Zatoichi 1: The Tale of Zatoichi (1962)

zatoichi_1_0Il ricco Iioka Sukegoro incappa durante un viaggio in un vagabondo cieco, Zatoichi, abilissimo con la spada: ammaliato, lo invita ad andarlo a trovare quando desidera. Zatoichi non se lo fa ripetere e arriva nel paese natale del mecenate, solo per scoprire di essersi invischiato in una guerra tra clan: gli Iioka e i Sasagawa sono infatti due famiglie rivali che si contendono il territorio e i commerci in continue, sanguinose scaramucce. Grazie alla sua arte, acquisita in anni di incessante allenamento, Zatoichi risulta indispensabile per intimorire gli uomini di Shigezou, capo clan dei Sasagawa, e per contrastare la sua guardia del corpo, Hirate, un ronin letale ma decaduto.

Mentre l'aiutante di Zatoichi, Tate, è occupato a risolvere i suoi problemi con le donne e a cercare di convincere la sorella, Tane, a tornare con il poco di buono con cui stava, l'amicizia tra Zatoichi e Hirate si approfondisce, sorretta dal senso dell'onore e dalla comune sensibilità; ma la resa dei conti si avvicina, e i due si trovano relegati su fronti opposti...
La fine degli anni '50 e l'inizio dei '60 sono cruciali per le sorti dell'industria cinematografica giapponese. Da un lato l'avanzata del mercato televisivo, nel quale si posizionano i prodotti più commerciali (su tutti i drammi in costume con eroi di stampo tradizionale), dall'altro una ventata di cambiamento apportata da innovatori quali Ichikawa Kon, Oshima Nagisa o Imamura Shoei. Nel mezzo, a tentare di risollevare gli incassi delle sale, in calo costante per la diffusione del televisore, si apre una parentesi di sperimentazione narrativa e riconfigurazione dei contenuti: (anti)eroe di questo processo è senza dubbio Zatoichi, farabutto dal cuore d'oro che vive sul lato oscuro della strada, nuova icona capace di mediare tra gli istinti d'evasione dalle regole dei giapponesi e un sempre maggior desiderio di rivalsa sociale. Zatoichi è infatti un malvivente che non disdegna il gioco d'azzardo e gli inganni, ma provvisto al contempo di un saldo sguardo etico-popolare che non fa distinzioni tra classi o poteri, giudicando tutti con egual metro. Personaggio di certo ammaliante, nemesi border-line del Sanjuro immortalato da Mifune Toshiro solo pochi mesi prima in Yojimbo (da noi La sfida del samurai): merito del risalto guadagnato sul campo è senza dubbio di Katsu Shintaro (Katsu-shin per i numerosi fan), in grado di modellarne la personalità di film in film, aggiungendo sfumature sempre nuove. Una caratterizzazione composta da gesti semplici - la fronte corrugata, i modi posati, le labbra perennemente imbronciate, quell'aria spaesata che gli permette di tenere sibillinamente sotto controllo la situazione - che riesce subito a rapire lo spettatore; sorta di outsider triste, vincolato però a un codice d'onore prometeico, Zatoichi diventa uno dei possibili simboli di ritrovata identità nazionale - misto di schietto cinismo e fratellanza tra disagiati. Non è un caso che The Tale of Zatoichi - Zatoichi Monogatari - riscuota un immediato successo, tanto da cogliere in contropiede la stessa Daiei; è la nascita di una serie che terrà banco per almeno due decenni, con 25 seguiti e una serie televisiva che comprende decine di episodi.
Il capostipite, nelle sue imperfezioni - con situazioni e personaggi in fieri, non ancora completamente sviluppati - è comunque un sensuale diorama di trattenuto vigore, capace di trascinare (l'amicizia tra i due spadaccini) come commuovere (le vicende che ruotano attorno a Tane), con risvolti inaspettatamente amari.

 


paese: Giappone
anno: 1962
regia: Misumi Kenji
sceneggiatura: Inuzuka Minoru, Shimozawa Kan
attori: Katsu Shintaro (Zatoichi), Amachi Shigeru (Hirate), Banri Masayo (Tane), Minami Michio (Tate), Shimada Ryuzo (Shigezou), Yanagi Eijiro (Sukegoro), Matemura Hajime (Hanji), Yamaji Yoshito