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Rubber's Lover (1996)

Monday, 10 January 2011 16:18 Stefano Locati Film - Giappone
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rubbers_lover_0Una corporazione sta conducendo esperimenti segreti sul potenziamento dei poteri psichici umani. I soggetti di studio vengono prima imbevuti di una droga detta etere, quindi inguainati in una tuta in lattice e sottoposti all'effetto del Digital Direct Drive, un macchinario gigantesco che emette ultrasuoni. Il tutto secondo il motto: "I poteri psichici si attivano quando l'angoscia mentale supera la barriera del dolore fisico". Le prove sembrano avere successo, ma le cavie risultano altamente instabili, destinate a morte certa. I quadri della corporazione, temendo ripercussioni d'immagine se la notizia venisse alla luce, vogliono chiudere il laboratorio, ma i ricercatori si ribellano, decisi a proseguire ad oltranza gli studi. Rapiscono una dipendente e al contempo sottopongono all'esperimento finale uno degli scienziati, dubbioso sui metodi utilizzati fino a quel momento.

Bianco e nero pulviscolare e ombroso, colonna sonora gremita di rumori e distorsioni, inquadrature slabbrate: Rubber's Lover è un approfondimento e un superamento di 964 Pinocchio (1991), più composto sul versante narrativo, ancora più radicale nell'assaltare i sensi con un profluvio cromatico-sonoro di matrice punk-industriale. Fondendo l'estetica fetish-sadomaso (fatta di dominazione/sottomissione, tute in latex, corde) con i poteri psichici, l'espansione dei livelli percettivi, i trial di laboratorio (una sorta di orgasmo iconologico di macchinari giganti, cavi, computer, fili), Fukui Shozin distrugge la normale percezione dei corpi e dei legami sociali, presentando un universo umano oscuro, sotterraneo, ormai definitivamente imploso nel solipsismo della mente. Come se il primato del mentale sul corporeo dilaghi e distrugga tutto ciò che c'è di fisico, abbattendo confini ritenuti invalicabili. Rubber's Lover è sostanzialmente la messa in scena della distruzione dell'uomo nella sua singolarità e della sua rinascita in forma potenziata, ormai completamente slegata dai limiti fisici e sensoriali. Materiale incandescente, irto di rimandi (e interrogativi), che prospetta un futuro di disgregazione come formula per superare, nel dolore, i vincoli biologici e sociali.
Con all'attivo solo un pugno di produzioni - due allucinatissimi cortometraggi, Gerorisuto (1987) e Caterpillar (1988), e due lungometraggi - Fukui è riuscito a creare una poetica personale e trasversale fatta di carne, plastica, urla, visioni acide e ancora urla. Proveniente dalla scena musicale (ha fatto la gavetta come cameramen per i video di gruppi underground), scoppiatissimo, cervellotico, maniacale, quando si dedica a un nuovo progetto si prende tutto il tempo necessario; il che vuol dire anni e anni di lavoro, considerato che le sue sono produzioni a basso costo, pianificate nell'arco di lunghi periodi, anche a seconda delle esigenze di cast e troupe. Da tempo parla di due nuovi progetti, in fase di realizzazione, ma al momento non hanno ancora visto la luce. Già così il suo cinema - apparentemente solo esploitativo, in realtà tendente alla metafisica applicata a immagini e suoni - resta un esempio emblematico di marginalità oltranzista, discutibile nelle premesse come negli esiti, ma senza dubbio affascinante nella sua prepotente e devastante portata simbolica.

 


paese: Giappone
anno: 1996
regia: Fukui Shozin
sceneggiatura: Fukui Shozin
attori: Nao (Kiku), Kawase Youta (Shimika), Saito Sosuke (Motomiya), Kunihiro Mika (Akari), Ameya Norimizu (Hitotsubashi)

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