ritrova una videocassetta, la guarda: il telefono inizia a squillare...

Non c'è niente da fare; da qualsiasi parte lo si esamini, Ring rimane un concentrato di paure archetipiche difficilmente sanabili. Per sperare di dominare il terrore bisogna inabissarsi in esso, viverlo sulla propria pelle, esserne contagiati. Solo in questo modo è pensabile sviluppare gli anticorpi necessari per comprendere: ma si tratta di una comprensione pulsionale, istintiva, solo parziale - una comprensione che è un abbandono a un orrore ancora più grande, un'apocalisse ancora al di là da venire, in una spirale al rialzo che si propaga anche oltre la visione. Cieca vendetta e pentimento, rancore isolano ed esoterismo, il passato che si riversa nel presente tramite il futuro (la tecnologia): persi nella società dell'immagine e dello spettacolo, sono proprio i media - televisori, macchine fotografiche, telecamere, telefoni - il tramite di un mondo-altro inconciliabile con logica e salvezza, in grado di distorcere la realtà insinuandosi sottopelle. La fotografia pastosa e satura di toni scuri, le musiche pervasive e inquietanti di Kawai Kenji, i suoni ipnotizzanti e improvvisi, una sceneggiatura circolare raggelante - ogni elemento contribuisce a permeare di sé lo spazio visivo, azzerando ogni prospettiva di fuga. Nakata Hideo confeziona un saggio di latente tensione in forma narrativa; una tensione pronta a sgorgare ad ogni inquadratura dal gioco incrociato di montaggio e messa in scena, in una calma dialettica soggetta a sbalzi improvvisi.
Rilettura dei kaidan eiga in chiave moderna, debitore tanto al romanzo di Suzuki Koji (che comunque è rivisto in più punti, a partire dalla protagonista femminile) quanto alle atmosfere livide e sensuali dei manga orrorifici per ragazze, Ring è una prova cui non ci si può esimere.

 


paese: Giappone
anno: 1998
regia: Nakata Hideo
sceneggiatura: Suzuki Koji, Takahashi Hiroshi
attori: Matsushima Nanako (Asakawa Reiko), Sanada Hiroyuki (Takayama Ryuuji), Nakatana Miki (Takano Mai), Numata Youichi (Yamamura Takashi), Matsushige Yutaka (Yoshino), Muramatsu Katsumi (Kouichi), Ootaka Rikiya (Youichi), Takeuchi Yuuko (Tomoko), Satou Hitomi (Masami), Ban Daisuke (dr. Ikuma), Masako (Shizuko), Inou Rie (Sadako)

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